L'incredibile verità di Paolo Maldini al Corriere della Sera: i motivi delle dimissioni dal Club Italia, il no di Malagò a Pirlo e il retroscena su Guardiola

- Milano
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Paolo Maldini non è riuscito nel suo intento di cambiare il calcio italiano: dopo essere stato scelto come direttore tecnico da Malagò per il nuovo progetto dell'Italia, la leggenda del Milan ha deciso di dimettersi per il 'caso' Andrea Pirlo. L'ex centrocampista rossonero era stato scelto proprio da Maldini e Leonardo come nuovo CT della nazionale maggiore. Scelta fermata da Malagò. Lo stesso Paolo Maldini ha parlato proprio di quanto accaduto nelle scorse settimane e delle sue dimissioni.

L'intervista: "Non sono attaccato alla poltrona"

Ecco le sue parole a Il Corriere della Sera:
"Sono gli altri a giudicarmi; e non si può piacere a tutti. Io tengo a fare le cose per bene. E tengo a dire le cose chiaramente. Le persone che hanno lavorato con me, i miei compagni di squadra, i colleghi di cinque anni al Milan da dirigente, mi conoscono bene. Se un uomo che cerca di far valere il proprio ruolo e di difendere le proprie mansioni è intransigente, io sono intransigente. Se una persona che si prende le proprie responsabilità, che cerca di vincere e di accettare le sconfitte è intransigente, allora io sono intransigente. Però ho una fortuna, che mi viene dai miei 25 anni di carriera. Non sono attaccato alla poltrona. Mi sento molto libero nelle mie scelte. Grazie a Dio non ho necessità economiche. Quello che mi porta ad accettare i ruoli è la possibilità di eseguirli, di dare il mio contributo. Mi dispiace che questa cosa sia vista come arroganza o intransigenza. Ma se vengo indicato come responsabile, mi sento in dovere di esserlo".
Maldini svuota il sacco: "Non sono attaccato alla poltrona". Il retroscena su Guardiola e il no a Pirlo

Il retroscena del Club Italia e l'accordo saltato

Ecco i retroscena sul suo breve periodo con l'Italia:
"Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c’è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. Io gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l’ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone. Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano. Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto".

Com'è possibile che Maldini abbia accettato senza avere chiarezza su chi dovesse scegliere il CT? Ecco la risposta:

"Infatti per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse".

I tre nomi per la panchina e il clamoroso scenario Guardiola

Ecco l'idea del possibile nuovo allenatore con Pirlo in testa alla lista:
"La nostra idea era legata alla tecnica. Al gioco offensivo. A un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull’esasperazione tattica ma sulla tecnica, l’uno contro uno, la mentalità offensiva. E volevamo un allenatore giovane, che avesse avuto una storia in Nazionale. I nomi erano tre".

Maldini, oltre a Pirlo, parla di De Rossi e Grosso, che però erano già sotto contratto con Genoa e Sassuolo. E Guardiola? Maldini risponde:

"È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli. Ha rifiutato per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su… Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l’abbiamo informato passo dopo passo".

La rottura definitiva: "Regole cambiate dall'oggi al domani"

Il no di Malagò a Pirlo:
"Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante".

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