“È una gioia incredibile. Sono qui da due stagioni, non mi aspettavo che in così poco tempo arrivassimo in Europa. Siamo orgogliosi: la Premier è il miglior campionato del mondo, è impressionante arrivare davanti a grandi club come Chelsea, Tottenham o Newcastle”.
La grande gestione della stagione tra l'uscita di Iraola e l'arrivo di Rose
—“È stato possibile solo perché Andoni Iraola non è solo un grande allenatore ma una persona di un altro mondo, di umiltà, con senso di responsabilità per il club. Non ha il minimo egoismo, senza di lui questo passaggio non sarebbe stato possibile”.
Sul pensiero di poterlo rimpiazzare
—“Internamente non abbiamo mai parlato di altri allenatori, perché volevamo fare di tutto per tenerlo. Quando Andoni ci ha fatto capire che era dell’idea di non continuare, ci siamo confrontati col nostro dipartimento di scouting degli allenatori e abbiamo cercato profili giusti per il nostro progetto, modo di giocare e quello che vogliamo fare nei prossimi anni. È emerso Marco Rose, di cui Andoni tra l’altro in passato aveva parlato. Solo con due persone umanamente fantastiche è stato possibile gestire le cose così. Come l’annuncio del cambio: sapevamo che i giocatori vogliono bene ad Andoni, volevano continuasse, ma allo stesso tempo pensavamo che lasciarli col dubbio sarebbe stato peggio. Dopo l’annuncio del suo addio a fine stagione, in squadra si è creata l’idea di giocare per lui”.
Sul sesto posto dopo le cessioni di Kerkez, Huijsen e Semenyo
—“La prima cosa è l’allenatore. Andoni è stato impressionante in tutto questo. È un uomo che trasforma ogni difficoltà, ogni problema in una sfida da vincere. Noi dirigenti possiamo essere bravi nel reclutamento, ma se non hai l’uomo giusto non serve a nulla. Andoni è la prima ragione per tutto quello che abbiamo fatto. Non credo che tenere tutti i giocatori sia garanzia di successo. La gente pensa che vendere allontani dal successo, ma io dico che noi abbiamo preso Rayan solo perché abbiamo venduto Huijsen, Zabarnyi e Semenyo. Vendere questi giocatori ai grandi club crea negli altri l’idea che questo sia uno step importante. Noi poi avevamo la necessità di vendere per equilibrare i conti del Fair Play Finanziario. Quindi reclutamento top, condotto da Simon Francis, e soprattutto l’allenatore è stato bravissimo. C’è anche un altro motivo però. Un gruppo di giocatori dentro la squadra, di cui magari non si parla ma che sono stati fondamentali. Parlo di Smith, Cook, Tavernier, Hill, Brooks, Christie. Anche loro hanno fatto un passo avanti dopo che Semenyo è andato via”.
Se cambierà la filosofia di vendere pezzi pregiati ora che giocheranno l'Europa
—“Non nel medio-lungo termine: per stadio piccolo e dimensione del club, per competere in Premier dovremo sempre vendere i giocatori migliori. Quest’estate però non vogliamo farlo: l’unico che abbiamo ceduto dopo un anno è Huijsen, ma solo perché lui è un fenomeno. Penso che quelli che abbiamo abbiano tutti almeno un’altra stagione qui”.
Sul reclutamento
—“Equilibra bene numeri e visione dei nostri scout. Il nostro modo di giocare ci aiuta: ci sono delle qualità non negoziabili nei ruoli che ci rende più facile individuare i profili. Avere un allenatore come Andoni ci ha aiutato poi a prenderci qualche rischio in più: penso che abbiamo fatto bene”.
Su come si affronterà la prima stagione in Europa
—“Rimanendo umili e sapendo che questa è una sfida che il club non ha mai affrontato prima. Negli ultimi due anni abbiamo provato a prepararci, assumendo sia nello staff che tra i giocatori persone con esperienza. Rose e il suo staff, ad esempio, sono abituati all’Europa. Sappiamo che la sfida sarà grande ma non vogliamo perdere di vista il processo: non possiamo dire che ora puntiamo alla Champions, perché non è così. La Premier è il torneo più difficile del mondo, dobbiamo garantire che giocare le coppe non danneggi il nostro percorso in campionato. Siamo soddisfatti di esserci arrivati, ma anche consapevoli che dobbiamo tutti dare un 10-15 per cento in più per fare una buona stagione”.
Com'è cambiato il suo ruolo dalla Roma in Inghilterra
—“Io qui mi sento più realizzato. Abbiamo un progetto che non cambia in funzione dei risultati, delle elezioni come in Portogallo o di una protesta dei tifosi. Abbiamo un’idea chiara di quello che vogliamo fare, una strategia: il mio obiettivo è che tutti i giorni venga fatto quel percorso, al di là dei risultati. E in questi due anni siamo cresciuti tanto dal punto di vista strutturale, nel supporto alla prima squadra”.
Sulla Serie A
—“La Roma la guardo sempre e sono molto contento non solo che si sia qualificata per la Champions, ma anche che sia arrivata terza che secondo me è bellissimo. Complimenti a tutti, soprattutto a Massara che come ds a Roma soffre sempre. Mi piace guardare la Serie A, mi preoccupo se l’Italia non va al Mondiale e non mi piace questo tutti contro tutti che c’è sempre da voi. Non è vero che secondo me mancano i talenti, ma penso che questa conflittualità renda tutto irrespirabile”.
Sul possibile successo in Europa
—“Se rimaniamo umili e crediamo che quello che abbiamo fatto è passato. Quando giocheremo in Europa League, contro Juve o Milan, alla gente non importerà cosa abbiamo fatto nella stagione precedente. Dobbiamo credere che ci sono ancora cosa belle da raggiungere
Come già detto precedentemente, il nome di Andoni Iraola è in pole per la panchina rossonera: a Cardinale e Ibrahimovic piace molto il suo profilo e, secondo varie fonti, ci sarebbero stati diversi incontri nelle scorse settimane. Ma non è tutto.
Secondo quanto riferito da Schira nella giornata di ieri, il club rossonero avrebbe addirittura fatto la prima offerta ufficiale per convincere l'allenatore ad approdare in rossonero: contratto fino al 2029 a 4 milioni netti a stagione.
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