Rúben Amorim ha rinnegato il dogma delle 313 panchine in carriera: contro il Lecce ha cambiato modulo e ridisegnato le fasce per aiutare Samuel Chukwueze
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L'etichetta di tecnico intransigente e tatticamente rigido, quasi al limite del "talebano", sembrava dover accompagnare l'avventura di Rúben Amorim sulla panchina del Milan. Fin dal suo arrivo a Milano, l'allenatore portoghese aveva ribadito la volontà di perseguire le proprie idee fino in fondo in Serie A. Tuttavia, come sottolineato dall'edizione odierna di Tuttosport, il rotondo successo interno per 3-0 contro il Lecce ha mostrato una spiccata e inattesa metamorfosi strategica, smentendo chi lo considerava un allenatore poco malleabile.
Il dato storico d'altronde parlava chiaro: nelle 313 partite ufficiali disputate in carriera alla guida di Sporting Braga, Sporting Lisbona, Manchester United e Milan, soltanto in un paio di occasioni le squadre di Amorim avevano iniziato un match con la difesa a quattro. Contro la formazione salentina, invece, dopo una partenza legata al collaudato 3-4-2-1, il tecnico lusitano ha sorpreso tutti cambiando l'assetto in corsa e passando a un fluido 4-2-3-1 (trasformatosi a tratti in un 4-4-2 a seconda dei movimenti offensivi di Christian Pulisic).
La mossa vincente a scacchi contro Eusebio Di Francesco
A colpire particolarmente gli addetti ai lavori è stata l'inedita impostazione dei rossoneri in fase di possesso palla. Amorim ha ridisegnato le catene laterali per ottimizzare le risorse a disposizione: a destra Mario Gila si è allargato quasi a fare il terzino puro, una mossa che ha sollevato Samuel Chukwueze da sfiancanti ripiegamenti difensivi di ottanta metri. Sul binario mancino, invece, Pervis Estupiñán è rimasto bloccato in una posizione più bassa, lasciando la fascia libera per le folate di Alexis Saelemaekers prima e del subentrato Diego Moreira poi.In un calcio moderno dove i numeri contano meno dell'occupazione degli spazi e dei princìpi di gioco, questo Milan fluido rappresenta una svolta assoluta. Nelle prime cinque uscite stagionali tra campionato ed Europa League, il Diavolo era sempre rimasto ancorato al proprio sistema originario dall'inizio alla fine del match. Amorim ha dimostrato di aver studiato attentamente i precedenti dell'anno scorso e le contromisure di Eusebio Di Francesco, vincendo nettamente il duello strategico sulla lavagna tattica.
Evoluzione o eccezione? Il futuro tattico del Diavolo
La fluidità e l'atteggiamento propositivo ammirati a San Siro aprono adesso scenari molto interessanti in vista dei prossimi impegni. La sosta per le Nazionali servirà allo staff tecnico per approfondire questi nuovi meccanismi e capire se la metamorfosi vista contro i pugliesi sia stata solo un accorgimento isolato, studiato ad hoc per quel determinato avversario, o l'inizio di una svolta permanente.© RIPRODUZIONE RISERVATA