Fabio Capello, ex dirigente-allenatore del Milan, ha inaugurato oggi su FoxSports la serie di speciali "Collezione Capello": si comincia con "Il Mio Milan"
LA VITTORIA IN CHAMPIONS
Poi Rijkaard volle andar via, arrivò Desailly, Savicevic, Boban... Ci fu grande avvicendamento al secondo anno. In quel periodo vincemmo 10 partite consecutive in Champions, che allora era ad eliminazione diretta, ed arrivammo in finale: non c'era tempo di recuperare. In finale col Marsiglia, Boly segnò subito. Perdemmo la finale, dopo 10 vittorie consecutive. L'anno dopo rigiocammo la Champions e arrivammo di nuovo in finale, contro il Barcellona. Fu una partita preparata alla perfezione, studiata. C'erano molti giocatori eccezionali, convinti come Crujiff di batterci agilmente, tanto che l'ultimo loro allenamento fu ridicolo, con Crujiff sdraiato in campo col pallone sulla testa. Come nasce la vittoria? Da un amichevole contro la Fiorentina: avevamo Costacurta e Baresi squalificati. Misi Galli e Desailly centrali: perdemmo malamente, ma ai giornalisti dissi di essere tranquillo, perché avevo capito di dover mettere Maldini e Galli centrali, con Panucci a sinistra.
La formazione era la seguente: Rossi; Tassotti, Galli, Maldini, Panucci; Boban, Albertini, Desailly, Donadoni; Savicevic; Massaro (4-4-1-1, ndr). Marcammo il Barcellona a uomo, lasciando libero Ferrer, che su 10 palloni, 9 ce li regalava. Quando entravamo in possesso di palla, fummo bravissimi a ripartire e attaccare. Massaro, Savicevic, Donaedoni e Boban, furono perfetti: a turno uno di loro rimaneva bloccato con Albertini e Desailly. Mi ricordo il gol più bello, quello di Savicevic. Il pallonetto che soprese Zubizzareta...
Tutti mi chiesero perché non avevo esultato: non ho mai esultato per il gol, perché credo che sia il risultato di un lungo lavoro collettivo. Quella partita fu particolare, perché i loro giocatori in qualsiasi momento potevano recuperare il risultato. Sul 4-0, però, non potevo più trattenermi, mancava poco tempo e ci abbracciammo tutti. Ricordo che fu la vera festa per Berlusconi, perché allo stesso momento ricevette la fiducia come Premier in Italia.
C'è una cosa che è rimasta impressa, che fa capire che la gente si abitua a vincere, ma non noi giocatori: il mattino dopo, a Malpensa c'erano solo 200 persone, non una marea. I tifosi, però si stavano abituando a vincere.
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