PIANETAMILAN news milan ultime notizie Le lacrime di Tare ci hanno colpito: dal Milan il solito addio freddo e ingrato

ULTIME MILAN NEWS

Le lacrime di Tare ci hanno colpito: dal Milan il solito addio freddo e ingrato

L'addio al Milan di Tare, commosso e fra le lacrime all'uscita da Casa Milan
Un altro cuore rossonero lascia il Milan tra le lacrime. La commozione di Tare ci ha colpito, malgrado i dubbi sul mercato e gli errori commessi, il rendimento della squadra e il piazzamento finale. Ecco perchè
Matteo Ronchetti
Matteo Ronchetti Direttore responsabile 

Le immagini di Igli Tare che varca la soglia di Casa Milan per l'ultima volta, visibilmente commosso, stringendo tra le mani una maglia rossonera incorniciata, lasciano il segno. È una scena che colpisce, scuote e fa riflettere. Al di là dei verdetti del campo e delle sentenze insindacabili del calciomercato, c'è un aspetto umano che la Curva e i tifosi hanno voluto subito intercettare, tributandogli vicinanza e riconoscenza con uno striscione esplicito. A Tare, in questo anno di intense e logoranti dinamiche interne, l'ambiente milanista ha riconosciuto l'unica moneta che non si può svalutare: la passione e l'attaccamento viscerale alla causa. Certo, gli errori ci sono stati e negarli sarebbe intellettualmente disonesto. Ma ridurre il fallimento di una stagione alla sola figura del direttore sportivo albanese sarebbe una mezza verità.

Il peso dei milioni e le scommesse perse

—  

A pesare come un macigno sulla sua testa, e a fungere da leva perfetta per la proprietà per decretarne il licenziamento, sono state le operazioni economicamente più onerose della scorsa estate:


Ardon Jashari: Un investimento pesante, difeso a lungo ma che sul campo ha faticato a trovare ritmo e leadership, lasciando la critica e la dirigenza perplesse.

Christopher Nkunku: Un colpo da quasi 40 milioni di euro arrivato nelle ultime battute di agosto. Un acquisto di lusso, spacciato ostinatamente per centravanti, che non ha mai reso secondo le aspettative, e sulla cui reale "paternità" esclusiva, all'interno di un'area tecnica intasata, continuiamo a nutrire forti dubbi.

Due colpi da circa 80 milioni complessivi che non hanno girato. Nel calcio, quando spendi queste cifre e non centri la qualificazione in Champions League, il conto arriva sempre al direttore sportivo.

Un raggio d'azione limitato: i paradossi del mercato

—  

Ma quanto ha potuto davvero agire a mano libera Igli Tare? Poco, pochissimo, fin dal primo giorno. La sua è stata una gestione costantemente imbrigliata da paletti societari e scelte piovute dall'alto:

Il caso Samuele Ricci: Al suo arrivo a Milano, Tare ha trovato il centrocampista ex Torino già bloccato e acquistato a gennaio dal CEO Giorgio Furlani sotto la solita regia dell'agente Busardò. Un'operazione non cercata da Tare e, ironia della sorte, nemmeno gradita da Massimiliano Allegri.

Il paradosso di gennaio: Nel mercato di riparazione invernale, Tare si muove al risparmio estremo bloccando Niclas Füllkrug a parametro zero a causa della cronica mancanza di budget. Pochi giorni dopo, assiste al tentativo (poi sfumato) di Furlani di piazzare un colpo da 30 milioni di euro per Jean-Philippe Mateta. Due visioni opposte, due anime nello stesso club che fotografano perfettamente le difficoltà operative in cui l'albanese si è trovato a navigare.

Milanello: il regno in cui la proprietà era bandita

—  

Se in via Aldo Rossi le dinamiche erano complesse, a Milanello la musica era diversa. Quello era il regno di Tare. Un recinto sacro in cui il dirigente ha saputo fare scudo, vietando quasi fisicamente l'ingresso e le invasioni di campo a una proprietà percepita come distante. Lì dentro, Tare ha convinto tutti, entrando in totale empatia con lo spogliatoio. Chiedere per conferma a Mike Maignan, che proprio grazie alla mediazione quotidiana e al carisma dell'ormai ex DS aveva aperto in modo convinto ai dialoghi per il rinnovo di contratto.

Il "cuore di pietra" di RedBird

—  

Ora le strade si separano, e l'amarezza resta tanta. Il Milan saluta un altro dirigente che ha dato l'anima, ricevendo in cambio la solita, fredda gratitudine aziendale. Tare paga l'alleanza mai nascosta con Allegri e, soprattutto, un feeling mai sbocciato con Zlatan Ibrahimović. Nonostante le premesse e le radici balcaniche comuni che sembravano poter favorire un'intesa, le visioni sulla gestione del club si sono rivelate inconciliabili.

L'addio si è consumato attraverso il solito comunicato stampa algido e burocratico. D'altronde, questa proprietà statunitense ha dimostrato di avere un cuore di pietra già in passato, quando liquidò senza troppi complimenti Paolo Maldini.

Oggi, però, a fare la differenza sono i sentimenti del popolo rossonero. Nonostante un'annata disastrosa, nonostante gli errori di mercato e i cortocircuiti societari, il tifoso del Milan sa distinguere chi lavora per la poltrona da chi ci mette la faccia e il cuore. Grazie di tutto per l'impegno e la dedizione. Ciao Igli, cuore rossonero.