Studio approfondito del match di San Siro. Come Amorim ha scardinato la difesa del Venezia con i cambi della ripresa e i nodi difensivi ancora da risolvere
Milan-Venezia: Top e Flop rossoneri, le pagelle della partita di 'San Siro'
Il Milan continua con un'altra vittoria: dopo il 2-1 sul campo del Torino i rossoneri di Ruben Amorim vincono anche in casa contro il Venezia. Ecco l'analisi della partita valida per la seconda giornata del campionato di Serie A 2026-27.
La partita in breve
Il Milan vince 2-0 e conquista la seconda vittoria consecutiva in campionato, ancora una volta con due gol arrivati nel secondo tempo.I rossoneri hanno creato diverse occasioni durante la partita, ma sono stati spesso imprecisi sotto porta e hanno faticato a concretizzare quanto creato. Nonostante questo, il risultato è stato portato a casa con due reti di scarto.
Ancora una volta hanno avuto un impatto positivo i cambi effettuati da Amorim, mentre rimangono da rivedere alcune situazioni nella fase difensiva.
Le formazioni di Milan e Venezia e la gestione dei cambi
Milan: Maignan, Gila, De Winter, Pavlović, Chukwueze, Musah, Modrić, Bartesaghi, Loftus-Cheek, Cisse, Gonçalo Ramos.Nella ripresa sono entrati Rabiot e Saelemaekers come trequartisti, Jashari per Modrić in cabina di regia e Gabbia e Estupiñán per Gila e Bartesaghi. Importante segnalare la posizione di Alexis ormai fissa a trequartista e non più esterno tutto campo come la passata stagione.
Venezia: Stankovic; Schingtienne, Bella-Kotchap, Franjic; Hainaut, Perez, Busio, Basic, Haps; Adams, Yeboah.
Nella ripresa sono entrati Halhal al posto dell'infortunato Franjic, Sohm e Correia per Basic e Haps e, infine, Lauberbach e Rrahmani per Yeboah e Kike Perez.
Si è trattato principalmente di cambi ruolo per ruolo che non hanno portato particolari migliorie al gioco del Venezia. Anzi, dopo l'uscita di Yeboah, i ragazzi di mister Stroppa non sono più riusciti a creare occasioni pericolose.
Rispetto alla formazione ipotizzata nel pre-partita, ci sono state due differenze: Basic e Haps, che avevamo indicato come possibili rinforzi a gara in corso, sono invece partiti titolari, mentre Sohm e Correia sono entrati dalla panchina. A tutti gli effetti, quindi, si sono semplicemente invertiti i ruoli. Si tratta di giocatori con caratteristiche simili e la scelta dell'uno o dell'altro non ha modificato particolarmente l'idea tattica iniziale del Venezia.
Come ha giocato il Venezia? La strategia di mister Stroppa
Gli ospiti hanno interpretato la partita come avevamo previsto: tanta attenzione alla fase difensiva e grande intensità nella zona centrale del campo, per poi cercare di ripartire una volta recuperato il pallone.In transizione offensiva il Venezia ha cercato soprattutto la profondità di Adams e Yeboah, con i due attaccanti che hanno provato a sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa rossonera. Interessanti anche gli inserimenti continui delle mezzali nelle azioni offensive dei veneti. In fase di costruzione abbiamo inoltre visto spesso Busio abbassarsi sulla linea dei difensori, mentre il braccetto di sinistra si allargava per dare ampiezza alla manovra.
In fase difensiva, invece, il Venezia ha cercato di creare molta densità, lasciando però in alcune occasioni degli spazi tra i vari difensori. Il Milan ha provato a sfruttarli soprattutto attraverso i palloni filtranti. Quando veniva superata la prima pressione, inoltre, i terzini del Venezia si trovavano spesso fuori posizione, lasciando spazio agli esterni rossoneri.
Interessante anche la prima pressione portata dalla squadra di Stroppa, con i braccetti molto aggressivi nell'uscire in avanti e le mezzali che si alzavano fino alla linea degli attaccanti.
Come ha giocato il Milan? La pazienza tattica di Ruben Amorim
Il Milan ha giocato una partita di sostanza, attenta e soprattutto paziente, visto che il gol non è arrivato subito.Il primo tempo è stato positivo, mentre nella prima parte della ripresa, soprattutto fino al 55esimo minuto, gli ospiti sono riusciti a entrare in campo meglio e a creare qualche occasione. Anche in questo caso, però, alcune situazioni difensive del Milan sono da rivedere.
In fase offensiva è stato cercato spesso l'attaccante che viene incontro per fare da sponda e favorire l'inserimento del trequartista. Con Modrić in campo, il Milan ha costruito principalmente attraverso il centrocampista croato, mentre Musah si è posizionato più alto.
