Allegri Fonte foto: www.forzaroma.info
Allegri Fonte foto: www.forzaroma.info
Probabilmente se nei Cda tenuti negli scorsi giorni i vertici del Milan avessero deciso di esonerare Massimiliano Allegri, staremmo qui a crocifiggere i dirigenti rossoneri, colpevoli di aver trovato solo un capro espiatorio per la crisi della squadra. Il tecnico toscano è invece, un po’ a sorpresa, rimasto al suo posto, ma alzi la mano chi crede che non sarà esonerato entro e non oltre la fine della stagione, sempre che non gli venga dato il benservito entro Natale. Non illudiamoci: la testa di Allegri salterà e con ogni probabilità non sarà l’unica in casa Milan. Si è parlato di un ventata d’aria nuova, soprattutto ai piani alti, con Berlusconi pronto a lasciare il posto alla figlia Barbara, la quale, è cosa nota, ha avuto non pochi screzi con Galliani negli ultimi due anni, tanto che si vocifera che anche lo storico AD avrebbe ormai i mesi contati. Via tutti dunque e il “Milan ai milanisti”, proprio come diceva lo stesso Galliani: lo scenario più idilliaco immaginabile presenterebbe Paolo Maldini in dirigenza e Pippo Inzaghi in panchina, con Seedorf (che però, ricordiamolo, è ancora un giocatore) candidato ad entrambi i ruoli. Le perplessità però non mancano.

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COLPE DA DISTRIBUIRE - In breve, si può convenire che far pagare Allegri per tutti sarebbe una mossa inutile e deleteria; è vero che la squadra ha mostrato un atteggiamento più volte rinunciatario e delle lacune di gioco imperdonabili a certi livelli, ma le colpe non sono solo dell’allenatore. Anzi, spesso Allegri è riuscito ad ottenere risultati straordinari da giocatori modesti per una squadra del calibro del Milan; Birsa forse è l’esempio più recente e rappresentativo: da riserva al Genoa e al Torino è stato reinventato trequartista ed è riuscito ad essere decisivo in più occasioni, non sfigurando nemmeno nella sfida casalinga contro il Barcellona. Ma anche Constant, Muntari, Nocerino… tutti giocatori che erano ai margini delle loro squadre, arrivati al Milan con poche pretese ed autori, a tratti, di buone prestazioni. Chiedere di più sarebbe davvero troppo.

GIOCATORI INADEGUATI - Ne consegue dunque che molte responsabilità sono da attribuire anche ai vertici della società, con gli ultimi mercati gestiti in modo del tutto sbagliato. Alla vendita dei campioni del 2012 non è seguito un investimento adeguato e troppo spesso si è cercato il nome altisonante per placare la piazza piuttosto che spendere saggiamente parte del gruzzolo nei reparti che più di tutti necessitavano di rinforzi (difesa e centrocampo per intenderci, non certo l’attacco). Balotelli è un talento purissimo ma non è ancora in grado di caricarsi la squadra sulle spalle, quello che potrebbe fare Kakà se recuperasse la condizione e lo smalto di un tempo. Ma per il resto gli altri reparti rimangono con le stesse lacune delle altre stagioni.

FARE FUORI GALLIANI? - i suoi errori li ha fatti, è innegabile, ma il budget economico era scarsissimo, se non inesistente. Quasi impossibile fare un mercato sontuoso con quel poco che c’era a disposizione. Arriviamo dunque a Barbara Berlusconi, colei che si appresta a diventare sempre più il nuovo punto di riferimento del Milan, l’emblema del nuovo che avanza. Ma sarà davvero la persona giusta a cui affidare le redini di una società di questo calibro? Sarà pronta? Se guardassimo al mercato invernale del 2012, quando di fatto bloccò la vendita dell’allora fidanzato Pato al PSG per 30 milioni (che sarebbero stati poi reinvestiti su Tevez, che coppia sarebbe stata con Ibra), verrebbe da dire di no. L’unica cosa certa è che nessuno è esente da colpe nella situazione attuale, ed è allora accettabile un cambiamento totale, ma scegliendo oculatamente gli eventuali sostituti tra gente di esperienza e pratica del mestiere. Perché mai come in questo caso ragionare con il cuore potrebbe costare carissimo.

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