Promossi e bocciati di Torino-Milan 1-2. La chiave tattica di Amorim, lo show di Chukwueze, l'impatto di Modric e l'allarme rosso sui calci piazzati
Torino-Milan: top e flop rossoneri, le pagelle / Serie A News
Il Milan comincia nel migliore dei modi il campionato, imponendosi per 2-1 sul campo del Torino.
Dopo una prima fase di studio e adattamento, i rossoneri hanno progressivamente preso il controllo della partita, mostrando buone soluzioni in fase offensiva e ordine quando sono stati chiamati a difendersi.
A decidere la sfida sono stati soprattutto gli spunti individuali di un Chukwueze particolarmente ispirato e l'impatto dei cambi, con Adrien Rabiot protagonista assoluto grazie a un gol e un assist.
Il finale ha però evidenziato alcune problematiche già emerse in passato, in particolare sui calci piazzati e nella gestione degli ultimi minuti.
Formazioni e cambiamenti tattici
Torino
Abate ha confermato il 3-4-2-1 previsto alla vigilia:Mascardi; Comuzzo, Ismajli, Coco; Cacciamani, Fitz-Jim, Gineitis, Pedersen; Casadei, Vlašić; Simeone.
L'unica variazione rispetto alla formazione ipotizzata alla vigilia è stata la presenza di Ismajli al posto di Cömert.
Nel secondo tempo sono entrati Njie per Simeone, Adams per Casadei, Fortini per Pedersen e Kulenović per Comuzzo.
Milan
Anche Amorim ha confermato il 3-4-2-1:Maignan; Pavlović, De Winter, Gila; Estupiñán, Jashari, Musah, Chukwueze; Cissé, Loftus-Cheek; Ramos.
Nella ripresa sono entrati prima Rabiot e Modrić, rispettivamente al posto di Loftus-Cheek e Jashari. Successivamente hanno fatto il loro ingresso Saelemaekers, Bartesaghi e Gabbia, rispettivamente per Cissé, Estupiñán e Gila.
Proprio l'ingresso di Rabiot e Modrić ha avuto un peso importante sull'andamento della gara.
Come ha giocato il Torino
La costruzione dei granata ha confermato quanto osservato durante l'analisi pre-partita.Fitz-Jim si abbassava frequentemente sulla linea dei difensori, mentre i braccetti si allargavano per permettere al Torino di costruire con maggiore ampiezza.
Il pressing intenso del Milan ha però limitato la possibilità dei padroni di casa di sviluppare la propria manovra dal basso. In molte occasioni il Torino è stato quindi costretto a ricorrere al lancio lungo, cercando soprattutto Casadei o Simeone come riferimenti offensivi. Entrambi, tuttavia, hanno avuto difficoltà a difendere il pallone e permettere alla squadra di risalire.
Interessante, invece, la soluzione adottata sui rinvii dal fondo: Cacciamani si posizionava molto vicino alla linea dell'attaccante, pronto a sfruttare la propria velocità su una eventuale spizzata.
Anche l'analisi su Vlašić ha trovato conferma. Come previsto alla vigilia, il croato si è mosso continuamente senza palla, cercando di non dare punti di riferimento alla difesa rossonera e venendo spesso incontro al pallone per favorire gli inserimenti degli esterni, soprattutto di Pedersen sulla fascia destra.
Come ha giocato il Milan
Il Milan ha impostato la propria costruzione attraverso una struttura 3+1, coinvolgendo i tre difensori e il play di centrocampo: Jashari nella prima parte della gara e Modrić dal 55' minuto.Da questa struttura i rossoneri hanno sviluppato il gioco attraverso diverse soluzioni.
In alcune occasioni il Milan ha cercato di aprire il campo e sfruttare l'ampiezza degli esterni; in altre ha preferito cambiare rapidamente il lato dell'azione, cercando di sorprendere una difesa ancora non schierata.
Non sono mancate nemmeno le verticalizzazioni, soprattutto verso i trequartisti e la punta, spesso abili a venire incontro per ricevere il pallone e favorire la risalita della squadra.
La superiorità è stata però cercata soprattutto sul lato destro dell'attacco, dove la velocità e la capacità nell'uno contro uno di Samuel Chukwueze hanno creato diversi problemi alla retroguardia granata.
Nel complesso, il Milan ha cercato di attaccare attraverso le sovrapposizioni, i movimenti in profondità, il recupero alto del pallone e una presenza offensiva con molti uomini.
