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Milan, senti Ausilio: “Ibrahimovic? Essere stati grandi calciatori aiuta, ma non basta”

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Intervenuto nel podcast di Alessandro Cattelan il dirigente dell'Inter Ausilio ha voluto parlare del Milan e di Ibrahimovic
Alessia Scataglini
Alessia Scataglini

Con il campionato ormai concluso, è tempo di pensare al mercato, ma l'asse milanese è già molto rovente, non solo per le trattative. Ad accendere la miccia della bomba ci ha pensato Piero Ausilio, direttore sportivo dell'inter, ospite dell'ultima puntata del podcast 'Supernova', condotto dal tifoso nerazzurro Alessandro Cattelan.

Milan, senti Ausilio: "Non conosco le dinamiche del Milan, ma..."

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Tra i tanti temi toccati, Ausilio ha parlato anche del Milan, 'guidato dalla rivoluzione Ibrahimovic', ex calciatore del Milan ora Senior Advisor di Redbird. Ausilio ha voluto offrire il suo punto di vista, parlando di quanto sia 'difficile' passare dall'essere un ottimo calciatore a un ottimo dirigente:


"Quando sei parte di un team devi confrontarti con tante situazioni. Adesso non conosco bene le dinamiche del Milan, né tanto l'approccio che ha Ibrahimovic perché sono cose dalle quali cerco di stare fuori perché non ne ho conoscenza. Allo stesso tempo posso permettermi di dire questo: essere stati grandi calciatori ti aiuta, sicuramente, dà grandi vantaggi a tutti. Allo stesso tempo, però, per diventare grandi allenatori, dirigenti, grandi presidenti, cioé il futuro di quello che è stato un calciatore nel proseguo della sua carriera, può darti dei vantaggi perché conosci le dinamiche, gli spogliatoi come meglio di altri, però poi se non dai seguito con aggiornamenti, studio, presa di conoscenza ed anche approfondimento di quella che è la nuova realtà, ed anche confrontandoti con chi lo fa da più tempo può essere un problema".

Il cuore della critica sta tra status e competenza. Il dirigente nerazzurro riconosce che l'ex calciatore rossonero ha una comprensione molto facile delle dinamiche dello spogliatoio, ma il tutto viene azzerato dalla 'mancanza di studio', aggiornamento e soprattutto umiltà. Gestire un club è molto diverso dal ruolo di calciatore. Quella di Ausilio non è una bocciatura vera e propria, ma ha voluto ricordare che il carisma da leader non basta mai quando bisogna sedersi a gestire un club grande e glorioso come il Milan.