Luka Modric, centrocampista del Milan, si è raccontato in una lunga intervista: dall'infanzia fino al Milan, questo e tanto altro...
Gianluca Galliani: "Consigliai Modric a mio padre quando era nell’Under 21"
C'è un qualcosa di molto poetico nel vedere Luka Modric continuare a calcare i campi da calcio in giro per l'Europa e, in occasione dei Mondiali, nel mondo. Ma c'è ancora più fascino nello scoprire l'uomo che sta dietro alla leggenda. Il centrocampista del Milan è stato intervistato da Giacomo Poretti nel “Poretcast" nella cornice del Teatro Alcione di Milano.
Milan, senti Modric: "Prima del calciatore viene l'uomo"
Il centrocampista rossonero ha messo a nudo la sua anima: non solo ha raccontato la sua carriera straordinaria, costellata da successi, ma ha fatto trasparire anche molto la sua parte umana, oltre il calciatore che è. Alla domanda "Se dovessi presentarti a qualcuno che non ha mai visto una partita di calcio, cosa diresti di te?, il calciatore ha risposto:“Direi che sono Luka Modric, calciatore. Ma prima di tutto sono un padre, un marito ed un ragazzo che aveva dei sogni a cui non ha mai smesso di credere”.
Un percorso quello del croato che lascerebbe a bocca aperta anche il Modric bambino. Se quel ragazzino, infatti, potesse sbirciare nel futuro direbbe:
“Penso che direbbe “Wow”. Perché anche quando hai dei sogni da bambino, riuscire a raggiungere tutto quello che ho ottenuto… Non l’avrei mai immaginato, anche se ho sempre creduto in me stesso. Pensavo che avrei raggiunto grandi traguardi, ma quello che ho ottenuto era davvero difficile da immaginare. Ed è per questo che il me bambino direbbe «Wow, ce l’hai fatta. Non hai mai mollato. Ce l’hai fatta»”.
Il fascino dell'Italia e l'amore per il Milan
Successivamente, il croato ha voluto parlare del suo approdo in Italia, paese che ha avuto alcuni dei calciatori migliori al mondo:“Mi sento davvero bene, sono cresciuto seguendo il calcio italiano. L’Italia ha regalato al mondo del calcio alcuni dei calciatori più intelligenti come Totti, Pirlo, Baggio, Del Piero e altri ancora. I tifosi capiscono di calcio e apprezzano i giocatori tattici e tecnici. Ed è per questo che qui mi sento così bene, sono felice di aver realizzato il mio sogno di giocare in Italia in un giorno. È successo, e l’ho fatto nel miglior club in Italia, per me”.
L'infanzia e il periodo della guerra
“Dacché ho memoria di me stesso, sono sempre stato con il pallone. Mi piaceva calciarlo contro il muro. Così, semplice: palla e muro. Poi, quando avevo sei o sette anni, mio padre mi portò in campo per fare esercizi: controllo palla, palleggio e tutto il resto. Ma la cosa più importante, e che consiglio sempre, è di calciare il pallone contro il muro. Semplice”. La guerra? Mi ha formato come persona. Mi ha mostrato che a volte la vita non è giusta, per tutto quello che stava succedendo al tempo. Ma la vita è così, non puoi pensare che succederanno solo cose positive. Devi adattarti, continuare ad andare avanti, crescere, essere forte. Mi ha insegnato queste cose: essere forte e creare una personalità forte. Questi momenti difficili ti aiutano a creare una personalità forte, a crescere come personale. Mi ha aiutato molto. Per me la cosa più importante è l’amore per quello che faccio. E poi ci sono le persone importanti: famiglia, moglie, figli, persone vicine. Lo faccio per loro perché vedo quanto sono felici grazie a quello che faccio. E questo mi dà la forza di continuare a lottare e dimostrare che chi mi sottovaluta si sbaglia. La gente ti etichetta come vecchio, dice che non puoi fare questo o quello, ma io prendo forza dalla mia famiglia e da chi mi ama. Lo faccio per loro. La cosa più importante è amare ciò che fai. Io amo il calcio e lo vivo ancora con piacere”.
Il segreto della longevità
“Un allenatore mi diceva sempre: «Il talento è il 20%, il resto è il duro lavoro». Non so se le percentuali sono davvero queste, ma il senso è che il talento è importante, ma da solo non basta. Se non lavori duramente, se non sei determinato, se non credi in te stesso e non fai tutto ciò che serve per avere successo nella vita, il talento non è sufficiente. Il talento è solo una parte, il resto è lavoro duro e molte altre cose”.
Il calciatore, poi, ha voluto parlare di abitudini che ha: arrivare a 40 anni e giocare comunque ai massimi livelli, infatti, non è da tutti.
“Solo una? Ci sono così tante cose importanti per mantenere alto il livello, soprattutto con l’età. Il recupero è molto importante, e prendersi cura del proprio corpo. E anche il lavoro. Con l’età bisogna lavorare di più. Quando me l’hanno detto la prima volta mi sembrava strano, perché dovrei lavorare di più? Al massimo dovrebbe essere il contrario. E invece è così: devi lavorare di più per mantenere la forma fisica e restare a questo livello. Mi piace lavorare duro, ma anche il recupero è fondamentale. Bisogna trovare l’equilibrio tra le due cose. Essere calmo? Fa parte della mia personalità, cerco di essere sempre positivo e calmo a prescindere dalla situazione. Quando accade qualcosa di negativo cerco di rimanere lucido, positivo e cerco di cambiare le cose”.
