Dal Camp Nou a Manchester: la storia di Andriy Shevchenko, il numero 7 che ha conquistato, con il Milan, l'Europa e il Mondo
Milan, senti Shevchenko: "Leao? Non è un attaccante, ma conta l’atteggiamento" | Video
Nel giorno in cui compie 50 anni, il mondo del calcio celebra Andriy Shevchenko, uno dei più grandi attaccanti della sua generazione e uno dei calciatori che più di tutti hanno saputo legare la propria storia a quella del proprio paese.
Milan, 50 anni di Shevchenko
Nato a Dvirkivshchyna il 29 settembre 1976, Shevchenko ha attraversato alcune delle pagine più importanti della storia recente dell'Ucraina, arrivando dei campi della Dinamo Kiev fino alla consacrazione Mondiale con il Milan.Oggi a mezzo secolo dalla nascita, Sheva è lontano dai campi di gioco, ma non dal calcio. Dal gennaio 2024, infatti, è Presidente della Federazione Calcistica Ucraina dopo essere stato CT della nazionale e ambasciatore internazionale.
Dalla Dinamo Kiev a Chernobyl: l'infanzia
Shevchenko trascorre i primi anni della sua vita a Kiev. Da bambino viene inizialmente attratto dall'hockey, ma il calcio diventa presto la sua strada. Entra nel settore giovanile della Dinamo e proprio lì incomincia a formarsi. La sua infanzia, però, viene segnata da un evento che va ben oltre lo sport. Nel 1986, quando Shevchenko ha appena nove anni, l'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl sconvolge l'Ucraina e l'intera Europa: la famiglia, infatti, lascia Kiev e si trasferisce verso la costa del Mar Nero. Sul campo, però, il talento cresce.Alla dinamo Kiev incontra Valery Lobanovskyi, uno degli allenatori più influenti della storia del calcio: sotto la sua ala sviluppa le caratteristiche che diventeranno il suo marchio di fabbrica: velocità, potenza, tecnica, gioco aereo e capacità di attaccare la profondità, con annessa freddezza davanti alla porta.
La tripletta al Camp Nou e il Milan
Il nome di Sheva diventa improvvisamente famoso in tutta Europa. Nel novembre del 1997 al Camp Nou la Dinamo Kiev affronta il Barcellona in Champions League e l'attaccante ucraino realizza una prestazione destinata a cambiare la sua carriera: tripletta e vittoria per 4-0. Quella notte non è soltanto la consacrazione di Shevchenko, ma è anche il momento in cui i grandi club europei cominciano a seguirlo.Il Milan di Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Ariedo Braida si convince che quel ragazzo può diventare uno dei più grandi attaccanti del futuro e, nell'estate del 1999, decide di portarlo in Serie A. Investimento che si rivela azzeccato: al suo primo campionato italiano, l'ucraino segna 24 goal conquistando il titolo di capocannoniere. L'adattamento al calcio italiano è considerato uno dei più difficili per gli attaccanti stranieri, ma il suo è immediato: il numero 7 diventa in pochissimo tempo uno dei giocatori più riconoscibili dell'intero campionato.
Da Inzaghi a Kakà: il grande Milan e i 175 gol
A Milano Shevchenko si trasforma in una leggenda: il suo modo di giocare lo rende un attaccante estremamente difficile da marcare. Può partire in profondità, giocare sull'esterno, muoversi tra le linee, attaccare l'area o concludere dalla distanza. Ha la velocità per bruciare i difensore e la forza per reggere il confronto fisico con i centrali.Assieme a Filippo Inzaghi forma una delle coppie offensive più importanti del Milan dei primi anni 2000. Successivamente, con l'esplosione di Kaká, entra a far parte di un reparto offensivo capace di unire velocità e tecnica, ma alle loro spalle c'è una squadra destinata ad entrare nella storia: Maldini, Nesta, Cafu, Pirlo, Seedorf, Gattuso e tanti altri campioni, guidati ovviamente da Carlo Ancelotti.
Il Milan torna stabilmente ai vertici europei, e Shevchenko diventa uno dei simboli principali: con la maglia rossonera realizza 175 goal in 322 presenze, numeri che lo inseriscono tra i migliori attaccanti della storia del club. In bacheca porta una Champions League, uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea. A livello individuale, invece, conquista 2 titoli di capocannoniere in Serie A e tre classifiche marcatori della Champions League, ma il momento destinato entrare per sempre nella memoria di tutti i tifosi arriva a Manchester.
Manchester 2003 e la conquista del Pallone d'Oro nel 2004
Milan e Juventus si affrontano il 28 maggio 2003 all'Old Trafford di Manchester nella finale di Champions League. Dopo 120 minuti senza reti, il trofeo di essere deve essere assegnato ai calci di rigore. All'ultimo penalty sul dischetto si presenta l'ucraino mentre, davanti a lui, c'è un immenso Gigi Buffon. Il numero sette prende la rincorsa e calcia il rigore regalando al Milan la sua sesta coppa dei campioni.Se il 2003 era l'anno della Champions, il 2004 è quello della consacrazione individuale. Il Milan conquista lo scudetto e Sheva chiude il campionato realizzando 24 goal. Pochi mesi dopo, però, arriva il riconoscimento più importante della tutta la sua carriera: il Pallone d'Oro. Shevchenko diventa il terzo calciatore ucraino a conquistare il premio dopo Blokhin e Belanov.
L'addio al Milan e il ritiro
Nel 2006 lascia il Milan e si trasferisce al Chelsea di Abramovich. L'esperienza inglese però non riesce a riprodurre gli stessi numeri mostrati in rossonero. Il centravanti conquista comunque diversi trofei ma non riesce a trovare stabilmente la forma espressa al Milan. Nel 2008 torna brevemente a Milano, ma il secondo periodo non è uguale al primo e, nel 2009, decide quindi di tornare alla corte della Dinamo Kiev dove tutto è iniziato. Conclude poi la sua carriera nel 2012.50 anni dopo, quel giovane ragazzo biondo proveniente dall'Ucraina con una marea di sogni nel cassetto, dona al mondo del calcio, e soprattutto al Milan, 175 gol, una Champions, un Pallone d'oro e una generazione intera di tifosi con dei ricordi indelebili che nessuno riuscirà a togliere. E per tutto il popolo rossonero, in fondo, continuerà ad essere la stessa cosa: Sheva, il grande numero 7 del Diavolo.
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