Il Milan, la Serie A e il Mondiale con la Svizzera: l'intervista al centrocampista rossonero classe 2002 Ardon Jashari

- Milano

Nel giorno del debutto Mondiale della sua Svizzera, Ardon Jashari ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del 'Corriere del Ticino'. Il mediano classe 2002 ha svelato alcuni retroscena sul suo primo anno al Milan, spiegando come gli infortuni e l'assenza di continuità abbiano condizionato la sua stagione. L'ex Club Brugges ha parlato anche del suo rapporto con Modric e della fiducia incondizionata da parte di Massimiliano Allegri, prima di suonare la carica in vista della Coppa del Mondo.

Ardon Jashari, centrocampista Milan

I numeri della prima stagione di Jashari al Milan

Prelevato in estate dal Club Brugges per 36 milioni di euro, Jashari non è riuscito a rispettare le aspettative che il popolo rossonero aveva riposto in lui. Durante una sessione di allenamento dello scorso agosto, un'entrata scomposta del compagno Santiago Gimenez ha provocato allo svizzero una frattura del perone, che lo ha tenuto ai box per oltre due mesi costringendolo a saltare 13 partite. Nella sua prima stagione al Milan, il classe 2002 ha collezionato appena 17 presenze complessive, di cui soltanto 8 da titolare, per un totale di 880 minuti in campo. L'unico contributo gol resta l'assist per Leao nel match di San Siro contro il Como.

Milan, l'intervista a Jashari

Jashari ha iniziato l'intervista manifestando il proprio entusiasmo per essere stato inserito tra i convocati della Svizzera per il Mondiale.
"Leggere il mio nome nella lista dei convocati è stata una sensazione fantastica. Partecipare a una Coppa del Mondo e rappresentare la propria nazionale è qualcosa di speciale. È il sogno di chiunque inizi a giocare a calcio. Il Qatar era già stata un’esperienza indimenticabile e ne sono ancora grato. Ora non vedo l’ora di dare il mio contributo in questa nuova avventura. Siamo in venticinque nel gruppo. Ognuno di noi sente sia il privilegio sia la responsabilità di essere qui. Il calcio svizzero sta crescendo molto. Tanti altri giocatori forti avrebbero potuto essere convocati al posto nostro. I tifosi si aspettano tanto da noi. Io cercherò di dare il massimo in ogni allenamento e in ogni partita in cui avrò la possibilità di scendere in campo".

Jashari sulla prima stagione al Milan

Dopodiché, Jashari si è espresso sulla prima stagione in maglia rossonera, svelando alcuni fattori che lo hanno limitato.
"Non è stato facile. Sono arrivato al Milan ad agosto e poco dopo ho subìto un infortunio al perone. Quel problema mi ha tenuto fuori a lungo. Quando rientri da uno stop così importante hai bisogno di tempo. Serve ritrovare la migliore condizione fisica e il ritmo partita. Nella parte finale della stagione ho avuto più spazio. Credo di aver disputato anche delle buone gare. Sono convinto che il mio vero valore si vedrà quando riuscirò a giocare con maggiore regolarità. Più minuti hai nelle gambe, più cresce la fiducia. In questo modo diventa anche più facile trovare l’intesa con i compagni e con il sistema di gioco".

Jashari sulla Serie A, Allegri e Modric

Il centrocampista svizzero ha parlato anche dell'impatto con la Serie A, della fiducia di Massimiliano Allegri e della qualità del compagno di reparto Luka Modric.
"La Serie A è molto diversa dai campionati in cui avevo militato in precedenza. È un campionato molto tattico. Le difese sono sempre ben organizzate e gli spazi sono ridotti al minimo. Per questo il giro palla a volte è più lento. Trovare le giocate in avanti non è mai semplice. È un campionato che ti obbliga a pensare rapidamente e a migliorare sotto tanti aspetti. Anche per questo è stato importante sentire la fiducia di Allegri e dello staff nei mesi più complicati. Inoltre, allenarmi ogni giorno accanto a un campione come Modric è stato un grande apprendistato. Guardi come si muove e come interpreta le situazioni. Osservi come si comporta dentro e fuori dal campo. Sono dettagli che aiutano a maturare. Mi sono sempre piaciuti i giocatori come lui, Rodri, Pirlo e Iniesta. Hanno una classe straordinaria ma soprattutto pensano sempre al collettivo. Sono calciatori che fanno giocare meglio tutti quelli che hanno attorno".

Le origini albanesi e macedoni

Jashari non ha potuto fare a meno di menzionare le proprie origini albanesi e macedoni, di cui si è dichiarato orgoglioso.
"Sono molto orgoglioso delle mie origini albanesi e macedoni. Allo stesso tempo sono fiero della Svizzera, che mi ha dato la possibilità di crescere come uomo e come calciatore. Giocare per la nazionale svizzera è un sogno e ne sono profondamente fiero. Mi sento una combinazione delle due cose, cinquanta e cinquanta. Non dimentico mai da dove vengo e chi rappresento oggi. Nello spogliatoio ci capita di parlare delle nostre origini e dei percorsi che ci hanno portato fin qui. Io sono più giovane e ho vissuto l’integrazione in modo diverso rispetto ad altri compagni. Conoscere le loro storie ti aiuta però a capire meglio le persone. Questo ci permette di essere ancora più uniti come squadra. Guardare giocatori come Granit Xhaka è un esempio. Vedere quanta voglia abbiano ancora di rappresentare la Svizzera è un’ispirazione per tutti noi".

Gli obiettivi della Svizzera per il Mondiale

Jashari ha concluso l'intervista spiegando quali siano i suoi obiettivi personali e quelli della Svizzera in vista della Coppa del Mondo.
"Descriverei questa Svizzera con tre parole: potenza, unione e fiducia. Credo che siano le caratteristiche che rappresentano meglio questo gruppo. Sappiamo di avere qualità ed esperienza. Molti dei nostri giocatori stanno vivendo momenti importanti nelle rispettive carriere. Non vogliamo nasconderci dietro false modestie. Sappiamo che ci aspetta una competizione difficilissima, ma crediamo di poter fare un buon Mondiale. La cosa che mi rende più fiducioso è vedere quanto stiamo bene insieme. C’è grande unione e ognuno è pronto a sacrificarsi per l’altro. Quando hai uno spogliatoio così puoi affrontare qualsiasi avversario. Voglio essere pronto quando la squadra avrà bisogno di me. Che siano cinque minuti o novanta, il mio compito è farmi trovare pronto e dare il massimo. Voglio portare energia positiva, aiutare il gruppo e mettere le mie qualità al servizio della squadra. Non parto per vivere un’esperienza o per aggiungere una presenza al mio curriculum. Parto con l’obiettivo di contribuire ai risultati della Svizzera e di dare tutto ogni volta che avrò l’opportunità di scendere in campo".

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