Trent'anni di presidenza e 29 trionfi. Tutti bellissimi, tutti da ricordare. Ne abbiamo scelti dieci, i più belli secondo noi. Ecco quali sono.
<strong>SCUDETTO 1991/92</strong>
Via Sacchi, dentro Capello: questa fu la decisione della dirigenza di via Turati al termine della stagione 1990-91. Nonostante le vittorie in Supercoppa europea e in Coppa Intercontinentale, arrivò un altro 2° posto in campionato e l’eliminazione in Coppa dei Campioni contro il Marseille (con aggiunta squalifica per il rifiuto di continuare la gara di ritorno), e il quadriennio sacchiano si chiuse con la convinzione, di alcuni addetti ai lavori, che si fosse concluso anche il ciclo milanista. In estate tornarono a Milanello Demetrio Albertini (reduce dal prestito al Padova) e Aldo Serena, mentre il resto della squadra è confermato. In campionato, fin dalle prime giornate, si capisce che la favorita numero è proprio il Milan: la Sampdoria, campione uscente, dà priorità alla Coppa dei Campioni, Inter e Napoli sono alla fine del loro vittorioso ciclo (per i partenopei è il primo campionato senza Maradona), mentre la Juventus non riuscì a tenere il passo e, dopo aver chiuso il girone di andata con 3 punti di vantaggio, il divario tra le due rivali aumentò progressivamente. Alla vigilia della terzultima giornata il Milan, con 6 punti di vantaggio, è impegnato a Napoli, mentre i bianconeri giocano a Parma. Nel primo tempo Rijkaard segna il gol dello 0-1, pareggiato da Blanc nella ripresa, mentre la squadra di Trapattoni non va oltre lo 0-0. I due pareggi significano Scudetto con due domeniche d’anticipo, ma non basta ancora: le successive vittorie contro Verona (4-0) e Foggia (8-2 fuori casa) consentono a Marco van Basten di vincere la classifica marcatori con 25 reti, e al Milan di diventare la prima squadra campione d’Italia senza perdere una partita (22 vittorie e 12 pareggi su 34 giornate), la seconda nella storia della Serie A considerando il Perugia del 1978-79 (arrivato però 2°). Il ciclo vittorioso milanista non si era affatto concluso, anzi il bello doveva ancora venire, e per Fabio Capello miglior esordio non poteva essere.
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