Dejan Savićević compie 60 anni e si confessa alla Gazzetta: dai trionfi con il Milan di Fabio Capello e Silvio Berlusconi al giudizio sulla squadra di Rúben Amorim

"Moreira è generazionale", i tifosi sui social reagiscono a Lazio-Milan 2-2 | Video

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Domani, martedì 15 settembre, Dejan Savićević compirà 60 anni. Il "Genio del Montenegro", una delle figure più iconiche e amate della storia del Milan, ha indossato la maglia rossonera per sei stagioni dal 1992 al 1998, collezionando 144 presenze, 34 gol e 50 assist. Nel suo straordinario palmarès con il Diavolo figurano 3 Scudetti, 3 Supercoppe Italiane, una Champions League e una Supercoppa Europea. Per celebrare questo importante traguardo, l'ex fuoriclasse ha rilasciato un'intervista in esclusiva a La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, parlando del suo passato e del nuovo corso di Rúben Amorim.

Dejan Savicevic (ex attaccante AC Milan)

Il mito del "Genio" e la notte magica di Atene con Berlusconi

Savićević ha ricordato con grande umiltà l'appellativo che lo ha accompagnato per tutta la carriera a Milano. "Ma no, non ero un genio, ero solo un ottimo giocatore. Siete stati voi della Gazzetta a chiamarmi così — ha ammesso —. Forse perché facevo cose che gli altri non potevano fare, forse perché avevo più fantasia. Se mi piace essere chiamato così? Sì, è simpatico, allegro e fa un po’ ridere. I miei amici e i miei compagni quando vogliono prendermi in giro mi chiamano Genio".

Un soprannome legittimato da prodezze leggendarie, come l'incredibile gol da fantacalcio rifilato il 18 maggio 1994 ad Andoni Zubizarreta, portiere del Barcellona, nella storica finale di Champions League vinta per 4-0 ad Atene contro i catalani di Johan Cruijff: "Il gol più bello della mia vita. Il Presidente Silvio Berlusconi la sera prima della finale mi disse: 'Dejan, se sei un genio dimostralo'. Mi è andata bene (ride, n.d.r.)".

La sua parabola era iniziata lontano dai riflettori di San Siro, come raccontato da lui stesso ricordando gli esordi a 13 anni nell'Ofk Titograd: "Ero un giovane bandito, avevo un futuro da tagliagole. Per fortuna sono diventato un giocatore". Poi il passaggio al Buducnost, il debutto nella massima serie a 16 anni e il definitivo grande salto nel 1988 alla Stella Rossa di Belgrado.

"Il Milan? È sempre nel mio cuore. Sono arrivato nel 1992, dovevo andare alla Juve, poi alla Roma, poi al Monaco in Francia. Ma ho scelto l’Italia perché era il campionato più bello del mondo". L'impatto con il mondo rossonero, tuttavia, non fu semplice: "Ho faticato per un anno e mezzo. Era dura, avevo qualche problema fisico e davanti c’erano Ruud Gullit, Marco van Basten, Frank Rijkaard, Jean-Pierre Papin. In un’altra squadra però non avrei vinto tanto".

Il curioso retroscena su Platini e il giudizio sul Milan attuale

Savićević, spesso accostato ai più grandi del calcio mondiale, ha svelato un aneddoto legato al suo idolo d'infanzia, Michel Platini, definito il "Platini dei Balcani": "Ero innamorato di Platini, il mio giocatore ideale. Ma non ci siamo mai parlati. Una volta a Belgrado ho giocato contro la Francia. Sono entrato quando loro erano in vantaggio 2-1, ho fatto due passaggi e abbiamo vinto 3-2. Alla fine siamo usciti assieme e volevo parlargli, presentami, dirgli solamente: 'Ciao Michel, io sono Savićević'. Ma non conoscevo il francese, parlavo solo slavo. E allora ho tirato dritto senza dirgli una parola".
In chiusura, il montenegrino ha espresso la sua opinione sul Milan attuale guidato da Rúben Amorim, evidenziando le differenze strutturali con la sua epoca d'oro:

"Il mio era un altro Milan, eravamo sempre in finale di Champions. Di questo ho visto poco, solo spezzoni in tv. È giovane e fresco. Anche l’allenatore è giovane. Contro la Lazio ha avuto una bella reazione. Dobbiamo aspettarli con pazienza e accettare anche gli errori, fanno parte del calcio. Lo so, non c’è tempo, ma la qualità dovrebbe uscire, si metterà al pari con le altre. L’Inter purtroppo mi sembra più avanti. Ma la stagione è lunga e complicata per tutti. Aspettiamo. Io ho aspettato un anno e mezzo".

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