Dalla periferia di Treviso alla maglia del Milan: l'ascesa di Cisse raccontata da Dalla Costa
- Milano
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La storia di Alphadjo Cisse parte da lontano, ben prima che le luci e i riflettori della serie A si girassero tutti su di lui. Ad accorgersi per primo del potenziale del giovane talento italiano è stato Fabio Dalla Costa, intervenuto ai microfoni di Mondo Primavera, figura chiave e per oltre un decennio alla guida del vivaio del Giorgione Calcio 2000 grazie a una capillare rete di osservatori nel territorio. L'ex dirigente ha voluto ripercorrere alcuni aneddoti extra campo e gli aspetti tecnici che descrivono le qualità del giovane calciatore del Milan.
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Milan, le parole di Dalla Costa su Cisse
In primis, Dalla Costa ha voluto iniziare a parlare del suo esordio nel mondo del calcio, riferendo di averlo trovato in una storica squadra parrocchiale di Treviso e ad averlo inserito al primo anno negli esordienti, per poi cederlo successivamente al Verona.
“L’ho preso da una società parrocchiale storica nei dintorni di Treviso che si chiamava Indomita e l’ho inserito nel gruppo primo anno Esordienti nella SS2017/18 e ceduto da Giovanissimo all’Hellas Verona a fine SS2019/20. Mi era stato segnalato dalla nostra rete scouting che coordinavo essendo alla direzione del SG del Giorgione Calcio 2000 dalla SS2010/11 sino alla SS2022/23”.
Fin dai primi tocchi sul terreno verde Cisse ha dimostrato una naturalezza molto disarmante. Nonostante il carattere alquanto riservato per un bambino della sua età, la visione di gioco e l'intelligenza erano già quelle di un vero e proprio veterano:
“Sarei presuntuoso a dire “si, si vedeva che era un fenomeno” era un esordiente quindi con futuro ruolo/prospettiva tutta da definire, però faceva cose che parevano normali ma che per altri compagni erano impensabili.Alpha era timido un po’ introverso ma in campo era attento, sul pezzo, aveva capacità fuori dal comune di capire cosa doveva fare prima che il pallone arrivasse, le stesse caratteristiche che ha mantenuto a Verona, Catanzaro e Milan”.
“Fisicamente e conoscendo i genitori era palese che emergesse, tecnicamente faceva altro sport rispetto agli altri, avevo un dubbio sulla personalità in quanto rideva poco, pareva non divertirsi ma evidentemente si camuffava sapientemente!”
Il fattore pressione al Giorgione è stato un tema molto delicato: il giovane, infatti, è riuscito a crescere senza bruciare il suo talento, cosa che, al giorno d'oggi, non è del tutto scontata:
"Per le tre stagioni fatte assieme al Giorgione non era concepibile mettere pressione, questo sicuramente lo ha aiutato, ma dentro aveva cose che altri non avevano. Quindi era favorito perché era umile faceva tutto con semplicità”.
Ma durante i tempi delle giovanili, com'era l'approccio che il giovane aveva durante le varie sessioni d'allenamento? La risposta di Dalla Cosa non è tardata ad arrivare (è ha confermato nuovamente quello che fa al Milan)
“Serio, pacato, introverso, apparentemente mai un’uscita fuori luogo. La mamma non ci ha mai chiamati per la scuola o delle uscite fuori dal percorso. Era un ragazzo normale che aveva obbiettivo il calcio senza dimenticare i libri, poi sì, c’era la classica frase “può fare di più”. Gli amici che aveva allora li ha ancora oggi, cosa non secondaria e non scontata. L'approccio agli allenamenti? Sempre sul pezzo anche nel cambio di ruolo; nello stesso, curioso di apprendere”.
L'inizio dell'avventura il Milan è stato a dir poco travolgente:due reti nelle prime tre partite in Serie A, un impatto maturo favorito da una combinazione perfetta di spensieratezza, talento e un contesto tattico idoneo sotto la guida di Amorim. Le parole di Dalla Costa hanno voluto toccare anche la posizione che aveva al Giorgione, riferendo di aver sempre auto questo senso del gol:
“La sua umilità, il fare le cose come al campetto di casa, pensare prima degli altri su cosa fare quando ti arriva la palla… Sì, ti fanno pensare che c’era da aspettarselo, poi c’è il classico allineamento dei pianeti: lui spensierato, mister Amorim che gioca con un modulo adatto, qualche infortunio di qualche compagno e Alpha senza pressione. E poi c’è l’annata 2006 come Antonelli non sarà un caso….. Il ruolo che ha ora è lo stesso che aveva al Giorgione, non disdegnava comunque altri ruoli. Il senso del gol? Lo ha nelle corde da sempre!”
Il momento del salto verso il calcio professionistico stato naturale coronamento di un percorso di crescita sorprendente per la dirigenza del George ohne non si è trattato di una cessione con gli altri ma te la certezza di affidare le mani giusto un giocatore destinato ai grandi palcoscenici:
“Personalmente nella mia gestione Giorgione ne ho ceduti circa 80 a club professionistici, ma posso dire che quanto me lo ha chiesto Margiotta (RSG Hellas ora a Roma e mio caro amico), avevo già capito che allora trattavasi di “metallo prezioso”.
L'impatto con la nuova realtà giovanile a Verona ha richiesto un fisiologico periodo di adattamento, complici anche le varie trasformazioni fisiche tipiche del periodo dell'adolescenza. Superati i primi ostacoli l'ascesa di Cisse è diventata inarrestabile:
“Dopo il primo anno in cui lo sentivo giù con qualche acciacco fisico dovuto alla crescita e poco felice pur non essendo così lontano da casa, qualche dubbio rimaneva. Poi dal secondo anno e vedendolo sempre titolare e Massimo Margiotta che me ne parlava bene, realizzai che il sogno poteva divenire realtà. Poi il debutto con mister Baroni e il primo gol a Catanzaro certificarono il disegno di un futuro da Top”.
Le qualità mostrate sul campo fa aumentare degli scenari ambiziosi per quanto riguarda il futuro. Mantenendo la stessa etica del lavoro e la protezione da varie distrazioni, il potenziale di Cisse gli permette di puntare all'Elite del calcio mondiale:
“Nessuno ha la sfera di cristallo ma se Dio gli darà salute e lui continuerà a non essere influenzato da fattori esterni può ambire ad arrivare tra i primi 10 giocatori in Europa 2006 ed atterrare al campionato più importante al mondo, la Premier League, dove so andrebbe di corsa (e chi non lo farebbe)!”
Il percorso di Cisse rappresenta il punto più alto del lavoro svolto nel vivaio di Castelfranco Veneto, una struttura eccellente la cui storia recente è stata purtroppo segnata da profondi cambiamenti che ne hanno alterato la continuità:
“Purtroppo per colpa di fattori esterni e di governance il Settore Giovanile del Giorgione Calcio 2000 non esiste più: è stato disperso in meno di due stagioni dal mio “esonero”. Ora sono a Treviso con altre prospettive di crescita”.
La parabola sportiva di Cisse diventa così un vero e proprio manifesto per tutti gli atleti che si stanno formando, un insegnamento che va oltre i confini della disciplina tattica per poi trasformarsi in una regola di vita quotidiana applicabile sia in campo che fuori:
“A prescindere dalla maglia che indossi: crederci sempre, con mentalità ed atteggiamento si può andare lontani e questo a prescindere si parli di sport, di lavoro o scuola. D’altra parte se vuoi qualcosa che non hai mai avuto devi fare cose che non hai mai fatto è storia”.
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