L'ex rossonero Savicevic ha rilasciato una lunga intervista: dalle questioni rossonere al Mondiale...
Ci sono dei giocatori che hanno legato il proprio nome ad un'estetica irripetibile, fatta di veri e propri colpi di genio e accelerate. Dejan Savicevic, ex calciatore rossonero, era tutto questo messo insieme: imprevedibile ed imprendibile per i difensori. Oggi, lontano dai campi da calcio e direttamente da Miami l'ex fuoriclasse rossonero ha voluto rilasciare una lunga intervista ai microfoni de 'La gazzetta dello Sport'.
Savicevic: "Milan fuori dalla Champions? Triste…
L'amarezza per il crollo dei rossoneri, che hanno perso la qualificazione in Champions League all'ultima giornata, è ancora visibile. Savicevi, infatti, ha voluto analizzare l'accaduto senza giri di parole:«Non me l’aspettavo. A un certo punto della stagione, consideravo scontato entrare in Champions, poi mi sono ritrovato 5° all’improvviso. Se mi piacevano le partite? Mah, la colpa per me è stata più dei giocatori che dell’allenatore. Mi spiace per Allegri che sia finita così: è bravo, non meritava tutto questo».
Successivamente, l'ex calciatore rossonero ha voluto parlare di mercato, indicando nel destino di Rafael Leao il vero spartiacque mancato della gestione della proprietà americana. Secondo Savicevic, il vero errore è stato proprio non vendere il portoghese.
«Non vendere Leao. Io non capisco quel ragazzo. Dicono che sia interessato più alla musica che al calcio e io non so se sia vero. Di sicuro, lo lascerei andare. Mi sembra che sarebbe meglio per tutti».
Sull'immobilismo societario del Milan, club he ha pensato seriamente di pagare un'indennizzo all'Eintracht per liberare Krosche e Hardung, il 'Genio' ha dichiarato:
«Pagare per Krösche? Andiamo… non è mica Ancelotti».
Direttamente dal suo osservatorio di Miami, Savicevic si sta godendo con molta tranquillità lo spettacolo di Mondiali di calcio, ammettendo di essersi dovuto ricredere sul nuovo formato extralarge della FIFA. A finire nuovamente sotto ai riflettori è stato Lionel Messi, mentre Cristiano Ronaldo sta un po' arrancando:
«Voglio aspettare a dare un giudizio su questa formula con tante squadre. Ero scettico anche sulla nuova Champions con il grande girone ma in questi due anni è stata bella. Alla fine, in questo mondo contano i guadagni e bisogna farsene una ragione. Non si può accontentare tutti. Chi arriverà in semifinale? La Francia. Mbappé mi sembra sempre il più forte. Messi? Devo dire che non pensavo che potesse ancora giocare così in un Mondiale. Ha avuto ragione lui, anche se due dei suoi tre gol sono del figlio di Zidane, il portiere dell’Algeria. In questi giorni sto vedendo troppi errori dei portieri, non so se per colpa dei palloni o per altro.
Ronaldo in difficoltà? Dai, se non capisci questa cosa, non capisci di calcio. Messi è sempre stato 70% talento e 30% applicazione, Cristiano il contrario. Con l’età che avanza, il fisico cala e solo il talento può tenerti in piedi. Già in Qatar 4 anni fa, Cristiano non aveva fatto bene... Io dico che dovrebbe smettere con la nazionale e concentrarsi sul club. Potrebbe arrivare a mille gol e non rovinare il rapporto con la gente. È una legge della vita: la gente ricorda sempre l’ultima cosa che hai fatto, non tutte le altre».
Alla fine del 'paragone' Messi-Ronaldo, il Genio ha voluto rivolgere un pensiero anche a Vincenzo Montella e alla sua Turchia, prima eliminata della competizione:
«Mi dispiace per Montella che è uscito con la Turchia, con me è sempre stato gentile. Quando allenava il Milan, portai 40 allenatori a vedere i suoi allenamenti e lui accettò senza problemi. È uno dei pochi tecnici italiani con mentalità offensiva».
La crisi del calcio Italiano
Mentre l'Italia si interroga sulle prossime elezioni, in programma domani 22 giugno, Savicevic sentenzia che un cambio di poltrone non sposterà per niente i problemi strutturali del nostro calcio:"Non cambierà nulla, che cosa può cambiare una persona? Il problema non è il presidente federale, sono i giocatori, il modo di allenarli. I ragazzi non dribblano più. Fanno due tocchi e poi giocano la palla sull’esterno. Così non migliori mai. E poi nel calcio italiano è cambiato tutto. Avete sempre avuto grandi portieri e grandi difensori, ma adesso dove sono andati a finire?».
La critica, inoltre, tocca da vicino anche la gestione dei vari giovani talenti nel nostro campionato. Nella chiacchierata l'ex rossonero usa l'esempio di Adzic, giocatore della Juventus:
«C’era Adzic ma ha giocato troppo poco nella Juve. Dopo il gol all’Inter, mi aspettavo che diventasse titolare o avesse tanto spazio, invece nulla... Lento? Calma. Prima facciamolo giocare, poi vediamo. Troppo facile dire ora che è lento».
In chiusura, il Genio ha voluto terminare la chiacchierata con un ricordo del Savicevic calciatore. L'ex rossonero, infatti, si è voluto descrivere:
«Io ho sempre dribblato, molto più in strada che in campo. Ho cominciato a giocare per davvero solo a 15 anni, prima facevo soltanto calcetto e calcio di strada. Vi racconto questa: una volta, quando avevo 12 anni, mi sono allenato per due mesi con una squadra, poi hanno cambiato l’allenatore e mi hanno messo fuori squadra. Non ho mai capito perché...».
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