L'esterno statunitense rompe il silenzio dal ritiro della Nazionale: fiducia nel club rossonero, il rapporto speciale con McKennie e la sfida al Paraguay

- Milano

Un leader dentro e fuori dal campo, capace di mantenere la calma anche quando intorno c'è la tempesta. Christian Pulisic, attaccante del Milan attualmente impegnato nella rassegna iridata con i suoi Stati Uniti d'America, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a La Gazzetta dello Sport. Un lungo colloquio in cui il numero undici rossonero ha toccato i temi più caldi del momento: dal futuro del club milanese all'imminente e storico debutto nel Mondiale di casa.

Christian Pulisic, attaccante AC Milan, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' sui rossoneri

Il momento del Milan: tra vuoti societari e il futuro in panchina

Il Milan sta attraversando una fase di transizione cruciale, con una struttura dirigenziale ancora da definire e una panchina orfana di una guida ufficiale. Una situazione che potrebbe destabilizzare chiunque, ma non l'esterno statunitense. Sulla situazione del Milan, ancora senza dirigenti e allenatore, Pulisic si dimostra fiducioso: «Posso solo dire che il Milan è un grande club e penso che sistemeranno tutto. Alla fine, sono sicuro che andrà tutto bene e la squadra tornerà lassù dove merita. In questo momento, però, il mio focus è qui in America».

Il legame con l'ambiente milanista resta comunque solidissimo, alimentato da contatti quotidiani con lo spogliatoio. Interrogato sui contatti con qualcuno a Milano che gli sta spiegando cosa sta succedendo, l'attaccante ha confermato la vicinanza dei compagni: «Sì, sono in contatto con alcuni dei ragazzi. Ci siamo sentiti e mi hanno anche semplicemente fatto gli auguri per il Mondiale. In generale, ho tanti amici molto stretti in Italia con cui parlo quotidianamente».

La colonia rossonera al Mondiale e l'effetto Mauricio Pochettino

I destini dei giocatori del Milan si incrociano inevitabilmente anche oltreoceano, dove la pattuglia milanista è numerosa e agguerrita. Sui contatti con i compagni del Milan che prendono parte ai Mondiali, Pulisic ha commentato l'emozione dei primi verdetti sul campo: «Certo, ho parlato anche con loro, ci sono tanti rossoneri qua. Non penso al fatto che potremo affrontarci, ma auguro a tutti il meglio. Ad esempio, ho sentito Santi Giménez, il primo a scendere in campo con il Messico. È stato lui a rompere il muro dell’emozione».

A rendere ancora più fitti gli intrecci tra Milano e gli USA ci sono le voci di mercato che accostano prepotentemente Mauricio Pochettino alla panchina del Diavolo per il dopo-Allegri. Sul tema, però, il calciatore preferisce però non esporsi, pensando solo al presente in Nazionale: «Io lo vedo solo come il mio Commissario Tecnico, qui e ora. Il nostro rapporto è buono, decisamente buono. Abbiamo avuto delle belle conversazioni negli ultimi giorni: so cosa mi chiede e cosa posso dargli. Penso che con lui ci stiamo preparando al meglio possibile per affrontare il torneo».

La filosofia di Pochettino rispetto al passato in rossonero

Nel percorso calcistico di Pulisic, l'avvento del tecnico argentino rappresenta una novità assoluta a livello tattico e gestionale. Spiegando in cosa Pochettino è diverso dagli altri allenatori che ha avuto al Milan, ovvero Stefano Pioli, Paulo Fonseca, Sérgio Conceição e Massimiliano Allegri, l'attaccante ha evidenziato le peculiarità del nuovo corso: «Non faccio paragoni, ma credo sia il primo allenatore sudamericano che ho in carriera. È stata una bella esperienza, una grande scoperta. Mi piace la passione, mi piace le idee di calcio che porta con il suo stile. Pretende grande energia e intensità continua in campo».

La maturazione in Italia e il sogno Mondiale con McKennie

Il Mondiale di casa rappresenta il culmine di un percorso iniziato da bambini, un sogno condiviso con l'amico di sempre che oggi veste la maglia dei rivali storici della Juventus. Sul suo rapporto con Weston McKennie, centrocampista bianconero con cui è cresciuto insieme, l'emozione lascia poi spazio al senso di appartenenza: «Siamo davvero cresciuti insieme, ora siamo entrambi in Italia al top, io al Milan e lui alla Juve, ma soprattutto difendiamo ancora insieme la nostra Nazionale. Quando affronti una partita così importante, con la pressione dell’esordio in un Mondiale, ti aiuta guardarti accanto e vedere ragazzi che conosci da quando avevi 13 o 14 anni. Vuoi lottare come loro, non deluderli, coprirgli le spalle. È con questo spirito che arriviamo al Mondiale di casa».

Rispetto alla passata spedizione in Qatar, nel 2022, la percezione del torneo è radicalmente cambiata. Sulle emozioni in vista del debutto contro il Paraguay, forse diverse dall'avvicinamento al primo match dell'ultima rassegna iridata, il numero 11 del Diavolo ammette una nuova consapevolezza: «Sì, direi di sì, anche se la vigilia in apparenza è simile. Si percepisce la stessa atmosfera da grande partita. Però, sotto certi aspetti, mi sento un po’ più rilassato, l’esperienza mi ha calmato e il fatto di essere a casa nostra aiuta. Ma poi penso di essere un giocatore migliore rispetto a 4 anni fa in Qatar: sono cresciuto molto sotto tutti gli aspetti, anche in Italia».

Un percorso di crescita certificato anche dal ritorno al gol con la maglia degli USA, arrivato proprio nel momento perfetto per scacciare le critiche. Sul gol ritrovato in amichevole in Nazionale dopo il lungo digiuno di reti con il Milan, Pulisic lancia un messaggio chiaro all'ambiente: «L’ho detto dopo l’amichevole col Senegal: era importante segnare, anche se non capivo perché si parlasse solo di questo. Adesso mi sono sbloccato e spero che ci si concentri su altro, su questo momento storico di fronte a tutti noi, che sembra così folle, quasi surreale. Questi momenti, noi calciatori americani non li dimenticheremo mai. Ma adesso l’obiettivo si chiama soltanto Paraguay: servirà lottare davvero ma se dovessimo vincere subito manderemmo un segnale forte al girone».

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