In fase difensiva i rossoneri hanno disputato una partita attenta, concedendo poche occasioni al Torino fino agli ultimi minuti.
Proprio il finale ha però riproposto due problematiche già emerse in passato: la gestione dei calci piazzati e un calo di attenzione quando la partita sembrava ormai sotto controllo.
Dove il Milan ha colpito
Le indicazioni dell'analisi pre-partita hanno trovato diverse conferme.Il Milan ha saputo approfittare delle difficoltà del Torino nella costruzione dal basso, portando una pressione alta che in diverse occasioni ha costretto i granata a giocare lungo.
Ancora più importante è stata però la capacità dei rossoneri di sfruttare gli inserimenti dei trequartisti e gli spazi lasciati dalla retroguardia avversaria.
Il primo gol nasce proprio da questa situazione: Rabiot si allarga, riceve e trova con un cross Cissé, lasciato libero di inserirsi.
Poco dopo arriva il raddoppio, ancora una volta grazie a un inserimento del francese, che sfrutta alla perfezione l'assist di Chukwueze.
Si tratta inoltre di una soluzione già vista nell'ultima amichevole contro il Manchester United, quando proprio gli inserimenti avevano portato ai gol di Cissé e Ramos.
Il Milan ha quindi mostrato di avere già alcune soluzioni offensive che sembrano essere state provate e consolidate durante il precampionato.
Dove il Torino ha fatto male
Anche in questo caso, alcune delle situazioni individuate alla vigilia si sono effettivamente manifestate.Il pericolo maggiore è arrivato sui calci piazzati, situazione nella quale il Torino si è reso pericoloso in più occasioni e dalla quale è arrivato anche il gol che ha riaperto la partita.
Un'altra situazione problematica è stata rappresentata dai palloni giocati in profondità verso gli esterni.
Estupiñán, in particolare, in alcune occasioni si è fatto trovare fuori posizione, lasciando spazio alle iniziative degli avversari.
Nel finale, inoltre, l'ingresso di un Njie particolarmente brillante ha aumentato la pressione del Torino. La sua capacità di attaccare gli spazi e creare strappi sulla fascia ha messo in difficoltà la difesa rossonera proprio nel momento in cui il Milan ha abbassato il livello di attenzione.
I duelli chiave: chi li ha vinti?
Nell'analisi pre-partita avevamo individuato alcuni duelli che avrebbero potuto avere un peso importante sull'andamento della sfida. Dopo 90 minuti, possiamo verificarne l'esito.I difensori del Milan contro Simeone
Il duello è stato vinto dai rossoneri e, in particolare, da De Winter.Il centrale del Milan è riuscito a limitare i movimenti dell'attaccante argentino, impedendogli di sfruttare con continuità la profondità e rendendogli difficile difendere i palloni giocati direttamente verso di lui.
Gli esterni del Milan contro quelli del Torino
Sulla fascia destra il confronto tra Chukwueze e Cacciamani ha premiato nettamente il rossonero.Chukwueze ha attaccato con continuità il giovane esterno granata, sfruttando la propria velocità e la capacità nell'uno contro uno. Anche quando Cacciamani ha provato a spingersi in avanti, il nigeriano è riuscito a limitarne l'incidenza.
Sul lato opposto il duello ha invece sorriso a Pedersen. L'esterno norvegese è riuscito a rendersi più pericoloso in fase offensiva, svolgendo allo stesso tempo un lavoro ordinato nella propria metà campo contro Estupiñán.
I trequartisti del Milan contro il primo costruttore del Torino
Alla vigilia avevamo ipotizzato che Amorim potesse utilizzare uno dei due trequartisti per limitare direttamente il principale costruttore granata.Questo non è avvenuto in maniera fissa.
Il pressing del Milan è stato piuttosto corale e orientato alla zona, con l'obiettivo di togliere linee di passaggio e impedire al Torino di costruire con facilità.
La soluzione ha comunque funzionato: i granata sono stati spesso costretti a saltare la prima linea di pressione con il pallone lungo, perdendo così parte della qualità nella costruzione.
La chiave tattica: confermata o smentita?
La chiave tattica individuata alla vigilia era chiara: quale delle due squadre sarebbe riuscita a sfruttare meglio il pressing avversario?La partita ha confermato questa lettura.
Il Milan ha più volte indirizzato la costruzione del Torino verso il pallone lungo, grazie a una pressione organizzata che ha limitato le possibilità di gioco dei padroni di casa.
I rossoneri, invece, sono riusciti più volte a superare la pressione granata e ad attaccare gli spazi lasciati alle proprie spalle.
