Pierre Kalulu ha parlato della sua esperienza al Milan e di alcuni suoi ricordi. Ecco le sue parole alla Rivista Undici

Milan, Legrottaglie: "Thiaw fortissimo, Kalulu è un centrale" | VIDEO

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Pierre Kalulu, difensore rossonero, ha parlato in generale del Milan. Ecco le sue parole alla Rivista Undici.

Sulla partita Scudetto: "A essere sincero non avevamo paura prima di Sassuolo-Milan. C’era un po’ quell’adrenalina di sempre, quella che hai prima di ogni partita, ma sapevamo di aver lavorato bene durante la settimana e durante tutta la stagione ed eravamo tranquilli. Non c’era più tensione del solito".

Su Maldini: "Maldini mi ha aiutato di più a capire quanto conta il calcio in Italia. Il tifo è pazzesco, la gente ti ama davvero. Quando andavamo in trasferta lui era sempre il più acclamato, anche se ha smesso di giocare più di dieci anni fa".

Pierre Kalulu, difensore del Milan

Sull'arrivo in Serie A: "Quando sono arrivato al Milan non solo non avevo mai giocato come professionista, ma non giocavo a calcio da tanto tempo in assoluto, perché c’era stata la pandemia. Non scendevo in campo da marzo. Non ho pensato alla pressione o al fatto di essere stato pagato poco. Ho solo detto: finalmente posso tornare a giocare a calcio”

Sulla crescita col Milan: "Sono cresciuto in tutto. Sono più forte, più veloce, più libero di testa, le cose mi vengono più naturali"

In cosa può migliorare crescere ancora: "In tutto! Posso essere ancora più deciso, soprattutto nei duelli aerei, e posso sempre leggere meglio le partite. Questo fa la differenza ad alto livello"

Su dove vuole giocare: "Per essere perfetto devi saper giocare ovunque. Ti aiuta tantissimo: se vuoi essere titolare in un grande club, devi poter aiutare la squadra dove ne ha bisogno"

Sullo stile di gioco: "Devi essere aggressivo sia in fase offensiva sia in fase difensiva, devi avere la volontà di comandare il gioco e non di subirlo. Questo tipo di calcio mi piace tantissimo"

Sul Mondiale 2006: "Ricordo che siamo andati a casa dei miei cugini, eravamo tanti bambini, c’erano tre o quattro famiglie tutte insieme, un ambiente bellissimo. La finale era alla sera, ma siamo andati là già alle tre del pomeriggio. È stata l’unica partita di quel Mondiale che ho visto veramente, dal primo all’ultimo minuto, ero piccolo, avevo solo sei anni. Non capivo tutto, ma ricordo la sensazione di vedere tutti i miei parenti con un po’ di paura, tensione, eccetera… Lì ho capito che il calcio è una cosa che ti fa sentire vivo. Forse è per questo che sono diventato un calciatore". LEGGI ANCHE: PM NEWS - Milan, passi avanti per Güler

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