Un calciatore dal calibro di Luka Modric, si può ancora sorprendere di determinate giocate che riesce a fare? La risposta è arrivata direttamente dal sottoscritto:
“Sì, certo. A volte fai cose e pensi: «Wow, è stato veramente fantastico». Puoi sempre migliorare, fare meglio qualcosa, provare cose nuove. Sono così: cerco sempre di imparare, di provare a fare qualcosa di nuovo. A volte guardi i compagni e puoi prendere ispirazione da loro. È questo che mi piace del calcio. Si può sempre imparare”.
Sulla preparazione e gli allenatori avuti in carriera: " Quando ero bambino..."
“È cambiata. Non so quanto, ma di sicuro si è evoluta. Dipende molto dagli allenatori e dai preparatori. A volte è più facile, a volte è più dura. Preferisco quando nel pre stagione lavori duramente perché poi ti aiuta durante la stagione. Alcune cose sono cambiate, certo. Ma dire che è cambiato completamente… No, non al 100%”. “Allenatori che mi hanno aiutato? Ce ne sono stati. Non voglio nominarne solo uno perché sono stato fortunato ad aver lavorato con tanti grandi allenatori e campioni. Ho imparato qualcosa da tutti e mi hanno aiutato tanto durante la mia carriera. Senza allenatori è difficile farcela nel calcio. Ma se devo fare un nome torno a quando ero bambino. C’era un allenatore che arbitrava le nostre partite in allenamento. E fischiava di proposito a nostro sfavore per farci innervosire. Il suo obiettivo era farci capire che nel calcio e nella vita possono succedere molte ingiustizie. E quindi devi rimanere calmo e trovare una soluzione. Per me è stato molto importante impararlo crescendo”.
Gli aneddoti: dagli avversari più difficili da affrontare allo spogliatoio
Se c'è un calciatore che ha saputo mettere in forte difficoltà il numero 14 rossonero, quel calciatore è senza ombra di dubbio Inista: l'ex Real Madrid, infatti, ha rivelato di aver avuto non pochi problemi nell'affrontare lo spagnolo quando ancora militava nel Barcellona:“Mi è sempre piaciuto giocare contro il Barcellona quando ero al Real Madrid. Per me Iniesta… Mi piaceva tanto giocarci contro. È uno dei giocatori che ammiro di più, ma non era facile giocarci contro. Se ne devo dire uno, dico lui”.
Successivamente, il croato ha voluto spostarsi a parlare del clima negli spogliatoi, parlando anche del rapporto che ha avuto con tutti i suoi compagni avuti in carriera, sia grandi che più piccoli:
“Mi piace creare un’atmosfera calma e positiva, è la cosa più importante. Positività, calma. Queste sono le cose che voglio trasmettere ai miei compagni. Voglio portare energia positiva, motivazione, voglia di lottare in campo per la squadra e aiutarsi a vicenda. Queste sono le cose fondamentali. Sono una persona calma. Non parlo molto. Preferisco osservare e capire qual è il momento giusto per parlare. Non mi piacciono i discorsi troppo pomposi. Ma quando sento che è il momento giusto, allora parlo. "I giovani? Mi viene voglia di aiutarli. Oggi i giovani hanno bisogno di aiuto, ci sono così tante distrazioni attorno al calcio. E ogni tanto ho la sensazione che il calcio non sia più la priorità assoluta per alcuni giovani. Ci sono molte altre cose che vengono prima. Per la mia generazione il calcio era la priorità, era tutto. Non avevamo distrazioni. Ora invece ce ne sono tantissime e i giovani possono confondersi. Per questo serve che i giocatori esperti li guidino, per mostrargli la strada giusta e fargli capire come comportarsi per avere successo. Non basta solo arrivare ad un certo livello. Ci sono molti giocatori che ci restano due o tre anni e poi spariscono. La cosa importante è la continuità, restare ad alti livelli per tanti anni. Cerco di aiutarli dando l’esempio”.
Il capitolo più importante: la famiglia
In chiusura, Modric ha voluto spendere alcune parole sulla sua famiglia, aspetto molto importante per il croato: il loro supporto, infatti, è imprescindibile per il croato, che ha dichiarato di riuscire a 'dimenticare il calcio per un po’ e a stare semplicemente con loro, anche se non è così facile":“È la cosa più importante. Quando torni a casa dopo le partite, dopo quelle andate male, tutto diventa più facile quando vedi i tuoi figli e tua moglie. Ti aiutano a dimenticare il calcio per un po’ e a stare semplicemente con loro, anche se non è così facile. Non è facile starmi vicino per un paio di giorni dopo una sconfitta. Ma quando li vedi ti rendono felice, ti fanno ridere, e piano piano ti dimentichi del calcio e ti godi il tempo con loro. È importante avere stabilità a casa e pensare anche ad altre cose, non solo al calcio”.
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