Non è quindi casuale che una delle situazioni decisive della partita sia nata proprio da un recupero alto: Musah ha rotto la prima linea di pressione del Torino avanzando fino al limite dell'area e contribuendo a creare i presupposti per il vantaggio rossonero.
La chiave individuata alla vigilia è stata quindi confermata: la squadra che è riuscita a gestire meglio i momenti di pressione e transizione ha avuto il controllo della partita.
Le 3 cose da osservare: cosa abbiamo visto?
1. Le sovrapposizioni degli esterni del Milan
Il gioco rossonero si è sviluppato soprattutto sulla fascia destra, dove Chukwueze ha trovato spesso spazio per attaccare Cacciamani.Il giovane esterno granata si è trovato in alcune occasioni in ritardo o fuori posizione, costringendo Casadei o Comuzzo ad allargarsi per intervenire sul nigeriano.
Questo ha inevitabilmente creato ulteriori spazi per gli altri uomini offensivi del Milan.
2. I movimenti di Vlašić e Casadei
Come previsto, i due trequartisti granata hanno cercato continuamente di muoversi e adattare la propria posizione per non offrire punti di riferimento alla difesa rossonera.La loro mobilità, tuttavia, non è riuscita a trasformarsi in una vera fonte di pericolo.
Il Milan ha gestito bene i loro movimenti, impedendo loro di trovare con continuità zone pericolose tra le linee.
3. Modrić e Fitz-Jim
Il confronto tra i due giocatori che hanno avuto un ruolo importante nella costruzione delle rispettive squadre ha premiato nettamente il rossonero.I play del Milan hanno avuto maggiore influenza sul possesso e sulla gestione della partita, mentre Fitz-Jim è stato spesso costretto a giocare in condizioni di pressione o a ricorrere al pallone lungo.
Cosa ha funzionato e cosa no per il Milan
I primi 90 minuti ufficiali hanno lasciato diverse indicazioni positive, ma anche alcuni aspetti sui quali sarà necessario lavorare.Cosa non ha funzionato
Il principale campanello d'allarme riguarda ancora una volta i calci piazzati. Il Torino è riuscito a creare diversi pericoli e ha trovato proprio da una situazione da fermo il gol che ha riaperto la partita.Da migliorare anche la gestione dei palloni giocati in profondità verso gli esterni, con alcune situazioni in cui la linea difensiva rossonera non è riuscita a mantenere il giusto posizionamento.
Infine, resta il problema della gestione degli ultimi minuti. Anche con un vantaggio rassicurante, il Milan non può permettersi di abbassare l'attenzione e concedere agli avversari la possibilità di rientrare in partita.
Cosa ha funzionato
Sono invece diverse le note positive.Gila, Musah e Jashari hanno offerto prestazioni convincenti e hanno mostrato di essere già pronti per l'inizio del campionato.
Chukwueze è stato particolarmente brillante, mettendo in mostra intraprendenza, velocità e anche un buon sacrificio nella fase difensiva.
Da sottolineare anche l'esordio da sogno del giovane Cissé, protagonista del primo gol.
I cambi hanno inoltre avuto un impatto importante: l'ingresso di Rabiot e Modrić ha dato maggiore qualità ed esperienza alla squadra, con il francese decisivo con un gol e un assist.
Positiva anche la prestazione di Ramos, bravo a muoversi incontro al pallone e a difenderlo, mentre il giro palla del Milan è apparso più fluido e meno macchinoso rispetto alle prime uscite del precampionato.
Cosa ci lascia questa partita
Il Torino si è dimostrato un avversario competitivo e, soprattutto nel finale, ha dimostrato di poter creare problemi ai rossoneri.Dopo una prima fase di adattamento, però, il Milan ha iniziato a imporre il proprio gioco, sfruttando le proprie caratteristiche migliori e mettendo progressivamente in difficoltà i granata.
Questi primi 90 minuti hanno lasciato alcuni concetti chiari sul tipo di calcio che Amorim vuole imporre alla squadra: una prima pressione aggressiva, un giro palla rapido e di qualità e la ricerca di soluzioni per attaccare gli spazi lasciati dagli avversari.
Allo stesso tempo, il finale ha ricordato che c'è ancora molto da migliorare, soprattutto nella gestione dei calci piazzati e dei momenti conclusivi delle partite.
La stagione è appena iniziata, ma il primo passo è sicuramente positivo. E, come si dice in questi casi, chi ben comincia...
(analisi di Lorenzo Lancini)
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