Maldini: “Milan, con Donnarumma vedo solo sconfitti”

Maldini: “Milan, con Donnarumma vedo solo sconfitti”

Paolo Maldini, ex difensore e capitano del Milan, ha parlato della vicenda di Gianluigi Donnarumma ma non solo: le sue dichiarazioni

di Daniele Triolo, @danieletriolo

Paolo Maldini, ex difensore e capitano del Milan, recordman di presenze in Serie A, ha parlato in esclusiva ai microfoni di ‘Tuttosport’ della squadra rossonera, della vicenda di Gianluigi ‘Gigio’ Donnarumma ma non soltanto. Queste le dichiarazioni di Maldini:

Sulla stagione del Milan: “E’ stata un’annata complicata, un po’ per il passaggio di proprietà dopo tanti anni, un po’ perché è stata fatta una campagna acquisti dispendiosa che ha portato tanti giocatori nuovi e questo ha reso difficile creare una squadra. I risultati non sono sicuramente quelli che tutti speravano ad inizio anno”.

Sulle analogie tra questo Milan e il primo di Silvio Berlusconi: “Non ci sono, perché la base della squadra che ha poi fatto la storia era già presente, non c’era stata la necessità di rivoluzionare l’organico. La rivoluzione vera era stata a livello di mentalità e strutture”.

Sulla situazione di Gianluigi Donnarumma: “Nella vita ho imparato che se non vivi l’ambiente dove accadono le cose difficilmente capisci la realtà. Però la comunicazione è importantissima e sicuramente ci sono state delle pecche da una parte e dall’altra. Non so dove potrà portare questa situazione. Quello che dispiace è che un ragazzo così forte, così giovane e così promettente si sia già bruciato con parte della tifoseria. Una cosa che non fa bene a nessuno, né al ragazzo né alla società”.

Sul percorso di crescita di Donnarumma: “Si è fermato? Beh, secondo me è durato fin troppo. La sua calma e tranquillità nei momenti di contestazione mi sembrava qualcosa di molto strano avendo vissuto la pressione di San Siro. Credo che ora Donnarumma stia pagando un anno di polemiche veramente fuori luogo, così come lo state, per esempio, le dichiarazioni dell’ex Premier Enrico Letta, che, pur non conoscendo la situazione, si è permesso di dire cose che non andrebbero dette”.

Sull’impatto di Gennaro Gattuso sul Milan: “Lui è stato una delle poche sorprese positive della stagione. Certe sue qualità a livello di grinta e volontà erano note a tutti e poi credo che le esperienze non di primo livello in B, in C, in Grecia ed in Svizzera abbiano sviluppato in lui tante altre qualità che erano sconosciute. Rino, a livello di personalità e di comunicazione, è stato molto bravo ma credo che l’abbia aiutato anche l’esperienza di quanto aveva vissuto a Pisa ed in Grecia”.

Su cosa manca al Milan per tornare al top: “Serve del tempo per fare il salto di mentalità che fa diventare vincente una squadra normale. Il Milan ha sempre avuto un certo tipo di mentalità che adesso si è un po’ persa, mentre la Juventus, non avendo mai cambiato proprietà, riesce a mantenere questa qualità negli anni”.

Su Gianluigi Buffon: “Solo lui sa quanto gli ha dato il calcio e quanto gli potrà ancora dare ed un portiere, rispetto ad un giocatore di movimento, ha meno difficoltà dal punto di vista fisico. Gigi poi sa benissimo che quando hai passato i 35 se fai un errore dicono che è per l’età, quando magari sbagli di meno di quando di anni ne avevi 25 …”.

Su cosa accomuna Maldini, Totti e Buffon: “L’amore per questo sport e le difficoltà nel dire basta. Per me forse è stato meno duro, perché ho valutato la scelta anno per anno con la società, e, quando ho smesso, era il momento giusto per farlo. Carlo Ancelotti aveva deciso di andare via dal Milan ed era in atto un ricambio generazionale. Ed io non avrei mai accettato un ruolo da comprimario. La contestazione nel giorno del mio addio? All’inizio ero dispiaciuto, poi, a mente fredda, sono stato contento perché non mi sono mai identificato in un ultrà”.

Su Roberto Mancini C.T. della Nazionale: “Direi di sì, è l’uomo giusto: ha gran voglia e l’ha dimostrato. Poi conosce il calcio e ha personalità, che è importante se stai sulla panchina dell’Italia. Personalmente sono più preoccupato per quello che succederà nei prossimi mesi in Federcalcio ed in Lega, dove la situazione non mi sembra particolarmente chiara”.

Su Giancarlo Abete: “Diciamo che lui sicuramente non è il nuovo che arriva. Abete è una persona per bene, ho stima per lui e con lui ho condiviso esperienze importanti ma questa non era certo la svolta che ci si aspettava”.

Su come fare per svoltare: “L’altro giorno ero con Boban e Infantino: loro parlano di business ma sanno che questo è collaterale alla bellezza del calcio. Ecco, in Federcalcio serve passione, amore per questo sport. Credevo che l’eliminazione dal Mondiale potesse essere un nuovo inizio, ma le premesse, almeno per il momento, ancora non ci sono”.

Su una sua possibile chiamata in Federazione: “Chiamare una persona vuol dire tanto e niente: ci vuole un progetto e non mi sembra che al momento ci sia chiarezza su quello che sarà il futuro in Federazione. Costacurta? Lo ha fatto per stare lì per sei mesi, è diverso”.

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