Filippo Galli, ex difensore rossonero, parla del mercato estivo del Milan e delle contestazioni contro la proprietà delle ultime stagioni

- Milano
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Intervenuto sulle frequenze di 'Radio Sportiva', Filippo Galli si è espresso su alcuni temi caldi in casa Milan. L'ex difensore italiano, che ha vestito la maglia rossonera tra il 1983 e il 1996, ha commentato il mercato estivo del Diavolo e le contestazioni che hanno segnato le ultime stagioni.

Milan, le parole di Galli

Secondo Galli, il Milan avrebbe potuto fare qualcosa in più nella finestra di trasferimenti estiva:
"Sul mercato qualcosa è mancato, inutile nasconderlo. Forse serviva un altro difensore centrale, pur con il reintegro di Tomori, oppure un innesto a centrocampo. Davanti invece siamo a posto così: la scelta di non prendere un'altra punta è corretta perché permette di fare spazio a Camarda. Alla fine sono arrivati giocatori di qualità. L'augurio è che questo valore si veda presto anche sul terreno di gioco".
Filippo Galli, ex difensore del Milan

Il mercato estivo del Milan

Questi i cinque giocatori acquistati dal Milan in estate con squadra di provenienza e prezzo:
  • Gonçalo Ramos: Paris Saint-Germain, 74 milioni più bonus.
  • Mario Gila: Lazio, 25 milioni più 5 di bonus.
  • Diego Moreira: Strasburgo, 45 milioni più 20 di bonus.
  • Omari Hutchinson: Nottingham Forest, prestito oneroso a 4 milioni con diritto di riscatto fissato a 40.
  • Sankhoun Diawara: Troyes, 3 milioni più bonus.

Sulle contestazioni

Il passato recente del Milan sono state segnate da contestazioni sempre più frequenti. Il culmine è arrivato nelle ultime due gare casalinghe della scorsa stagione, quando la Curva Sud ha composto la scritta "GF Out" (in riferimento a Giorgio Furlani) con i led dei cellulari e intonato a gran voce cori contro Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e Paolo Scaroni. Galli ha commentato in questo modo le proteste del popolo rossonero:
"Ognuno vive la passione per la propria squadra come vuole. Però credo che protestare ad oltranza non serva a niente. Di certo non aiuta i giocatori, che quando scendono in campo hanno bisogno del supporto dei tifosi. Si può discutere finché si vuole sulle scelte della della proprietà, ma alla fine in campo ci vanno i giocatori. Se uno vuole davvero portare avanti una protesta radicale, allora non va proprio allo stadio. Altrimenti anche il discorso economico della contestazione perde di senso. Il tifoso deve sostenere la squadra, punto".

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