Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Walter De Vecchi ha voluto parlare del suo passato in rossonero, rilasciando alcune parole anche per Ruben Amorim
Pulisic, modulo flessibile e ... tanto altro: Milan, Amorim potrebbe aver trovato la quadra
Marzo 1979, a San Siro si gioca il derby della Madonnina e l'Inter, al momento, si trova avanti di ben due reti grazie ai gol di Oriali e Altobelli. All'80esimo e all'89esimo minuto, però, la storia cambia subito: due tiri dal limite dell'area firmati da Walter De Vecchi riaprono la partita. In un'intervista rilasciata ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport', De Vecchi ha voluto ricordare quel Milan, rilasciando anche alcune parole su quello attuale.
Milan, le parole di De Vecchi
Il gruppo del '78-79 era piuttosto speciale, una vera e propria famiglia piena zeppa di campioni, guidati, ovviamente, da una vera stella: Niels Liedholm:«Eravamo un gruppo molto unito e legatissimo: Collovati, Antonelli, Rivera, Albertosi, Capello, Novellino, Maldera, Buriani, Liedholm e un giovane ma già grandissimo Baresi».
Il legame con Baresi è rimasto indelebile e intaccabile con il passar del tempo, rendendo la sua scomparsa un dolore troppo profondo per tutto il popolo rossonero, De Vecchi incluso:
«Appena ho saputo la notizia sono salito in macchina per andare a Milano. Su di lui è già stato detto tutto, per me è il calciatore più rappresentativo della storia del Milan. Per rimanere da noi rifiutò offerte da mezzo mondo: non torneranno mai più giocatori come lui. Il boato della gente fuori dalla chiesa rimarrà per sempre nella mia testa».
Di Liedholm, invece, ricorda la capacità gestionale:
«Un maestro di tattica e di psicologia, gestiva lo spogliatoio perfettamente. I grandi tecnici trasmettono sempre qualcosa ai loro giocatori: infatti da quel Milan sono nati grandi coach come Capello, Novellino e Bigon».
Nel corso della sua gloriosa carriera, Walter De Vecchi ha condiviso il terreno di gioco con molte icone del calcio mondiale, ma un nome su tutti lo ha stregato, lasciandolo senza parole:
«I miei compagni più forti sono stati Rivera, Baresi e Maradona, ho avuto la fortuna di giocare con tre mostri del calcio. Ma il calciatore più incredibile che abbia mai visto è Michel Platini: nei tre anni consecutivi in cui vinse la classifica marcatori era ingiocabile e, inoltre, poteva occupare qualsiasi zona del campo».
Dopo aver lasciato il rettangolo verde, De Vecchi si è dedicato per diversi anni all'insegnamento nei settori giovanili del Milan, ricoprendo anche il ruolo di responsabile. Ecco, di seguito, la sua visione attuale:
«Innanzitutto, bisogna dare la giusta definizione di tecnica. Johan Cruijff diceva sempre: “Essere tecnici non vuol dire saper fare trecento palleggi, quello è freestyle, non è calcio”. La tecnica deve essere applicata al gioco: vuol dire saper fare il passaggio giusto al momento giusto al compagno giusto. E vi assicuro che il talento c’è ancora, l’ho visto con i miei occhi, ma purtroppo non viene valorizzato».
«I grossi problemi sono due. Il primo è la mancanza di continuità: ora un allenatore, dopo due anni fatti bene, vuole subito fare il salto di categoria, mentre nel resto d’Europa — soprattutto in Spagna — un tecnico ha un ciclo di 6-7 anni. In questo modo può aiutare molto meglio i suoi ragazzi a crescere».
«Il secondo, invece è la mancanza di persone capaci di vedere il talento. Faccio un esempio: il Milan in questi anni ha fatto delle scelte tremende, lasciando partire talenti annunciati come Liberali, Longoni, Pisati, Arnaboldi e Lontani. Quando l’ho saputo mi sono messo ad urlare; va bene girare i giovani in prestito per farli crescere, ma poi devi trovare un modo di riprenderli. La Roma ha fatto lo stesso errore con Romano».
Dopo aver parlato del suo passato, De Vecchi ha voluto soffermarsi sul presente e sul lavoro svolto da Ruben Amorim sulla panchina rossonera:
«Se mi piace Amorim? È ancora troppo presto per dirlo, diciamo che il coraggio non gli manca. Ha avuto la forza di cacciare i giocatori che riteneva fuori dal progetto, vediamo se questa scelta ripagherà. Mi sembra invece più propositivo Cardinale: ha soddisfatto le richieste del tecnico e finalmente si sta facendo vedere a Milano».
Una domanda che, però, tutti i tifosi si pongono è la seguente: il Milan può essere l'anti-Inter? Domanda a cui De Vecchi ha voluto rispondere, in chiusura:
«Lo metto in seconda fascia insieme alla Juve tra i possibili avversari dei nerazzurri. Per me quest’anno la più pericolosa delle inseguitrici è la Roma: è una delle poche squadre che fa ancora divertire».
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