José Altafini ripercorre gli anni al Milan: dalla doppietta in finale di Coppa dei Campioni a uno sguardo sula panorama attuale in casa rossonera
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Nel giorno di Milan-Benfica, parla una persona che proprio contro il club di Lisbona ha scritto la storia del Diavolo. Intervistato ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport', José Altafini è tornato sulla doppietta realizzata in finale di Coppa dei Campioni contro le 'Aquile', prima di ripercorrere alcuni momenti indimenticabili dei suoi sette anni in rossonero (1958-1965). L'ex attaccante italo-brasiliano ha commentato anche la situazione attuale della società di Via Aldo Rossi, giudicando l'operato della proprietà negli ultimi anni, il recente addio di Rafael Leao e le potenzialità di Gonçalo Ramos.
Milan, l’interivsta a José Altafini
Altafini ha iniziato raccontando un retroscena legato alla vigilia della finale di Coppa dei Campioni del 1963, vinta dal Milan per 2-1 sul Benfica grazie alla doppietta realizzata proprio dall'ex attaccante:"Il giorno prima della finale di Coppa dei Campioni contro il Benfica andammo a vedere una partita del Fulham e a un certo punto si infortunò un centromediano. Ai tempi non c’erano le sostituzioni e il suo allenatore lo mandò a giocare centravanti. I miei compagni mi presero in giro tutta la sera: ‘Vedi José, il centravanti non conta niente’. Nei 90 minuti della finale per fortuna cambiarono idea".
Sul perché il Milan vinse contro il Benfica
Una vittoria ottenuta anche grazie ad un'intuizione di Cesare Maldini:"Cesare Maldini, come si è raccontato mille volte, decise dal campo di cambiare la marcatura su Eusebio, che stava facendo impazzire Benitez. Rocco dalla panchina non riusciva a comunicare con noi e Maldini, come se fosse l’allenatore, spostò Trapattoni su di lui. Poi perché il Benfica giocò in 10 a lungo per un infortunio".
Cosa resta da quella partita
Nessun ricordo fisico, ma Altafini si porta dietro emozioni indimenticabili dalla vittoria di 'Wembley':"La maglia me la tolse un tifoso a fine partita, le scarpe chissà. Mi resta un durone sul polpaccio, mi venne per un calcio di Humberto e non mi è mai andato via, anche se passai tutta la sera col ghiaccio, senza festeggiare. Poi rimane la memoria. A fine partita, ricordo un lungo abbraccio con Rocco. Gli dissi che ero molto felice per lui, sapevo che avrebbe lasciato il Milan".
Il legame di Altafini con il Milan
Altafini ha svelato alcuni retroscena sul suo trasferimento dal Milan al Napoli dell'estate 1965:"Sì, con il Milan finì male ma io nel cuore non l’ho mai lasciato. Sono andato via perché, ogni volta che perdevamo, Gipo Viani veniva addosso a me e mi urlava: ‘Abbiamo perso per colpa tua’. Amarildo una volta mi difese ma io chiesi di essere venduto. E andai al Napoli".
Sul Milan attuale
Spazio anche ad un'analisi sul Milan degli ultimi anni, giudicato ancora non all'altezza da Altafini:“Ah, quando uno vuole fare uno squadrone prende tre giocatori super. Gullit, Van Basten e Rijkaard. Questo Milan non lo so, mi sembra abbia preso tanti giocatori che non danno impulso, anche se Gila è molto bravo. Se pensiamo che con Kessie, Tonali e Theo era fortissimo...”.
Su Leao
A far rumore sono soprattutto le parole spese da Altafini per Leao:"Leao ero già stufo di vederlo, sembra che giochi per farti un favore".
Su Gonçalo Ramos
Per concludere, Altafini ha commentato le prime prestazioni di Ramos in maglia rossonera:"Di sicuro non ha colpe per partite come Juve-Milan, in cui non ha ricevuto una sola giocata da un compagno. Succedeva anche a me, e mi criticavano. Se giocassi oggi, mi muoverei per il campo, in serate così mi sposterei all’ala o più indietro. Ai miei tempi, non si faceva".
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