Savicevic duro sul Milan: "Errore non vendere Leao. Krosche? Ecco cosa dico"

Savicevic duro sul Milan: "Errore non vendere Leao. Krosche? Ecco cosa dico"

L'ex rossonero Savicevic ha rilasciato una lunga intervista: dalle questioni rossonere al Mondiale...

- Milano

Ci sono dei giocatori che hanno legato il proprio nome ad un'estetica irripetibile, fatta di veri e propri colpi di genio e accelerate. Dejan Savicevic, ex calciatore rossonero, era tutto questo messo insieme: imprevedibile ed imprendibile per i difensori. Oggi, lontano dai campi da calcio e direttamente da Miami l'ex fuoriclasse rossonero ha voluto rilasciare una lunga intervista ai microfoni de 'La gazzetta dello Sport'.

Savicevic: "Milan fuori dalla Cham­pions? Triste…

L'amarezza per il crollo dei rossoneri, che hanno perso la qualificazione in Champions League all'ultima giornata, è ancora visibile. Savicevi, infatti, ha voluto analizzare l'accaduto senza giri di parole:

«Non me l’aspet­tavo. A un certo punto della sta­gione, con­si­de­ravo scon­tato entrare in Cham­pions, poi mi sono ritro­vato 5° all’improv­viso. Se mi piacevano le partite? Mah, la colpa per me è stata più dei gio­ca­tori che dell’alle­na­tore. Mi spiace per Alle­gri che sia finita così: è bravo, non meri­tava tutto que­sto».

Montenegro v Kazakhstan - FIFA 2018 World Cup Qualifier

Successivamente, l'ex calciatore rossonero ha voluto parlare di mercato, indicando nel destino di Rafael Leao il vero spartiacque mancato della gestione della proprietà americana. Secondo Savicevic, il vero errore è stato proprio non vendere il portoghese.

«Non ven­dere Leao. Io non capi­sco quel ragazzo. Dicono che sia inte­res­sato più alla musica che al cal­cio e io non so se sia vero. Di sicuro, lo lasce­rei andare. Mi sem­bra che sarebbe meglio per tutti».

Sull'immobilismo societario del Milan, club he ha pensato seriamente di pagare un'indennizzo all'Eintracht per liberare Krosche e Hardung, il 'Genio' ha dichiarato:

«Pagare per Krösche? Andiamo… non è mica Ance­lotti».

Direttamente dal suo osservatorio di Miami, Savicevic si sta godendo con molta tranquillità lo spettacolo di Mondiali di calcio, ammettendo di essersi dovuto ricredere sul nuovo formato extralarge della FIFA. A finire nuovamente sotto ai riflettori è stato Lionel Messi, mentre Cristiano Ronaldo sta un po' arrancando:

«Voglio aspet­tare a dare un giu­di­zio su que­sta for­mula con tante squa­dre. Ero scet­tico anche sulla nuova Cham­pions con il grande girone ma in que­sti due anni è stata bella. Alla fine, in que­sto mondo con­tano i gua­da­gni e biso­gna far­sene una ragione. Non si può accon­ten­tare tutti. Chi arriverà in semifinale? La Fran­cia. Mbappé mi sem­bra sem­pre il più forte. Messi? Devo dire che non pen­savo che potesse ancora gio­care così in un Mon­diale. Ha avuto ragione lui, anche se due dei suoi tre gol sono del figlio di Zidane, il por­tiere dell’Alge­ria. In que­sti giorni sto vedendo troppi errori dei por­tieri, non so se per colpa dei pal­loni o per altro.

Ronaldo in difficoltà? Dai, se non capi­sci que­sta cosa, non capi­sci di cal­cio. Messi è sem­pre stato 70% talento e 30% appli­ca­zione, Cri­stiano il con­tra­rio. Con l’età che avanza, il fisico cala e solo il talento può tenerti in piedi. Già in Qatar 4 anni fa, Cri­stiano non aveva fatto bene... Io dico che dovrebbe smet­tere con la nazio­nale e con­cen­trarsi sul club. Potrebbe arri­vare a mille gol e non rovi­nare il rap­porto con la gente. È una legge della vita: la gente ricorda sem­pre l’ultima cosa che hai fatto, non tutte le altre».

Alla fine del 'paragone' Messi-Ronaldo, il Genio ha voluto rivolgere un pensiero anche a Vincenzo Montella e alla sua Turchia, prima eliminata della competizione:

«Mi dispiace per Mon­tella che è uscito con la Tur­chia, con me è sem­pre stato gen­tile. Quando alle­nava il Milan, por­tai 40 alle­na­tori a vedere i suoi alle­na­menti e lui accettò senza pro­blemi. È uno dei pochi tec­nici ita­liani con men­ta­lità offen­siva».

La crisi del calcio Italiano

Mentre l'Italia si interroga sulle prossime elezioni, in programma domani 22 giugno, Savicevic sentenzia che un cambio di poltrone non sposterà per niente i problemi strutturali del nostro calcio:
"Non cam­bierà nulla, che cosa può cam­biare una per­sona? Il pro­blema non è il pre­si­dente fede­rale, sono i gio­ca­tori, il modo di alle­narli. I ragazzi non drib­blano più. Fanno due toc­chi e poi gio­cano la palla sull’esterno. Così non migliori mai. E poi nel cal­cio ita­liano è cam­biato tutto. Avete sem­pre avuto grandi por­tieri e grandi difen­sori, ma adesso dove sono andati a finire?».

La critica, inoltre, tocca da vicino anche la gestione dei vari giovani talenti nel nostro campionato. Nella chiacchierata l'ex rossonero usa l'esempio di Adzic, giocatore della Juventus:

«C’era Adzic ma ha gio­cato troppo poco nella Juve. Dopo il gol all’Inter, mi aspet­tavo che diven­tasse tito­lare o avesse tanto spa­zio, invece nulla... Lento? Calma. Prima fac­cia­molo gio­care, poi vediamo. Troppo facile dire ora che è lento».

In chiusura, il Genio ha voluto terminare la chiacchierata con un ricordo del Savicevic calciatore. L'ex rossonero, infatti, si è voluto descrivere:

«Io ho sem­pre drib­blato, molto più in strada che in campo. Ho comin­ciato a gio­care per dav­vero solo a 15 anni, prima facevo sol­tanto cal­cetto e cal­cio di strada. Vi rac­conto que­sta: una volta, quando avevo 12 anni, mi sono alle­nato per due mesi con una squa­dra, poi hanno cam­biato l’alle­na­tore e mi hanno messo fuori squa­dra. Non ho mai capito per­ché...».

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