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Panucci: “Milan, sei già da Champions. Gattuso, è l’anno della verità”

Christian Panucci, ex CT dell'Albania (credits: GETTY Images)

Christian Panucci, ex difensore di Milan e Roma, ha giocato d'anticipo la sfida di domani sera a 'San Siro' tra rossoneri e giallorossi: le sue parole

Daniele Triolo

"Christian Panucci, ex difensore di Milan e Roma, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de 'La Gazzetta dello Sport' giocando d'anticipo la sfida di domani sera a 'San Siro' tra rossoneri e giallorossi. Queste le dichiarazioni di Panucci:

"Milan e Roma: le prime sensazioni che le vengono in mente. Partiamo da Milano. «È stata la mia fortuna. Ci sono arrivato a 20 anni e a Milanello ho trovato compagni straordinari che mi hanno cambiato la mentalità. Il Milan significa scudetto, Champions, profumo d’Europa, cultura del lavoro ed educazione calcistica. Gente come Tassotti, Baresi, Maldini e Donadoni mi ha fatto capire la strada giusta».

"È un discorso che fa chiunque abbia frequentato Milanello in quegli anni. Ma faccia un esempio concreto. «Certo. Molto semplice: allenamento alle dieci e mezza, io arrivo puntuale alle dieci e trovo Baresi che è lì dalle nove e trenta. Qualcosa mi dice che ho comunque sbagliato orario... Quel nucleo di giocatori a mio parere è irriproducibile».

"Roma invece che cosa le fa affiorare? «Avevo 28 anni, era la mia seconda giovinezza e mi è uscita fuori tutta la serietà professionale maturata fra Milan e Real Madrid. Roma significa grandi emozioni, una sensazione particolare che scopri solo se ci vai a giocare. Arrivi all’Olimpico, senti la curva e diventi un lottatore senza paura. Roma è anche dove abito, non per caso».

"Quanto le piacerebbe allenare un giorno a Roma o Milano? «Tornare dove si è giocato è molto bello. Roma, in particolare, sarebbe un sogno per le emozioni vissute. Auguro a Di Francesco di restare tanti anni, ma spero che la vita e il destino prima o poi mi portino lì».

"Milan significa Maldini e Roma Totti. «Mi viene da ridere quando sento dire che Paolo non ha esperienza per fare il dirigente. Il calcio e il Milan sono il suo mondo, ha sulle spalle quasi mille partite e quindi vi chiedo: saprà parlare alla squadra o “vedere” un giocatore? Nel pallone serve gente che ha fatto calcio, perché c’è anche chi ci entra arrivando da un altro mondo. Maldini ha trasmesso a tutti noi i valori del Milan. L’insegnamento più importante che mi ha dato è in questa sua frase: “Il mio avversario più grande sono io stesso”».

"Le piace l’accoppiata con Leonardo? «Molto, sono due persone per bene e Leo è un dirigente esperto. Possono costruire un Milan vincente».

"Anche Totti non poteva che proseguire alla Roma. «Lui è un’istituzione. Per i giocatori ha un valore importante, è una figura “pesante” nei rapporti con la squadra e rappresentare il club anche a livello di immagine per lui è un bel ruolo. Ma io me lo ricordo ancora in campo: vedeva dove gli altri non vedevano. Un genio immenso».

"Ha parlato di Milan vincente. C’è dell’ottimismo. «La squadra mi piace, l’anno scorso ha fatto una grande campagna acquisti e ha tutto per migliorare il sesto posto. Lo metto fra le cinque che si giocheranno la Champions. Così come la Roma, che però si è un po’ indebolita. Ha perso giocatori importanti: Nainggolan accendeva la luce, Strootman era un guerriero. Kluivert è bravo, ma da valutare. Cristante e Pellegrini invece sono il futuro azzurro».

"Lo stesso potrebbe dirsi per la linea Conti-Caldara-Romagnoli-Calabria. «Una linea tutta italiana è qualcosa che mi piace molto, il Milan del passato ha fatto tanta strada partendo da questa base. In prospettiva sono tutti molto forti, starà agli allenatori perfezionarli».

"Gattuso e Di Francesco che tecnici sono? «Erano giocatori di quantità che ora sono allenatori con caratteri molto tosti. Hanno idee chiare, fanno giocare bene le loro squadre, tirano fuori il meglio dai giocatori. Eusebio ha già fatto vedere il proprio valore, anche al Sassuolo: per Rino è l’anno in cui dimostrare di essere un tecnico importante».

"Scelga tre nomi fra quelli che ha avuto lei. «Capello m’ha insegnato la professionalità e la mentalità. Sacchi, in Nazionale, la perfezione nella difesa a quattro: per me è stato determinante. E Spalletti a 32 anni mi ha migliorato ulteriormente. Vorrei aggiungerne un quarto, che è il mio papà: col Barcellona, in finale di Champions, quando giocai a sinistra in una difesa senza Baresi e Costacurta, tutto il “muro” fatto con il sinistro da ragazzino con lui mi è stato di grande aiuto».

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