Sono passati oltre due mesi dal closing che ha sancito il passaggio del Milan da Berlusconi a Yonghong Li, e in poco tempo sono cambiate già tante cose...
TATTICA
Con l’arrivo di Marco Fassone e di Massimiliano Mirabelli, duo operativo del silente boss Yonghong Li, la musica è cambiata negli atteggiamenti societari. In attesa del closingl'amministratore delegato ed il direttore sportivo hanno girato l’Europa in lungo ed in largo alla ricerca di talenti da visionare – e da contattare – per il nuovo Milan: a fari spenti, senza inutili orpelli mediatici o cene alla Galliani condite da foto con campioni e relativi procuratori, Fassone e Mirabelli hanno arricchito il loro bagaglio di conoscenze ed intavolato trattative. Il nuovo Milan è finalmente lontano dai soliti giochini cui i tifosi erano tristemente abituati negli ultimi anni: organizzazione chiara, mandati societari ben delineati, scelte inattese ma evidentemente ponderate, il Milan di Yonghong Li è lontano dagli sterili proclami berlusconiani e si affida a professionisti del settore per curare al meglio la propria immagine ed il proprio patrimonio sportivo. Si spiegano così le scelte dei nuovi responsabili cui è stata affidata la gestione di Milanello, della comunicazione, della parte medica, della squadra Primavera e così via. Una precisa scelta tattica all'insegna della trasparenza, che abbatte i dogmi del trentennio a conduzione Galliani, e che si riflette anche nelle scelte legate alla formazione. Costretti per anni a convivere con i diktat tattici presidenziali fatti di squadre spesso imbottite di trequartisti e prive di equilibrio, i responsabili tecnici rossoneri hanno ora la piena facoltà di scegliere liberamente il modulo tattico che più si addice agli uomini a disposizione. Montella, convinto fautore del 4-3-3, ha scelto di adottare nel finale di campionato il 3-5-2 (rompendo di fatto il tabù dei quattro difensori perennemente in vigore nel trentennio berlusconiano) e lo ha fatto, pur dopo ovvio confronto con il direttore sportivo, senza costrizioni. Del resto, le dichiarazioni di Montella volte a scegliere il miglior modulo tattico in base agli uomini a disposizione, certifica la libertà di pensiero finalmente in voga a Milanello.
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