Pavlović, invece, ha avuto grande libertà di avanzare, mentre Gila si è dimostrato molto bravo a portare palla in avanti, superare il primo pressing e creare superiorità. Il gioco è quindi passato spesso dai piedi di Modrić, che ha cercato il cambio di gioco verso gli esterni, le sovrapposizioni e i tagli in profondità.
Dove ha colpito il Venezia: le ripartenze dei veneti
Gli ospiti hanno creato i maggiori pericoli soprattutto in ripartenza e attraverso le sovrapposizioni degli esterni.Una situazione che si è ripetuta più volte è stata quella con il pallone sull'esterno, il centrocampista centrale a sostegno pronto a sovrapporsi oppure ad attaccare lo spazio centrale. Ha creato qualche problema anche la posizione di Yeboah, che non è rimasto fermo in una zona precisa del campo e ha cercato continuamente di muoversi, senza dare punti di riferimento alla difesa rossonera.
Il Milan ha inoltre faticato nella gestione delle seconde palle, altro aspetto sul quale sarà necessario lavorare.
Dove ha colpito il Milan: l'attacco alla profondità e la svolta dei trequartisti
I rossoneri hanno colpito soprattutto attaccando la profondità.Entrambi i gol sono arrivati dopo movimenti in profondità e palloni giocati alle spalle della difesa del Venezia. Ancora una volta si è rivelata importante anche la gestione dei cambi da parte di Amorim. Gli ingressi di Rabiot e Saelemaekers hanno dato maggiore vivacità alla manovra offensiva e, non a caso, proprio dopo i loro ingressi sono arrivati i due gol del Milan.
Bene anche Gila, che ha disputato una partita positiva e ha contribuito alla costruzione della manovra.
Un'altra situazione interessante si è vista con Pavlović: il difensore rossonero riceveva palla, si apriva sull'esterno e, dopo aver ricevuto nuovamente il pallone oppure averlo scaricato sul centrocampista di riferimento, provava ad avanzare.
I duelli chiave: chi li ha vinti?
Avevamo parlato dell'importanza del duello tra l'attacco del Venezia e la difesa del Milan. In questo caso bisogna dire che gli attaccanti del Venezia sono riusciti a mettere in difficoltà la retroguardia rossonera, non tanto per le occasioni create, quanto per i duelli individuali.Adams, infatti, ha vinto diversi confronti fisici con i centrali del Milan, riuscendo spesso a difendere il pallone e a far salire la squadra. Anche la posizione di Yeboah, sempre in movimento e senza rimanere fisso in una zona del campo, ha costretto la difesa rossonera a effettuare diverse letture.
In alcune occasioni Pavlović è stato costretto a seguirlo più da vicino, lasciando momentaneamente la propria posizione. Per quanto riguarda invece il secondo duello, quello tra Gonçalo Ramos e la retroguardia del Venezia, la situazione è stata più equilibrata.
L'attacco della profondità del portoghese è stato ben controllato da Bella-Kotchap, che soprattutto sui palloni giocati in verticale è riuscito a coprire bene la profondità. Dall'altra parte, però, Ramos ha dimostrato di saper proteggere molto bene il pallone e di essere utile alla manovra quando veniva incontro ai compagni. Il portoghese ha inoltre avuto diverse occasioni per rendersi pericoloso.
Possiamo quindi parlare di un pareggio nel duello: Bella-Kotchap ha limitato bene la profondità di Ramos, mentre l'attaccante rossonero è riuscito comunque a essere utile quando ha ricevuto il pallone tra i reparti.
Cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato per il Milan?
Tra gli aspetti positivi ci sono sicuramente le marcature difensive e la capacità di gestire diverse situazioni nella propria area. La prima pressione ha funzionato bene: il Venezia ha avuto difficoltà a uscire palla al piede dalla propria area e spesso è stato costretto a giocare lungo.Positiva anche la costruzione dal basso. In particolare, abbiamo visto più volte Mario Gila uscire palla al piede, saltare il primo avversario e creare superiorità numerica. Anche Pavlović ha cercato spesso di accompagnare l'azione e proporsi in avanti. Non tutte le sue iniziative sono andate a buon fine, ma la sua libertà di avanzare ha rappresentato una soluzione interessante per la manovra rossonera.
Dal punto di vista offensivo, il Milan ha creato tante occasioni, ma ne ha concretizzate poche. La squadra è comunque riuscita a costruire una manovra avvolgente e a mettere più volte in difficoltà la retroguardia del Venezia.
Tra gli aspetti negativi rimane invece qualche problema nella fase difensiva, soprattutto nei rientri. Il caso più evidente è stato quello di Bartesaghi, che in alcune situazioni non è riuscito a rientrare con i tempi giusti. Da rivedere anche la prestazione di Loftus-Cheek, che ha faticato a entrare in partita e ha dato poco supporto alla manovra offensiva.
