Serginho: “Potevo andare alla Lazio, ma il mio sogno era il Milan”

Intervenuto in diretta Instagram con Carlo Pellegatti, l’ex rossonero Serginho ha ripercorso la sua carriera al Milan

di Alessio Roccio, @Roccio92
Serginho Milan

MILAN NEWS – Intervenuto in diretta Instagram con Carlo Pellegatti, l’ex rossonero Serginho ha ripercorso la sua carriera al Milan.

Sul suo arrivo: “Nel ’99 venne Braida a vedermi in Brasile in semifinale di coppa brasiliana. All’andata feci due gol mentre al ritorno non giocai per infortunio. Lui era lì, e il giorno dopo lo incontrai. In quel momento però il Sao Paulo aveva lo sponsor ‘Cirio’ e la Lazio aveva la prelazione su ogni calciatore. Però io decisi di andare al Milan, il mio desiderio fin da quando ero bambino. Inizialmente col 3-5-2 di Zaccheroni avevo difficoltà perché lui non amava il terzino che spingeva troppo. Ho avuto anche i miei problemi fisici, ma poi dopo ho avuto tranquillità per lavorare molto bene”.

Sull’11 maggio 2001: “Fare parte di quella serata è stato magico. Noi sappiamo l’importanza del derby, una partita che tutti l’aspettano. In quel momento mai avrei creduto di vincere di 6-0, però abbiamo avuto la fortuna e la felicità anche se la squadra non era in un gran momento di partecipare ad un momento così storico. Derby di Champions? Sapevamo che sarebbe stato difficile, c’era tanta tensione. Però eravamo una squadra pronta per vivere quel momento e pronta per vincere. Ricordo che Carlo parlò 2 minuti nella riunione tecnica, bastava un’occhiata, perché era una squadra prontissima. Eravamo tranquilli”.

Sui brasiliani al Milan: “Kakà? Già lo seguivo al San Paolo. Quando arrivò aveva davanti campioni ma lui dimostrò di avere tantissima qualità, era uno che vinceva la partita da solo. Ne ho visti pochi come lui nella mia carriera. Sinceramente non me lo aspettavo che si integrasse cosi velocemente al Milan. Rivaldo? Ricordo la finale di Coppa Italia contro la Roma 3 giorni dopo Manchester. Era una serata magica e sul 2-0 per loro abbiamo avuto la fortuna del gol di Rivaldo. Non so perché sinceramente al Milan non sia riuscito a trovare il suo spazio. Lui insieme a Redondo sono stati quelle che sono mancati in quel Milan vincente”.

Sullo Scudetto del 2004: “Eravamo un gruppo forte, che però ha vinto poco per quello che eravamo. Il nostro pensiero non era il campionato ma fare la storia in Champions League. Noi sentivamo tanto le grandi partite in Italia, ma con le piccole facevamo fatica perché avevamo il pensiero all’Europa. Abbiamo fatto tanto, ma potevamo fare di più”.

Sulle vittorie del 2007: “Dopo Istanbul per noi è stata una rimonta molto difficile, in tanti pensavano fosse finito il ciclo. Berlusconi e Galliani hanno creduto in quel gruppo ancora una volta. Eravamo ancora convinti di poter vincere e lo abbiamo dimostrato”.

Sulla gara di addio: “Difficile. Lì finisce una vita da sportivo e iniziava una vita da uomo. Trovare nella vita lavorativa una soddisfazione come quella che mi ha dato il calcio credo sia impossibile. Lasciare Milano e i miei compagni dopo 10 anni non fu facile, però come sempre tutto ha un inizio e una fine”.

Su Theo Hernandez: “Il Milan oggi non vive un periodo positivo, quindi troverà delle difficoltà. Gli inserimenti li fa molto con la palla perché non ha molti appoggi. Nel momento in cui potrà fare gli inserimenti senza palla potrà crescere ancora di più. Con Rebic, infatti, è cresciuto tanto perché ha un riferimento davanti a lui”.

Su Pato: “E’ sempre stato un giocatore con grandissima qualità. Quello che mi è dispiaciuto di più sono stati gli infortuni, si allenava bene e forse probabilmente è stato l’aumento della massa muscolare. Lui poteva arrivare tra i top 5 al mondo”.

Su Everton: “Tecnicamente è molto forte, nell’uno contro uno è devastante. E’ il giocatore di riferimento del campionato brasiliano da diversi anni. Credo sia prontissimo per il campionato italiano”.

Su Paquetà: “Ha grandissima qualità e fino ad oggi non ha ancora trovato il suo ruolo. Io l’ho seguito tanto in Brasile ed era un giocatore con più fiducia e serenità. Al Milan ancora non l’ha trovata, ma quando la troverà sarà un protagonista”.

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