Intervenuto ai microfoni di Radio Tv Serie A, l'ex calciatore del Milan Alexandre Pato, ha voluto spendere alcune parole sui rossoneri

- Milano
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Alexandre Pato torna con la mente, e con il cuore, negli anni più belli della sua carriera e lo fa parlando del Milan, club che ha rappresentato una parte importante della sua carriera calcistica. L'attaccante brasiliano ha voluto ripercorrere il suo arrivo in rossonero, i primi mesi a Milano e il rapporto con i grandi campioni dell'epoca, e lo ha fatto ai microfoni di Radio TV Serie A.

Milan, Pato sulla sua carriera in rossonero

L'approdo in rossonero era già un sogno quando Pato era ancora in Brasile. Il brasiliano, all'epoca 17enne, ha riferito di aver scelto il Milan da molto prima...
"Giocavo alla PlayStation, giocavo ai videogiochi da piccolo con il Milan e dicevo: 'Vorrei andare al Milan'. Avevano appena vinto la Champions e c'erano sette brasiliani. Quando giochi da piccolo vuoi diventare un calciatore professionista, giocare in nazionale. Seguivo tanto Ronaldo perché per la mia generazione era lui il numero uno. Quindi quando ho visto che lui era in rosa, ho detto: 'Lasciamo stare le altre squadre, io voglio andare a giocare con lui'"
Milan Pato

Sull'interesse dell'Inter, il brasiliano ha voluto dichiarare:

"Sì, c'era... C'erano alcuni interessi anche da parte di altre squadre. Per quanto mi riguarda, penso che oggi sia stata la scelta migliore, perché ho giocato nel Milan che vinceva, ho vinto con il Milan. E poi ho giocato con tantissimi campioni italiani oltre che con i brasiliani"

Il primo incontro con il mondo Milan arrivò a Forte dei Marmi, dove conobbe Adriano Galliani. Successivamente, invece, incontrò Carlo Ancelotti:

"Il primo è stato Ancelotti a Milanello. E prima ancora il dottor Galliani: sono andato a Forte dei Marmi a incontrarlo, io ero giovanissimo. E questo è bello, perché io vivevo a Porto Alegre, venivo da una spiaggia piccolina. Mi ricordo che mentre andavo a Forte dei Marmi è passata una Ferrari: non ne avevo mai vista una.... Quindi sono andato lì a incontrarlo, e poi da lì lui mi ha portato a incontrare il mister. Davanti a tutti mi presenta, a me piccolino e tutto timido... Tutti si sono alzati, tutti mi hanno dato la mano e mi hanno abbracciato: quello per me è stato bellissimo"

Arrivato da giovanissimo, Pato si ritrovò catapultato a condividere lo spogliatoio con alcune delle più grandi stelle del calcio Mondiale:

""A 18 anni arrivare in una squadra che ha appena vinto la Champions, dove c'è il Pallone d'Oro che è Kaká, andare in uno spogliatoio in cui ci sono solo super campioni... Per me era voi decidete quello che devo fare: se devo correre 100 metri, io vado; se devo correre sulle montagne, io vado, basta che me lo diciate. Però quando ero col pallone, mi piaceva divertirmi. Penso che mi abbiano dato tutto per lasciarmi tranquillo e fare il mio lavoro. Mi faceva impressione stare in quello spogliatoio, però non avevo paura. Davanti a me c'erano Ricky Kakà e Paolo Maldini. Poi di fianco a me c'era Seedorf. Ti guardavi intorno e c'erano Pirlo, Inzaghi, Ambrosini, Nesta... c'erano tutti! Per me è stato davvero divertente".

Tra i vari compagni, Pato ha svelato chi era il più severo e chi, invece, dava più consigli:

"Seedorf mi dava tanti consigli, non solo per il calcio, ma per tante altre cose. Idem Ancelotti, erano tutti bravissimi. Kaladze, mister Allegri, Ibrahimovic i più severi... Ibra sgridava tutti in allenamento , proprio per farti fare meglio"

Successivamente, Pato ha voluto spendere alcune parole sul suo debutto in rossonero, avvenuto il 19 gennaio 2008 contro il Napoli, squadra a cui fece il suo primo gol in Serie A:

