Dall'ombra di Ralf Rangnick alla caccia ai manager con i fogli Excel: l'azzeramento dell'italianità operato dalla proprietà americana è una bestialità strategica che calpesta l'eredità vincente del Cavaliere.
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Milan, Cardinale lascia l'hotel a Milano: pronto a volare per Vienna | PM
Nel giorno del terzo anniversario della scomparsa di Silvio Berlusconi, la riflessione sul destino del Milan si sposta inevitabilmente dai sentimenti alle scelte di campo. C'è una strana, quasi inspiegabile ossessione nella Milano rossonera di oggi: l'idea che per vincere nel calcio moderno si debba per forza cancellare il passato e importare modelli preconfezionati dall'estero.
La follia degli head hunters americani e la spending review
L'algoritmo di ricerca impostato dagli head hunters — l'ennesima follia aziendalista americana applicata a una società di calcio — sembra avere un filtro ben preciso: escludere ogni traccia di italianità. È una vera e propria bestialità strategica. Si selezionano dirigenti, scout e professionisti con i fogli Excel alla mano, azzerando l'imprinting, il senso di appartenenza e la conoscenza profonda delle dinamiche della Serie A. E così ci siamo fatti scappare uno come Giovanni Carnevali, nuovo dirigente della Juventus. Uno dei pochi AD in circolazione con curriculum, esperienza, idee e una lunga gavetta alle spalle. Ma a noi, no: faceva schifo.Modello RedBull e l'ombra di Ralf Rangnick: perché cambiare pelle?
Il cosiddetto modello RedBull sarà anche interessante dal punto di vista del player trading e della valorizzazione dei giovani, e l'ombra di un teorico come Ralf Rangnick affascina i puristi della lavagna tattica. Ma una domanda sorge spontanea: perché il Milan deve cambiare pelle e imprinting quando un DNA vincente, europeo e glorioso ce l'ha già scritto nella propria bacheca?Devono arrivare i tedeschi o gli spagnoli a insegnarci come si vince?
C'è un limite al senso di colonizzazione culturale che la tifoseria può sopportare. Davvero devono arrivare i professori tedeschi o i manager spagnoli per spiegarci come si fa calcio ad alti livelli e come si trionfa in Europa? Il Milan non ha bisogno di maestri d'importazione. Quando si decide di copiare nel mondo degli affari o dello sport, si copia dai migliori. E il migliore in assoluto, il calcio italiano e mondiale, lo ha avuto seduto sulla poltrona presidenziale di via Turati per trent'anni: Silvio Berlusconi. Ne abbiamo parlato già diffusamente, se volete potete riprendere l'articolo di oggi.Lo zoccolo duro italiano: la vera lezione del Cavaliere
I successi planetari del Milan di Berlusconi non sono nati dai database di qualche agenzia di scommesse o di scouting anglosassone. Sono nati da una visione calcistica chiarissima, fondata su un solido zoccolo duro di calciatori italiani. Era l'anima della squadra (i Baresi, i Maldini, i Costacurta, i Tassotti, fino ai Gattuso, Pirlo e Nesta) che accoglieva e valorizzava i fuoriclasse stranieri. Oggi quell'anima è stata abolita in nome di una spending review tecnica che rischia di farci ridere dietro dalle rivali storiche. C'era una famosa coreografia del Milan che sfotteva l'Inter in maniera brutale: "Realizziamo i vostri sogni". Oggi, ahimè, la situazione è praticamente ribaltata. E lo diciamo con il groppo in gola.Rispettate la storia: la tradizione non si cancella con un algoritmo
Il calcio italiano ha dinamiche uniche, fatte di passioni, pressioni mediatiche, furbizia tattica e valori umani. Gestire il Milan come se fosse una franchigia della NBA o del baseball americano è l'errore più grave che la proprietà attuale possa commettere. Il Milan ha una storia monumentale e questa storia va difesa e rispettata. Copiate da Berlusconi invece di inventarvi ricette improbabili fatte di numeri freddi. Il milanismo è una questione di cuore e di ambizione, e la memoria di chi ci ha resi grandi non si cancella con un click.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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