Dall'intransigenza tattica alle risposte a tono alle critiche: cosa c'è dietro alle parole di Ruben Amorim in conferenza stampa alla vigilia di Lazio-Milan
La telefonata di Amorim, la responsabilità del post-Leão e l'amore dei tifosi: Milan, parla Hutchinson
Nel pomeriggio, al centro sportivo di Milanello è andata in scena la conferenza stampa di Ruben Amorim alla vigilia del match contro la Lazio. Il confronto tra l'allenatore del Milan e la stampa è stato più acceso del previsto. Tra risposte a tono e indicazioni tattiche, le parole del tecnico portoghese hanno lasciato tre indizi chiari sui suoi metodi di lavoro.
Nessun timore reverenziale
Dopo la prestazione contro la Juventus, alcuni giornalisti hanno iniziato a sferrare le prime critiche ad Amorim. Ad accendere la scintilla è stata la domanda di Michael Cuomo di 'Telelombardia' (poi intervistato da PianetaMilan), che ha incalzato il tecnico con un paragone - forzato - tra Milan e Como:"Io e Fabregas siamo allenatori diversi, con passati diversi e in squadre diverse. Cardinale non mi ha mai detto che è quella l'ispirazione. Me lo avrebbe dovuto dire fosse stato così, lo scopro oggi. Se volete che il Milan giochi come il Como dovete prendere l'allenatore del Como, siamo troppo diversi. Ho il mio stile, la mia identità. Allenare il Milan è difficile, è difficile anche il Como, ma sono diversi. Io non sto pensando di giocare come loro, sto pensando a come voglio che il Milan giochi. Senza offesa, siete tutti simpatici, ma non mi piace parlare in conferenza, mi piace studiare la parte tattica. Ho il mio modo di giocare, capisco che vi piaccia il Como, ma ho la mia identità. Giocheremo diversamente, a fine stagione e alla fine di diverse stagioni vedremo chi ha avuto la meglio".
Nessuna paura di fronte alla stampa, nonostante si trattasse più di attacchi velati che di critiche feroci. Ai tempi del Manchester United, Amorim si è preso spesso la scena in conferenza stampa con sfoghi che hanno fatto il giro dell'Inghilterra: "Siamo la squadra più scarsa nella storia dello United", disse dopo una sconfitta in casa contro il Brighton. L'eliminazione dalla Carabao Cup per mano di una squadra di quarta serie lo portò a dire: "A volte odio i miei giocatori e vorrei andarmene". Un segnale chiaro per l'ambiente rossonero: con Amorim la diplomazia passa in secondo piano
Idee non negoziabili
Oltre alle polemiche, Amorim ha fornito anche diversi spunti tattici interessanti:"Stiamo imparando a conoscerci. Vogliamo vincere e imparare la miglior posizione dei giocatori allo stesso momento. Sto cercando il miglior ruolo di ogni calciatore, per capire chi può giocare da un lato e chi dall'altro. Al momento capisco le critiche, ma se vogliamo giocare in un certo modo bisogna usare più giocatori. Non voglio che con un giocatore diverso cambi la nostra idea di calcio. Sto cercando il miglior ruolo per ognuno in ogni posizione. Certo, vogliamo vincere, ma la cosa più importante è trovare la giusta collocazione. Per questo sto facendo tanti cambi. Tutti devono essere pronti a giocare, ci sono tante partite. Serve che non cambi il rendimento a prescindere da chi gioca".
Non è Amorim che si adatta ai giocatori a disposizione: sono i giocatori che si adattano al sistema di gioco di Amorim. Ecco perché nel corso degli allenamenti stiamo vedendo Diego Moreira provato sia a destra che a sinistra. Ecco perché Rabiot a volte gioca come trequartista e altre come mediano. Il tecnico portoghese spiegava così ai media inglesi la sua devozione al 3-4-2-1: "Nessuno potrà mai convincermi a cambiare modulo, neanche se me lo chiedesse il papa in persona". Più chiaro di così...
Milan, Amorim ridimensiona il caso Pulisic
Impossibile non parlare del caso Pulisic, che negli ultimi giorni ha dominato la cronaca tra infortunio, rinnovo e voci di mercato. Lo statunitense non è ancora sceso in campo nella stagione 2026/2027 a causa di alcuni strascichi fisici che si porta dietro dai Mondiali. Tra i tifosi c'è chi sospetta che il contratto in scadenza a giugno 2027 possa aver influito nelle scelte di Amorim, ma le sue parole chiariscono ogni dubbio:"Pensavo di far giocare Pulisic con la Juventus in corso. Mi piace e domani giocherà, almeno qualche minuto. Gli dà fastidio non aver giocato e mi piace che i giocatori siano così, che abbiano voglia e siano insoddisfatti. Ha avuto un infortunio, poi è tornato e ha avuto anche un altro piccolo scontro, poi un piccolo problema. Anche il più forte del mondo, non lo metto se non sta bene, al posto di chi ha reso bene in allenamento. Questi sono i miei principi. Per me è importante e penso sia un ottimo giocatore. Importantissimo per noi, avremo tantissime partite, giocherà tanto. Ma bisogna capire il contesto, la mia storia, per capire certe scelte".
Con queste dichiarazioni, Amorim circoscrive l'esclusione di Pulisic ad una mera scelta tecnica dettata dai recenti problemi fisici. Ad influire è stato senza dubbio anche il rendimento di Alphadjo Cisse, con cui l'americano si giocherà il posto per tutta la stagione.
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