Per Marotta, infatti, non si tratta solamente di un'operazione finanziaria, ma di una ver e propria necessità identitaria e strutturale: il calcio milanese, infatti, si merita uno stadio adatto e all'avanguardia:
"Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c'è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità".
Lo 'sfogo' di Beppe Marotta racconta una realtà ben chiara: il grande gap infrastrutturale con il resto d'Europa. In un'epoca in cui i club faticano a trovare degli investitori solidi, Milano si trova in una condizione molto rara di avere al proprio fianco due colossi americani, pronti ad investire ben due miliardi sul territorio milanese.
Avere uno stadio moderno e all'avanguardia, infatti, è importantissimo: nonostante San Siro sia considerata la Scala del Calcio, i suoi 100 anni iniziano a farsi sentire e, per restare al passo con le grandi d'Europa, serve assolutamente un cambio strutturale.
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