Nella gara vinta a Bologna, oltre al carattere ritrovato Vincenzo Montella ha capito che anche le cosiddette riserve possono dare il loro grande contributo

POLI

Andrea Poli in azione
Andrea Poli in azione (GETTY Images)

Ieri sera Vincenzo Montella, al termine della gara vinta a Bologna e di fronte a taccuini e microfoni, nel definire  “epica” la prova dei suoi ragazzi, certamente si riferiva anche alla prestazione di Andrea Poli, entrato nella ripresa al posto del solito spento Carlos Bacca per dare man forte ad una squadra in grave inferiorità numerica.

Le scarne presenze in campionato (9 complessive, di cui due sole da titolare per 313 minuti complessivi) non fanno di Andrea il centrocampista preferito negli schemi tattici del mister campano il quale tuttavia ieri sera non ha esitato a lodarne pubblicamente l’impegno, la serietà, l’abnegazione e lo spirito di sacrificio.

Andrea, seppur dolorante a seguito di uno scontro a centrocampo, ha resistito, corso, lottato, dimostrando l’orgoglio e l’attaccamento alla maglia così tanto evocati da Montella che lo ha additato come esempio positivo. Una prestazione monstre per Poli, finalmente destinato a scalare le gerarchie del tecnico milanista.

Dispiace che Andrea sia spesso associato, nella varie sessioni di mercato, ad altre società: è evidente come non si possa chiedere al centrocampista veneto quel salto di qualità che tanto servirebbe al Milan in mezzo al campo, ma il suo senso di appartenenza e la funzione di uomo spogliatoio, specie in un momento di transizione come quello che vivono i rossoneri, sono risorse da non sprecare.

Emblematica inoltre la sua capacità di stimolare i tifosi, manifestatasi ancora ieri sera negli ultimi cruciali minuti del match contro il Bologna: segno di un profondo amore per il Milan, un cuore rossonero che a Doha ha esultato come fosse uno dei protagonisti in campo sebbene invece costretto a vedere i compagni lottare, e simbolo di abnegazione in un Milan operaio ma tremendamente generoso e finalmente concreto.

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