Intervistato dai microfoni de 'Il Corriere della Sera', l'ex portiere rossonero Claudio Mantovani ha voluto riavvolgere il nastro al '66, parlando di un Milan-Lazio piuttosto caotico
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Nel giorno della sfida dell'Olimpico c'è anche chi ti riavvolge il nastro e va indietro nel tempo, rispolverando un capitolo buio della storia del nostro calcio. Ai microfoni del 'Corriere della Sera', l'ex portiere rossonero Claudio Mantovani è voluto tornare al 16 ottobre del 1966, giorno di un caotico Milan-Lazio terminato 2-2, un match entrato negli annali non solo per il risultato ma per un finale assurdo.
Milan, il ricordo di Mantovani
Dopo la rete del 2-1 firmata da Rivera, l'arbitro Angonese mandò tutti negli spogliatoi con un minuto e mezzo di anticipo. L'errore, tuttavia, durò pochissimo tempo: il tecnico biancoceleste Mannocci protestò spingendo l'arbitro a ricontrollare il cronometro e ad ammettere lo sbaglio, difatti mancavano ancora ben 3 minuti al 90esimo:«Rivera aveva appena segnato il gol del due a uno per noi. Un minuto e mezzo dopo l’arbitro Angonese fischiò la fine. L’allenatore della Lazio Mannocci corse dall’arbitro e gli fece notare che aveva fischiato la fine con tre minuti di anticipo. Angonese controllò il cronometro e disse: ha ragione torniamo in campo. Ci fu il marasma. Alcuni giocatori come Carosi e Morrone, erano già sotto la doccia, altri non si trovavano più. Ci sono voluti minuti e minuti per recuperare tutti. Una cosa assurda mai successa sui campi di calcio. Al rientro, su cross del laziale Carosi mi sbucò da sotto il naso Bagatti, che aveva segnato anche il primo gol, e pareggiò: 2-2. Una beffa tremenda, non ci volevo credere…».
Il triplice fischio fatto in anticipo trasformò la frustrazione di tifosi in una vera e propria guerriglia, segnando una delle pagine più buie sia per l'ordine pubblico che per il nostro calcio. Due persone riuscirono a fare invasione di campo aggredendo l'arbitro, il pullman della Lazio e la vettura del direttore di gara furono perseguitati una fitta sassaiola fuori dallo stadio e, per disperdere i disordini inoltre, le forze dell'ordine furono costrette a caricare la folla e ad azionare dei lacrimogeni, contando diversi arresti e feriti:
«L’arbitro fu aggredito da due facinorosi entrati in campo, il pullman della Lazio e l’auto di Angonese furono prese a sassate, per fermare la rivolta la polizia fu costretta a caricare e a lanciare lacrimogeni. Ci furono arresti e feriti. Fu la prima volta che San Siro venne messo a ferro e fuoco».
Nonostante il Milan schierasse in campo campioni del calibro di Rivera e Trapattoni, l'epoca era tutt'altro che rosea. La società infatti lottava con dei problemi finanziari e continui cambi in panchina. Eppure, come ricorda Mantovani, proprio tra quelle difficoltà si stavano gettando le fondamenta del Milan di Nereo Rocco, capace anni dopo di salire sul tetto del mondo vincendo tutto:
«Il Milan aveva grandi nome come Rivera, Schnellinger e Trapattoni? Si, ma furono anni difficili. Una proprietà finita in bancarotta, tanti allenatori cambiati, una classifica povera. Quella però fu l’ossatura del Milan di Rocco che vinse poi tutto nel mondo».
Guardando con gli occhi alla sfida odierna tra i biancocelesti e i rossoneri, l'ex portiere ha voluto spendere alcune parole di stima anche per Mike Maignan, portiere francese arrivato dopo l'addio di Gianluigi Donnarumma:
«Maignan? È uno dei migliori del mondo. Sono contento che sia rimasto. Per oggi vedo un pareggio. Ma solo se fischiano la fine con tre minuti di anticipo…».
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