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Milan, Gabbia: “Scudetto della Seconda Stella, obiettivo del prossimo anno. Su Allegri, Modrić e Leão …”

Matteo Gabbia difensore AC Milan
Matteo Gabbia, difensore italiano del Milan classe 1999, ha rilasciato un'intervista in esclusiva al 'Corriere della Sera' oggi in edicola. Ecco le sue dichiarazioni su tanti temi caldi: la corsa Champions, il futuro di Luka Modrić e Rafa Leão
Daniele Triolo Redattore 

Matteo Gabbia, difensore del Milan, ha rilasciato un'intervista in esclusiva al 'Corriere della Sera' oggi in edicola. Ecco, dunque, le sue dichiarazioni.

Sul perché gioca con il numero 46: «È l’anno di nascita di mia nonna Adriana, la mia prima tifosa insieme a nonno Gilberto. Sono abbonati da quarant’anni a 'San Siro', primo anello arancio. Da piccolo mi portavano loro, stavo seduto sulle ginocchia: così sono diventato tifoso. Quando ho debuttato in Serie A, nel 2020, ho alzato gli occhi e in mezzo a 80mila persone li ho visti distintamente. Un cerchio che si chiudeva».


Sul fatto di essere cresciuto a Fagnano Olona, dieci chilometri da Milanello: «Otto, passando per i boschi. Da piccolo con mio cugino andavamo in bici a vedere i nostri campioni: Paolo Maldini, Alessandro Nesta, Andriy Shevchenko. Sono entrato nel vivaio a 13 anni».

Gabbia: "Scudetto della Seconda Stella obiettivo dell'anno prossimo"

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Gabbia su cosa è il Milan per lui: «Una famiglia allargata. Siamo tutti tifosi rossoneri: papà, zii. Se perdo, in casa mi mettono il muso».

Gabbia su cosa è mancato al Milan per vincere lo Scudetto quest'anno: «Non lo so, ma per me abbiamo fatto il massimo. Va riconosciuto il merito a chi è stato più forte e fargli i complimenti. So che è difficile da accettare per i tifosi, lo è anche per me, ma nello sport bisogna saper accettare il risultato. Dobbiamo anche tenere presente che partivamo da un ottavo posto».

Sullo Scudetto della Seconda Stella come obiettivo per la prossima stagione: «Deve esserlo, certo. Quando sei al Milan, giochi per vincere. È un privilegio».

Sulla permanenza di Massimiliano Allegri in panchina nell'annata 2026-2027: «Per noi il mister è fondamentale. Deciderà lui, ovviamente, ma noi nello spogliatoio speriamo tutti che resti. Ha portato aria nuova. Guardate la difesa: ora siamo la seconda migliore d’Europa dopo l’Arsenal. Con noi è felice, ce lo dice sempre».

Sulla permanenza di Luka Modrić anche per l'anno venturo: «Lo pressiamo ogni giorno. Ma è una sua scelta di vita».

Sul futuro di Rafael Leão ancora incerto: «A volte su Rafa c’è troppa cattiveria. Noi compagni sappiamo quanto è forte. E vorremmo continuare insieme».

"Non mi tiro indietro se c'è da metterci la faccia. Sogno la Champions, un giorno"

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Sulla Nazionale Italiana che salta i Mondiali forse per i troppi stranieri in Serie A: «Una ferita aperta per tutti gli appassionati. Ho sofferto davanti alla tv, ma mi sento responsabile come i ragazzi che erano là. Io credo che gli italiani devono giocare solo se sono bravi. Solo il merito ci salverà. Gli stranieri non hanno colpe, non sono loro il problema. Se sei bravo, giochi. Italiano o non».

Sul prestito al Villarreal da cui è tornato più forte: «Un’esperienza lontano dalla comfort zone fa bene a tutti. È un consiglio che mi permetto di dare anche oltre il calcio. Io ho 26 anni, ai miei coetanei dico che un periodo all’estero ti migliora: maturi, cambi schemi, ti togli paure che non hanno motivo di esistere. E poi è questione di fiducia: la trovi solo mettendoti in gioco».

Su cosa avrebbe fatto se non avesse fatto il calciatore: «L’agente immobiliare. O il commesso in un bel negozio. Mi piace stare con le persone, parlare, trovare un’intesa».

Sul fatto che va spesso a parlare ai microfoni nel post-partita: «Non mi tiro indietro se c’è da metterci la faccia».

"I soldi contano, ma non possono comprare tutto. In arrivo una bambina, Vittoria"

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Sul suo rapporto con i social: «Vanno usati con misura. Oltre un certo limite portano energie negative».

Sui tatuaggi: «Zero. Mi piacciono sugli altri, non su di me. Sto bene così, ognuno ha il suo stile».

Su quanto contano i soldi: «I miei genitori mi hanno insegnato l’importanza della semplicità. Prima vivevo in centro a Milano, adesso ci siamo spostati a Legnano. Il giardino, il cane, il silenzio, la passeggiata nel parco: siamo per le piccole cose. E fra qualche settimana arriverà anche una bambina, che si chiamerà Vittoria. I soldi contano, chi dice il contrario mente. Per una vacanza, per far studiare i figli, per non avere pensieri. Ma non possono comprare tutto. L’ho scoperto ora che mia nonna non sta più molto bene. Siamo ciò che siamo, non ciò che possediamo».

Su cosa vorrebbe per il suo futuro: «La Champions League, un giorno. Ma prima ancora lo Scudetto della Seconda Stella. Per dedicarlo a lei».