Lo Bello e la “Fatal Verona”: “Ho vissuto dieci anni di gogna mediatica”

La “Fatal Verona”, lo scudetto del 1990 sfumato sul campo degli scaligeri, è una delle pagine più tristi della storia del Milan. L’arbitro la ricorda così

di Michele Neri, @micheleneri98

La “Fatal Verona” fatica ancora a cancellarsi dalla mente dei tifosi del Diavolo. E’ senza dubbio uno dei momenti più desolanti dei 118 anni appena compiuti dal Milan. La beffa all’ultimo round, uno scudetto, quello del 1990, che sfuma a vantaggio del Napoli e la rabbia in campo dei giocatori rossoneri. E’ tornato sull’accaduto, il direttore di gara di quel giorno, Rosario Lo Bello, che era tra le altre cose il figlio di Concetto, arbitro del match del 1973, anch’esso stregato.

Ai microfoni di gianlucadimarzio.com ricorda così quell’incontro incredibile, concluso con 3 espulsioni nelle file del Milan: “Ho vissuto dieci anni di gogna mediatica per quell’incontro, ma la verità è che sono stato tradito dall’isteria collettiva dei rossoneri. Poche settimane prima li avevo diretti a Lecce senza alcun problema. Sacchi dall’inizio della partita era nervosissimo. Forse iniziava a soffrire il mal di panchina. Mi diceva di tutto, non potevo fare diversamente. Fischiai un fallo a metà campo contro Van Basten e l’olandese si tolse la maglia buttandola a terra. Un comportamento inconcepibile per un campione come lui e una mancanza di rispetto che ho vissuto come un tradimento. Anche se avessi avuto la Var, forse, ma dico forse, sarei andato solo a rivedere l’episodio di Massaro. Su Van Basten sono sicurissimo. Un arbitro decide in un nanosecondo, ossia quell’attimo che al semaforo separa la luce verde dal clacson dell’auto alle tue spalle. Bisogna anche avere fortuna a volte. Rijkaard sputò un paio di volte nella mia direzione. La seconda mi prese su una scarpa, dandomi anche della gran testa di c… La gara si era accesa e durante la navigazione perigliosa, l’arbitro non deve perdere la bussola. Non potevo chiudere un occhio. Costacurta disse che eravamo dei disonesti. Si lamentava per un fuorigioco inesistente. Capivo il suo dispiacere, ma dovevo applicare il regolamento. Nel post partita vennero Galliani, il team manager Ramaccioni e Gianni Letta che all’epoca faceva il dirigente. Raccontai cos’era successo in campo. Galliani si scusò a nome della società. Poi però cambiarono rapidamente linea…”.

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