Il grande ex: "Gonçalo Ramos spezzerà la maledizione della 9. Rafael Leão resta il più forte, ma i matrimoni possono finire. Paolo Maldini e Leonardo? Dico ..."
Milan, l'arrivo di Leão e Gonçalo Ramos in Australia: che accoglienza dei compagni in hotel
Direttamente dal ritiro di Perth, in Western Australia, una delle leggende più amate della storia recente del Milan ha fatto il punto sul nuovo corso rossonero. Parliamo di Serginho, l'indimenticato "Concorde" brasiliano che ha vestito la maglia del Diavolo per nove stagioni (dal 1999 al 2008), collezionando 281 presenze, 24 gol, 53 assist e ben 8 trofei in bacheca, tra cui uno Scudetto e due Champions League.
Nell'intervista esclusiva concessa all'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, l'ex esterno verdeoro ha toccato tutti i temi più caldi dell'attualità milanista, a partire dall'impatto del nuovo allenatore.
Su Rúben Amorim e il sogno della Seconda Stella
«Ha fatto un lavoro bellissimo allo Sporting Lisbona, poi a Manchester è successo quello che è successo perché lì è difficile ottenere risultati. Mi auguro che qui al Milan Amorim possa trovare il suo modo di giocare, di portare allegria, successi e bel gioco, perché il tifoso rossonero non è abituato solamente alla vittoria. Sta avendo il tempo di adattarsi alla nuova cultura e spero davvero che faccia tornare il Milan a essere protagonista».
Serginho si mostra poi molto ottimista sulle chance scudetto del Diavolo per la stagione che sta per iniziare:
«Io cerco di essere sempre molto positivo e di vedere il bicchiere mezzo pieno. Lo scorso anno il Milan ha avuto una possibilità grandissima di vincere lo Scudetto perché se non avessimo perso tanti punti con le medio-piccole, soprattutto in casa, avremmo lottato fino all’ultima giornata e il campionato non si sarebbe chiuso così, come a febbraio nessuno poteva immaginare. Milan, Juve e Inter devono sempre puntare al massimo. Anche se le altre hanno un gruppo sulla carta più preparato e che gioca insieme da tanto tempo, noi abbiamo una maglia pesantissima. Se il mister farà diventare il Milan una famiglia, dentro il campo e nello spogliatoio, allora ...».
Gonçalo Ramos, la maledizione della 9 e il futuro di Leão
L'attenzione si sposta poi sul nuovo centravanti portoghese, chiamato a raccogliere un'eredità pesante e a sfidare i tabù della storia recente di San Siro:«Io penso che la maledizione della numero 9, come si dice in Italia (sorride, n.d.r.), possa essere interrotta da Ramos. Quella maglia pesa e Pippo Inzaghi ha segnato tanto, anche in finale di Champions ad Atene... Da tifoso del Milan spero proprio che abbiamo trovato l’uomo giusto: al PSG ha dimostrato la sua qualità e mi auguro che sia il centravanti che il club cerca da tanto tempo, uno capace di realizzare parecchie reti. Le capacità per far bene e per confermarsi un giocatore vincente le ha».
Inevitabile una battuta sulla situazione legata a Rafael Leão, ormai giunto agli sgoccioli della sua avventura a Milano:
«Credo che Rafa abbia sempre dimostrato attaccamento alla maglia del Milan, professionalità e che abbia regalato tante emozioni ai tifosi. In queste ultime due stagioni ha avuto tanti alti e bassi, però resta un giocatore importantissimo, per me il più forte di questo gruppo. Mi auguro che lui pensi bene al suo futuro: i matrimoni possono finire, ma sono convinto che finché resterà, darà il massimo. La maglia del Milan è pesantissima e resta sempre... la maglia del Milan. Anche se siamo in un momento un po’ difficile, in cui non ci siamo tolti grandi soddisfazioni e non stiamo giocando in Champions. La decisione finale su cosa fare però spetta solo a lui».
La scommessa Camarda e il retroscena su Ancelotti, Maldini e Leonardo
Tra i giovani talenti rossoneri per il 2026-2027, il brasiliano non ha dubbi su chi scegliere:«Francesco Camarda è quello che mi ha più colpito perché è un bomber e ha fatto belle stagioni anche nel settore giovanile. A Lecce non è gone bene, ma le qualità non si discutono e lo ha dimostrato nell’amichevole contro il Celtic. Mi auguro che possa diventare un giocatore importante anche in questa annata».
Infine, Serginho chiude con due riflessioni amare. La prima sul flop di Carlo Ancelotti con la nazionale brasiliana ai recenti Mondiali:
«Carlo è un allenatore vincente, uno che capisce molto di calcio. Per questo gli avevano rinnovato il contratto prima della Coppa del Mondo ... C’era molta aspettativa su di lui, ma il Brasile non è più quello di un tempo e in Sud America, nel girone di qualificazione, è arrivato al quinto posto, un piazzamento non da Brasile! Grazie ad Ancelotti l’aria attorno alla nazionale era migliorata, ma tanti giocatori in America non erano al top, soprattutto Raphinha, e le avversarie erano più pronte di noi».
«È stato un danno per loro, ma soprattutto per l’Italia e la nazionale italiana, perché aveva trovato due persone oneste e vincenti, due che capiscono di calcio. È inutile parlare della qualità tecnica di Paolo, di quello che ha fatto in campo e fuori da dirigente. Lo stesso vale per Leo, con il Milan e il PSG. Credo che potessero portare avanti questo cambiamento e fare il percorso verso il prossimo Mondiale, ma quando entra di mezzo la politica .... Spero che l'Italia trovi la strada giusta».
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