La storia di Capone: dal Milan al Monopoli, passando per i ricordi legati a Gattuso, Pioli e lo scudetto...

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Sembra una vera e propria trama di una commedia italiana, ma per Andrea Capone è la storia di una risalita molto faticosa. Il trequartista classe 2002 è cresciuto nelle giovanili del Milan e ha trovato il suo paradiso al sud indossando la maglia del Monopoli, in Serie C.

Ex Milan, le parole di Capone

Un percorso che ricorda quasi le vicende di 'Benvenuti al Sud', film uscito ormai un po' di anni fa, lasciandosi alle spalle la frenesia di Milano e le amarezze del passato. La grande svolta sul campo è arrivata puntuale nella sfida contro il Foggia, match dove Capone ha potuto esultare firmando la sua prima rete tra i professionisti con una vera e propria magia di tacco. Intervistato dai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport', il giovane ha dichiarato:
Milan Capone

“Emozionante da morire. Ho scoperto nella riunione prepartita che sarei stato titolare e ho avverato un sogno: in qualche modo mi sono tolto di dosso tante cose. Di tacco, poi, ancora più speciale. A chi ho pensato? Inizialmente a me stesso. Poi a mio fratello, i miei genitori e la mia ragazza. Infine al mio preparatore: abbiamo lavorato tanto, in questi anni".

Quattro anni fa Capone era la vera e propria stella della Primavera del Milan. A vent'anni, infatti, si sentiva il top, aggregato spesso alla prima squadra e pronto a mettersi agli ordini di Pioli per la stagione successiva. Poi ad Aprile contro il Bologna è arrivata la fine: la rottura del legamento crociato e oltre un anno di stop:

“Avevo vent’anni, mi sentivo al top, sapevo che stavano puntando su di me anche per la prima squadra con cui mi allenavo spesso. Era aprile, stavo concludendo il campionato Primavera e dopo un mese dovevo aggregarmi agli ordini di Pioli. E invece mi ruppi il crociato in una delle ultime gare stagionali, contro il Bologna

Ho pensato di smettere, è stata la prima cosa che mi è affiorata in mente. E purtroppo accade a tutti, di fronte a un infortunio del genere. Di colpo sei catapultato a un bivio e devi decidere subito: o abbandoni o curi ogni particolare col triplo dell’attenzione, dall’alimentazione alla palestra. Lavori sulla parte alta, sulle gambe, su tutto. Ho scelto la via del sacrificio, perché smettere mi avrebbe fatto ancora più male”.

Dopo l'avventura Varazdin in Croazia e un breve passaggio alla corte del Pescara, Capone ha cercato una nuova realtà che gli desse continuità e fiducia ripartendo dal club Milano in Serie D, quando la squadra era posizionata all'ultimo posto in classifica. Dopo la buona annata al Pro Palazzolo, quest'estate arrivata l'idea Monopoli, città che aveva appena visitato in vacanza. Il progetto, l'ambizione e l'energia del sud lo hanno convinto a fare il salto:

"Sono andato in Croazia al Varazdin, e probabilmente sarebbe stata un'altra esperienza in un altro momento. Mi serviva un progetto con qualcuno che mi stesse più dietro, quindi ho preferito tornare subito in Italia. Al Pescara sono rimasto poco, perché avevo bisogno di continuità dopo il lungo recupero dal crociato. Finché non mi sono detto: vado dalla prima società che mi mostra fiducia vera, senza guardare categoria o classifica. Mi ha scelto il Club Milano due anni fa, erano ultimi in Serie D. Era la realtà giusta: vicina a casa, un ambiente strepitoso, bravissimi compagni. Ho segnato e ho ripreso fiducia, come al Pro Palazzolo la scorsa stagione. Ritrovata la convinzione, mi serviva un salto di categoria. Curiosamente ero reduce da una vacanza in Puglia, avevo appena visitato la città. Mi ha convinto il fascino della piazza: il progetto è concreto e allo stesso ambizioso, invita tutti a migliorare ogni anno. E poi il mare ti ricarica, ti trasmette proprio le vibes del Sud.

Mentre il giovane gioca in Puglia, suo fratello Christian sta a Trento, dove purtroppo ha subito un infortunio al ginocchio prima del suo debutto. Nonostante la distanza, per Andrea il fratello resta un vero e proprio punto di riferimento:

"Sì, anche se quest'anno si è rotto il ginocchio prima del debutto. Ogni anno è dura incrociarci, soprattutto ora che siamo dalle parti opposte d’Italia. Ma quando riusciamo a riunirci è stupendo: il sogno sarebbe giocare nella stessa squadra, un giorno. Stesso ruolo? Servirebbe un mister visionario, di quelli che giocano con due trequartisti… Però Christian è fenomenale: dico solo che da piccolo avevo come idoli lui e Neymar”.

Del periodo d'oro al Milan, Capone conserva dei bellissimi ricordi. Ricorda la disponibilità di Tonali e Leao con i giovani, la presenza molto fondamentale di Paolo Maldini durante la sua riabilitazione, l'esigenza di Ibrahimović e la grinta di Gennaro Gattuso in allenamento:

“Il gruppo di ragazzi che ha vinto lo scudetto: Tonali e Leao oltre a essere protagonisti in campo erano gentilissimi anche con noi giovani. Persone in grado di fornire consigli sempre utili e allo stesso tempo di integrarci nel gruppo. Se ho sentito Leao dopo il passaggio in Turchia? No, l’ultima volta è stato in estate. Avevo pubblicato un video dei miei gol in Serie D, lui me lo ha commentato con una battuta. È un amico, ha sempre voglia di scherzare”.

"Ricordo che Ibra pretende tanto, ma quando ti alleni con uno così te ne freghi di incassare qualche urlo in più durante la partitella. Maldini per me era un punto di riferimento: finché c'era lui non trovavi un capello fuori posto in tutto l’ambiente. Mi ha saputo aiutare anche durante l'infortunio. E poi ho un bel rapporto con suo figlio Daniel. Se volavano schiaffi con Gattuso? Eccome, anche se con noi giovani se la prendeva meno. Però ricordo certe sveglie a Bakayoko…”

Come vedo il Milan di oggi? In ricostruzione, con un calcio diverso rispetto al passato. Ma con gli impegni di Serie C non riesco sempre a seguirlo”.

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