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Confronto tra Glasner, Jaissle e Hoeness: i ‘figli’ di Rangnick che potrebbero cambiare il Milan

Il confronto tra Oliver Glasner, Matthias Jaissle e Sebastian Hoeness, allenatori accostati alla panchina del Milan
Analisi e confronto tattico tra Oliver Glasner, Matthias Jaissle e Sebastian Hoeness, i tre candidati di Ralf Rangnick per la panchina del Milan. Moduli, pressing e differenze nel nostro approfondimento sugli allenatori accostati al Diavolo
Daniele Triolo Redattore 

Il casting per la panchina del Milan in vista della stagione 2026-2027 ruota attorno alla filosofia calcistica di Ralf Rangnick. Il manager tedesco - che potrebbe diventare presto il nuovo direttore tecnico del club di Via Aldo Rossi - ha messo sul tavolo, nel ruolo di capo allenatore, tre profili cresciuti o transitati nella galassia Red Bull.


Sebbene condividano la matrice comune dell'intensità e del recupero palla immediato, i tre tecnici presentano profonde differenze nell'interpretazione dei moduli e nello sviluppo della fase offensiva.

I tre profili a confronto: moduli e princìpi chiave

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Per capire quale allenatore si adatterebbe meglio alla rosa attuale del Milan, è necessario analizzare la loro disposizione in campo e la gestione del possesso palla:

AllenatoreModulo principaleFase di possessoFase di non possesso
Oliver Glasner3-4-2-1 / 3-4-3Verticalizzazioni immediate, attacco della profondità con i trequartisti.Gegenpressing feroce, blocco medio-alto, grande densità centrale.
Matthias Jaissle4-3-1-2 / 4-3-3Ampiezza flessibile, inserimenti delle mezzali, gioco associativo.Pressing ultra-aggressivo orientato sull'uomo, baricentro altissimo.
Sebastian Hoeness4-2-3-1Costruzione dal basso elaborata, terzini che stringono in cabina di regia.Riconquista rapida e transizioni veloci, linea difensiva molto alta.

1. Oliver Glasner: il pragmatismo verticale della difesa a tre

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Oliver Glasner è il tecnico più esperto e pragmatico del trio. Vincitore dell'Europa League nel 2022 con l'Eintracht Francoforte e reduce dall'esperienza al Crystal Palace, con cui ha vinto F.A. Cup, Community Shield e Conference League tra il 2025 e il 2026, l'austriaco predilige la difesa a tre (3-4-2-1). Il suo gioco non si perde in lunghi fraseggi. L'obiettivo è riconquistare la sfera a centrocampo tramite un feroce Gegenpressing (da scuola Rangnick) e verticalizzare immediatamente per le punte.

Nel Milan, questo modulo si adatterebbe bene alle caratteristiche dei giocatori in rosa (Alexis Saelemaekers, Zachary Athekame, Davide Bartesaghi e Pervis Estupiñán), che già hanno giocato da esterni a tutta fascia con Massimiliano Allegri. Ma richiede difensori centrali molto aggressivi nell'anticipo. Caratteristica che nel Milan ha soltanto Strahinja Pavlović. Rispetto all'idea iniziale "alla Cesc Fàbregas" basata sul controllo del ritmo, Glasner è un tecnico di pura rottura e transizione.

2. Matthias Jaissle: l'estremismo del pressing della scuola Salisburgo

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Classe 1988, Matthias Jaissle rappresenta l'identikit del tecnico giovane e innovativo. Dopo i successi in Austria con il Salisburgo (2 titoli della Bundesliga austriaca) e l'esperienza in Arabia Saudita all'Al-Ahli (impreziosita da una Supercoppa Saudita e due Champions League asiatiche), Jaissle applica i canoni più puri della scuola Red Bull. Il suo credo si basa su un pressing asfissiante a tutto campo, volto a soffocare la costruzione avversaria fin dall'area di rigore avversaria.

In fase offensiva adora l'utilizzo del trequartista dietro le due punte o, in alternativa, a seconda dei giocatori in organico, lo sviluppo di un 4-3-3 molto dinamico, dove le mezzali hanno licenza di inserimento costante. È un profilo che richiede una tenuta atletica straripante. Ideale per una rosa giovane ma rischioso, forse, per la gestione delle energie su più competizioni. E il Milan nella stagione 2026-2027 giocherà anche in Europa League.

3. Sebastian Hoeness: il controllo del gioco e la valorizzazione del talento

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Sebastian Hoeness, tecnico dello Stoccarda (vincitore della Coppa di Germania 2025 e specialista in qualificazioni Champions), è forse il profilo che più si avvicina alle esigenze di un Milan tecnico e qualitativo. Il suo 4-2-3-1 è un sistema fluido basato sul possesso palla e sulla costruzione esasperata dal basso.

La vera particolarità del gioco di Hoeness risiede nei terzini, che stringono dentro il campo per fare i registi aggiunti, permettendo alle ali di accentrarsi e dialogare nello stretto. È la traccia tattica che valorizzerebbe al meglio giocatori di inventiva come Christian Pulisic o Rafael Leão (qualora rimanesse), unendo l'intensità tedesca al culto del gioco di posizione. Anche Christopher Nkunku, nel ruolo di esterno sinistro al posto di Leão o di trequartista dietro la prima punta, potrebbe risultare devastante con Hoeness.

Conclusioni: qual è l'innesto ideale per il Milan?

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Se la proprietà RedBird cerca una rottura totale con il passato e un'identità prettamente fisica, Jaissle e Glasner sono le scelte più logiche. Se invece l'obiettivo è preservare la qualità del palleggio della rosa attuale, evolvendo però l'intensità in fase di non possesso, Sebastian Hoeness rappresenta il compromesso più moderno ed europeo per raccogliere l'eredità di Massimiliano Allegri ed avvicinarsi all'idea iniziale professata dal proprietario di Gerry Cardinale, quella di un allenatore vicino - per stile di gioco - a Cesc Fàbregas del Como.