Paolo Maldini ricorda sul Corriere della Sera l'amico Franco Baresi. Poi l'analisi sul modello Berlusconi e i problemi strutturali del calcio italiano
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Paolo Maldini e Franco Baresi rappresentano ancora oggi la figura del difensore moderno: con le loro caratteristiche e il loro modo di giocare, hanno cambiato completamente il ruolo e non è un caso che siano considerati tra i migliori di tutti i tempi.
Baresi ci ha lasciato lo scorso 31 luglio all'età di 66 anni ed è stato ricordato e celebrato dai suoi compagni, dal mondo del calcio (e non) e dai tifosi rossoneri. Nella sua lunga intervista a Il Corriere della Sera, Paolo Maldini ha ricordato anche il suo ex capitano.
Il commosso ricordo di Franco Baresi
Ecco le sue parole:"Oltre a una profonda tristezza, ho rivisto gli ultimi quarant’anni della sua vita. Venticinque li ho passati con lui. Non è stata soltanto un’amicizia. Quando giochi al fianco di una persona, stai con lei i giorni e le notti, ti diverti insieme, soffri insieme, vinci insieme, ti legano in modo indissolubile. Franco Baresi per me è stato un esempio di leadership perfetto per il mio carattere, che allora più di adesso era introverso, chiuso. Lui mi mostrava come volevo essere: poche parole, tanti fatti".
Il modello Milan di Silvio Berlusconi
Maldini ha parlato anche del modello del Milan di Silvio Berlusconi:"Berlusconi è stato un modello di gestione. Ha vinto tutto spendendo meno di altri club che hanno gettato miliardi prima di vincere. Penso a squadre straniere, dal Chelsea al Psg. Il Milan di Berlusconi andrebbe studiato. Ha insegnato che la struttura dell’azienda in cui lavori è fondamentale, che è importante il rispetto del ruolo: chi doveva decidere decideva, e poi veniva giudicato per quello. Mi pare che non si usi più. La base di qualsiasi contratto di lavoro è prendersi le proprie responsabilità. Se sbaglio, sbaglio con le mie idee. Ma Berlusconi non cambiò soltanto la gestione".
Maldini si riferisce a un cambio di cultura:
"Ogni giorno a Milanello arrivava qualcuno a insegnarci qualcosa. Eravamo sfiniti dagli allenamenti di Sacchi, e veniva uno a insegnarci l’inglese, un altro l’alimentazione, un altro la storia dello sport… All’inizio eravamo perplessi. Poi abbiamo capito che era importante. Oggi non puoi competere a livello internazionale se non cresci sotto ogni aspetto".
La crisi e i problemi del calcio italiano
Un parere anche sul modello del calcio italiano che è passato da dettar legge sia con i club che con la nazionale a diventare un calcio di secondo piano:"Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema. Ma questo va contro le regole del calcio moderno. E poi abbiamo stadi fatiscenti, centri sportivi inadeguati. Volevamo coinvolgere tutti per cambiare norme e regolamenti nel minor tempo possibile", conclude Maldini.
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