Intervenuto ai microfoni di SportWeek, l'ex rossonero Roberto Donadoni ha voluto parlare del Milan degli anni d'oro

- Milano

Esattamente quarant'anni fa presso l'Arena Civica di Milano finiva l'era della precarietà e inizia ufficialmente l'epopea d'oro del Milan di Silvio Berlusconi. Uno dei primi storici colpi del mercato fu Roberto Donadoni, strappato all'Atalanta dopo un lunghissimo corteggiamento. Intervistato da SportWeek, il settimanale della Gazzetta dello Sport, l'ex rossonero ha voluto riavvolgere il nastro dei ricordi ritornando a parlare di quei tempi.

Milan, senti Donadoni: "La presentazione di Berlusconi? Rimasi stupefatto"

L'impatto con la macchina scenica del Cavaliere lascia a bocca aperta persino ai senatori dello spogliatoio Donadoni infatti confessa che dietro lo stupore si nascondeva anche un pizzico di timore
Milan Donadoni
«Una presentazione realizzata in quelle modalità… Non le nascondo che, insomma, anche tra di noi c’era quel sano dubbio di chi dice ‘se le cose non andranno bene, le prese in giro si sprecheranno’. Invece poi tutto è andato nella maniera giusta, anche se quella è stata una stagione non semplice, con lo spareggio con la Samp per qualificarsi in Europa. Ma da lì in poi le cose andarono nel modo migliore. Certo che quel giorno, anche chi era al Milan già da tempo, rimase stupefatto, però l’inizio faceva capire a tutti che Berlusconi aveva il suo progetto. Non ci faceva mancare nulla, cercando di programmare ogni singolo particolare per far sì che ognuno di noi potesse esprimersi al meglio senza avere attenuanti».

Oltre i confini tattici di Arrigo Sacchi e i gol dei mitici olandesi, Donadoni ha individuato la vera forza del Milan nei valori intangibili:

«La grande professionalità, il rispetto verso tutto ciò che si faceva e nei confronti di chi ci metteva nelle condizioni di operare al meglio. Dal punto di vista umano mi porto dietro un’esperienza ancora superiore ai risultati del campo. Penso sia un aspetto impagabile».

Nel Palmarès infinito di quella squadra, un trofeo ben preciso occupa un posto speciale nel cuore di Roberto Donadoni: la coppa dei campioni del 1989, vinta al Camp Nou di Barcellona contro la Steaua Bucarest dopo vent'anni di lungo digiuno:

«La prima Coppa Campioni che abbiamo vinto, nell’89, è stata qualcosa di unico: dà la misura di un traguardo vissuto e centrato per la prima volta e quindi è quello alla quale si rimane un po’ più affezionati. I momenti difficili non sono necessariamente legati alle sconfitte. Sia i successi, sia le mancate vittorie sono un motivo di crescita: se vinci una Champions non è che le cose diventino più semplici, anzi, tutti vogliono misurarsi e dimostrare che sono meglio di te e ti spingono a dare ancora di più.

Le difficoltà che ho vissuto nella mia carriera sono sempre state legate ai rapporti umani. Fin quando il rapporto è stato onesto, leale e corretto io non ho mai avuto difficoltà, anche se poi magari giocare bene o stare fuori fa differenza»

Nonostante una carriera molto importante da allenatore, le strade di Donadoni e del Milan non si sono mai più incrociate. Un piccolo rammarico che l'ex c.t. della nazionale gestisce con molta signorilità:

«Ci sono state delle circostanze che però non hanno coinciso con le esigenze reciproche, e anche se non nascondo il fatto che mi sarebbe veramente piaciuto poter avere questa opportunità, penso che quando il presidente di un club così importante prende delle decisioni che ha il diritto di prendere non si possa fare altro che adeguarsi, con rispetto»

A distanza di quattro decenni da quel famoso volo con l'elicottero, il legame tra Donadoni e i colori rossoneri resta indissolubile, specchio di un calcio romantico e visionario che purtroppo, non ritornerà più.

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