Gilardino, l'impatto complicato con il mondo Milan
—Acquistato nell'estate del 2005 dal Parma per 25 milioni di euro, l'impatto di Gilardino al Milan è stato importante: 19 gol e 6 assist in 44 partite nella sua prima stagione con la maglia rossonera. Tuttavia, l'ex attaccante ha rivelato di aver sofferto i primi giorni a Milanello, per ragioni sia fisiche che mentali. Di seguito, un estratto delle sue dichiarazioni.
Alberto Gilardino: "L'inizio non è stato semplice. Ho attraversato un periodo complicato a causa di un problema di pubalgia. Di conseguenza, mi trovavo sempre a inseguire la forma fisica migliore. Al mio arrivo non ero ancora pronto. Venivo da una realtà come Parma, dove avevo fatto benissimo nelle ultime due stagioni. In quel periodo ero un classico bomber, molto egoista. Al Milan mi sono inserito in uno spogliatoio pieno di campioni. Lì la cultura della vittoria era l'aspetto prioritario, che si trattasse di un trofeo, del campionato o della Champions League. Vincere era l'obiettivo quotidiano della stagione. In quel momento ho capito davvero il significato di quel concetto".
Ambrosini ha parlato dei problemi caratteriali del compagno al Milan, sottolineando però la trasformazione che avveniva ogni volta che Gilardino scendeva in campo.
Massimo Ambrosini: "Ricordo l'entusiasmo di tutto l'ambiente rossonero. Arrivava un ragazzo reduce da una stagione con 23 gol. Nel gruppo c'era sempre la voglia di inserire elementi nuovi. Il primo giorno Gilardino venne in camera mia per fare due chiacchiere. Lo vidi diviso tra l'imbarazzo e lo spaesamento. Si tratta di una reazione del tutto normale quando si approda al Milan. Mi diede l'impressione di un ragazzo timido, consapevole di essere arrivato in una realtà enorme. Quel senso di timidezza, tuttavia, spariva in campo. In allenamento mostrava una decisione e una cattiveria agonistica incredibili. Aveva un'emotività forte, unita alla determinazione di chi possiede le doti per dominare l'area di rigore".
Il ballottaggio con Inzaghi in finale di Champions League
—La finale di Champions League del 2007 è una di quelle notti che resteranno per sempre nella storia del Milan. I rossoneri di Carlo Ancelotti si sono imposti per 2-1 su Liverpool grazie alla doppietta di Pippo Inzaghi, prendendosi la rivincita su quella rocambolesca sconfitta rimediata due anni prima a Istanbul, sempre contro i 'Reds'. In quell'occasione, Gilardino rimase in panchina fino all'88' minuto, quando fece il suo ingresso in campo per sostituire proprio Inzaghi. L'ex attaccante ha dichiarato di esserci rimasto male per non aver giocato da titolare, ma ha anche ammesso di essere finalmente riuscito a capire le dinamiche di quella scelta.
Gilardino: "Oggi riesco a riderci sopra. Quel giorno, però, mi è dispiaciuto molto perché pensavo sinceramente di giocare la finale. In una realtà dominata dalla cultura della vittoria, episodi simili ti fanno riflettere. Devi mettere da parte il tuo egoismo. Bisogna comprendere queste dinamiche, anche se io l'ho capito solo più tardi, probabilmente dopo aver smesso di giocare".
Nemmeno Ambrosini si sarebbe aspettato di vedere Gilardino in panchina. L'ex centrocampista del Milan ha raccontato le sensazioni dello spogliatoio in quel periodo, svelando anche un clamoroso retroscena su Inzaghi.
Ambrosini: "Carlo Ancelotti ha sempre dichiarato di non aver mai avuto dubbi sulla formazione. Secondo me, però, bluffava. Pippo Inzaghi non era in grande forma in quel periodo, mentre Gilardino era in condizioni smaglianti. Onestamente, all'interno del gruppo non c'era la certezza che avrebbe giocato Inzaghi, proprio perché Gilardino stava benissimo. Quel ballottaggio accese anche il dibattito sui giornali, che organizzarono dei sondaggi tra i tifosi. Pippo, pur di far salire le sue percentuali nei sondaggi, si mise a chiamare chiunque per farsi votare".
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