Infine, un'altra indicazione positiva arriva da Jashari. Al di là dell'episodio dell'autogol, il centrocampista ha disputato un'altra buona partita, confermando quanto già visto contro il Torino. Questo può essere un aspetto molto importante per il suo futuro: poter svolgere una preparazione completa insieme alla prima squadra permette a un giocatore di arrivare all'inizio della stagione in condizioni molto diverse rispetto a chi, per infortuni o altri problemi, è costretto a saltare parte della preparazione.
La chiave tattica, rispettata?
Nella nostra analisi pre-partita avevamo descritto una gara con il Milan chiamato a fare la partita, considerando il maggiore valore tecnico della rosa rispetto agli ospiti. Avevamo inoltre indicato come possibili chiavi offensive la capacità di sfruttare le marcature non sempre precise dei difensori del Venezia e gli spazi sulle fasce.La previsione è stata rispettata. I rossoneri hanno creato numerose occasioni, cercando più volte di attaccare la profondità con la punta o con i giocatori che si inserivano, ma anche attraverso i traversoni in area alla ricerca dell'uomo libero.
Non è un caso che entrambi i gol siano arrivati proprio da situazioni di attacco alla profondità. In occasione della rete del vantaggio, Ramos attacca molto bene lo spazio in profondità e non viene seguito dal proprio marcatore. Solo al momento della conclusione un giocatore ospite prova a intervenire, ma ormai è troppo tardi.
Anche il secondo gol nasce da un taglio in profondità: il movimento permette al giovane centrocampista svizzero di trovarsi a tu per tu con il portiere e di poter concludere indisturbato. In definitiva, la chiave individuata nel pre-partita è stata confermata dal campo: il Milan è riuscito a sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa del Venezia e, soprattutto, la capacità di attaccare la profondità si è rivelata decisiva per arrivare ai due gol.
Le 3 cose da osservare: cosa abbiamo visto?
- I movimenti di Gonçalo Ramos: avevamo indicato come elemento da osservare i movimenti di Ramos incontro al pallone. Il portoghese ha utilizzato spesso questa soluzione, venendo incontro per ricevere, proteggere il pallone e permettere alla squadra di guadagnare metri. Un movimento che ha fatto bene e che ha contribuito alla costruzione di diverse azioni offensive del Milan.
- L'ampiezza degli esterni del Venezia: abbiamo visto molto spesso gli esterni del Venezia mantenere una posizione molto larga, soprattutto sulla sinistra. Prima Haps e poi Correia insieme ad Hainaut hanno occupato frequentemente la linea laterale anche durante la costruzione, dando ampiezza alla manovra e permettendo alle mezzali di attaccare gli spazi. Interessante anche il continuo movimento di Busio in mezzo al campo e di Yeboah, che si è spostato spesso sulla trequarti alla ricerca di palloni giocabili.
- Gli inserimenti di Pavlović: avevamo parlato degli inserimenti di Pavlović e delle marcature non sempre perfette del Venezia. Il difensore rossonero ha sfruttato bene questa situazione. Non è riuscito a trovare il gol, ma in diverse occasioni si è trovato molto alto e vicino alla zona offensiva. Spesso Pavlović riceveva palla e cercava immediatamente l'esterno o il centrocampista di riferimento, per poi continuare la propria corsa in avanti. Non sempre è riuscito a portare palla fino in fondo, ma la sua posizione ha creato diversi problemi alla difesa del Venezia. Quando Pavlović si inseriva, infatti, i difensori veneti erano costretti a scegliere se seguirlo oppure mantenere la propria posizione. In entrambi i casi si poteva creare spazio per un altro giocatore del Milan.
Conclusione: cosa ci lascia questa partita?
Altra vittoria per il Milan e altri due gol arrivati dopo il 60° minuto. Come già successo a Torino, anche questa volta i cambi hanno fatto la differenza, a dimostrazione di come anche chi entra a partita in corso sia subito dentro la partita e pronto a dare il proprio contributo alla squadra.Iniziano inoltre a intravedersi sempre di più le idee di Amorim e i suoi principi di gioco, dalla pressione alta al movimento continuo dei tre giocatori offensivi. È ancora presto, però, per pensare che la squadra abbia assimilato completamente le idee del nuovo tecnico: il Milan deve ancora abituarsi a un calcio più propositivo e offensivo rispetto a quello visto con Allegri nella passata stagione.
Ora arrivano due trasferte molto complicate, prima a Torino contro la Juventus e poi a Roma contro la Lazio. Saranno queste le prime vere prove per capire quanto questo Milan sia già pronto a confrontarsi con squadre di alto livello e quanto i principi di gioco di Amorim possano funzionare anche contro avversari più forti.
(autore Lorenzo Lancini – Occhio al Talento)
© RIPRODUZIONE RISERVATA