"Ho dovuto aspettare sei mesi per giocare la prima partita, perché mi ricordo che sono arrivato il 2 settembre e il mercato chiudeva il 31 agosto. E dicevo a mia mamma: 'Sai mamma, perché non mi hai fatto nascere due giorni prima?'. Perché così potevo iniziare a giocare già dall'inizio e magari vincere pure il Mondiale per Club, che per noi brasiliani è il massimo. Però è andata così, ho dovuto aspettare sei mesi per giocare. La prima partita contro il Napoli: Ronnie fa gol, io ci provo a fare gol con i suoi passaggi ma non ci riesco. Lui mi dà due palloni davanti alla porta, io sbaglio e viene da me a dirmi: 'Dai, mi devi aiutare!'. 'Io aiutare te? Ma cosa stai dicendo?!'. Poi io calcio, la palla rimane lì sul piede a Clarence Seedorf che segna, poi segna Kaká e mi sono detto: 'Mamma mia, manca il mio gol!'. Poi Favalli lancia da dietro, da lontanissimo, spara un lancio lungo davanti; io stoppo benissimo davanti al difensore, poi viene incontro il portiere... mi ricordo che la palla rimbalzava un pochino e ho pensato: 'Se la metto in alto, lui farà il gesto per cercare di prenderla in alto. Allora la metto sotto, sotto le gambe'. Quando la palla è entrata, è uscito fuori tutto quello che avevo dentro: il sogno di giocare nel Milan, di giocare con questi campioni e di segnare all'esordio. Mia mamma e mio papà erano lì: vedere tutta la gente gioire in quel momento per me è stato bellissimo

Tra le figure più importanti della sua esperienza al Milan figura sicuramente Paolo Maldini:

""Mi ha insegnato tanto: non solo lì in campo ma anche fuori. Sono suo amico ancora oggi, ci scriviamo ogni tanto. Un giorno, mentre passeggiavo qui a Milano, ha visto una mia foto in cui facevo il modello e mi fa: 'Ehi, adesso fai il modello!'. Abbiamo davvero un bel rapporto. Poi, sai, ci sono stati anche degli episodi diversi: mi ricordo che un giorno ho detto una brutta parola e lui ha iniziato a urlarmi contro, a sgridarmi. Gli ho detto: "Scusami, non volevo!", ed era pure in mezzo a una partita, mi pare contro la Juve. Però lui è un signore del calcio, quindi per me resta una leggenda non solo in campo, ma anche fuori".

Il rapporto con i tifosi, invece, è stato forte fin da subito, e a confermarlo è stato lo stesso brasiliano:

"Dal giorno del mio arrivo fino ad oggi, e per sempre, Milano mi ha dato tanto amore. A volte dico: "Wow, ho proprio bisogno di questo". Ancora oggi mi fa impressione, i tifosi li tengo nel cuore."

La carriera rossonera di Pato, però, è stata costellata anche da numerosissimi problemi fisici. il brasiliano ha ricordato in modo particolare il primo infortunio contro l'Udinese:

"Dal niente cado e ho pensato che qualcuno mi avesse toccato. Ho provato a tornare ma poi se non era la gamba era la caviglia... io ero giovane e in alcuni momenti dovevo essere più tranquillo. Alla fine nella mia testa pensavo a cosa dovevo fare, non avevo la sicurezza di tornare. In quel periodo ho pensato che niente fosse più come prima. Stavo benissimo quando tornai in Brasile, da li ho sempre giocato, ma tornare nuovamente in Europa è difficile. Non posso tornare indietro ma sono contentissimo. Ho vinto con il Milan, ho un bellissimo rapporto con i tifosi e va benissimo così"

Indubbiamente, Pato ha voluto soffermarsi anche sul suo addio ai rossoneri, non nascondendo il forte rimpianto:

"Non volevo andare via dal Milan, all'epoca mi fecero credere che fosse la scelta migliore."

Se potesse tornare indietro, però, il messaggio al Pato di allora sarebbe molto semplice:

"Divertiti e fai quello che sai fare: sei felicissimo e fortunato, perché venire al Milan così piccolo non è facile. Tua mamma ti ha lasciato andare via di casa molto presto e si è fidata solo di Dio, l'unico che poteva davvero proteggerti. Tu divertiti e fai la cosa che ti piace di più al mondo, che è giocare a calcio"

E oggi, guardano alla squadra di Amorim, c'è anche un giocatore che Pato segue con molta attenzione: si tratta di Luka Modric:

"Comprerei la maglia di Modric. E' anche mio amico. E' un giocatore impressionante, gioca benissimo con il Milan, quando è in campo i rossoneri sono una squadra diversa. Contentissimo che sia qui"

Spazio, però anche ad alcuni dei momenti più belli. Il brasiliano, se dovesse rivivere un momento specifico della sua carriera, non ha dubbi:

"Tornare al Milan. Sarei tornato subito. Il mio gol più bello? Quello contro il Barcellona, dopo soli 23 secondi."

Il Pato di allora, però, giocherebbe nel calcio di oggi. Il brasiliano non ha dubbi e ha dichiarato:

"Penso che sarebbe un giocatore di altissimo livello e avrebbe segnato addirittura molto di più rispetto a prima"

Infine, il sogno più grande non riguarda il calcio, ma la famiglia. Pato ha voluto spendere alcune parole anche su suo figlio:

"Mio figlio? Spero che sia contento di me e della mia vecchia carriera. Ha dei movimenti molto belli per essere un bambino di due anni, penso che andrà verso quella strada"

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