Ore decisive per la nomina del DT del Milan. Il manager tedesco esige pieni poteri senza l'interferenza di Ibra: fissata la deadline prima del debutto mondiale
Perché il Milan pensa a Rangnick? Ecco qualche dettaglio
In queste ore calde e concitare, l'attenzione della proprietà del Milan non è focalizzata esclusivamente sulla scelta del nuovo allenatore. In casa rossonera tiene banco, sopra ogni altra cosa, la cruciale nomina del nuovo direttore tecnico. La strategia di Gerry Cardinale, managing partner del fondo RedBird e proprietario del club, segue un iter gerarchico ben definito: mettere prima sotto contratto il DT e, solo successivamente, procedere alla definitiva scelta della guida della Prima Squadra. Per questa strategica poltrona dirigenziale, la via è ormai tracciata: c'è un solo grande candidato, Ralf Rangnick.
Il profilo di Rangnick: l'architetto del modello Red Bull
Classe 1958, nativo di Backnang, Rangnick ha costruito una carriera straordinaria che lo ha visto operare sia sul campo come allenatore (esperienze di livello con Stoccarda, Hannover, Schalke 04, Hoffenheim e Lipsia) sia, soprattutto, come manager visionario. Il suo capolavoro metodologico inizia a Sinsheim, dove ha trascinato l'Hoffenheim dalla terza serie fino alla Bundesliga, strutturando una rete di scout giovani e iper-professionali che ha reso il club una delle realtà più stabili del calcio tedesco moderno.Il definitivo salto di qualità internazionale è coinciso con la nomina a Head of Football per l'intero gruppo Red Bull. Sotto la sua egida strategica, il Salisburgo in Austria e il Lipsia in Germania sono diventati modelli globali di sostenibilità e successi sportivi. Rangnick ha persino guidato i 'Tori Rossi' in panchina per due stagioni, firmando la storica promozione dalla 2. Bundesliga alla massima serie.
Il suo occhio clinico per il talento ha cambiato la storia recente del calcio europeo: all'Hoffenheim scovò Roberto Firmino; a Salisburgo lanciò Sadio Mané, Dominik Szoboszlai e un giovanissimo Erling Braut Haaland; a Lipsia ha completato l'opera valorizzando profili del calibro di Joshua Kimmich, Naby Keïta, Dayot Upamecano. Un dirigente che mastica calcio h24 e vanta una competenza a 360 gradi, dall'area tecnica a quella finanziaria.
Le condizioni del tedesco: gestione totale e zero interferenze
Proprio in virtù della sua autorevolezza, Rangnick ha posto a Cardinale condizioni rigidissime per accettare la direzione tecnica del Milan. Il manager esige pieni poteri decisionali: una gestione totale dell'intera area sportiva rossonera, dalla Prima Squadra fino al settore giovanile. Questo controllo assoluto dovrà includere la scelta dei dirigenti e dei collaboratori stretti, la definizione della metodologia unica di gioco e di allenamento e, ovviamente, la firma sulle operazioni di calciomercato.La condizione più complessa da digerire per l'attuale organigramma riguarda l'assenza di interferenze esterne. Rangnick richiede un raggio d'azione totalmente autonomo, slegato dall'influenza di figure apicali oggi centrali come Zlatan Ibrahimović (Senior Advisor di RedBird per il Milan) e Jovan Kirovski (dirigente responsabile del progetto Milan Futuro). Il manager tedesco aspetta una risposta definitiva da Via Aldo Rossi, e la sensazione condivisa dagli addetti ai lavori è che la fumata bianca o nera arriverà a strettissimo giro di posta, data l'impellente necessità di rifondare l'intera struttura societaria.
La deadline del 16 giugno: l'intreccio con la Nazionale austriaca
I tempi della diplomazia sono strettissimi. Secondo quanto riportato dall'edizione odierna di 'Tuttosport', è assai verosimile che Cardinale formalizzerà la sua risposta definitiva entro il 16 giugno. La data non è casuale: coincide con il debutto ufficiale dell'Austria – di cui Rangnick è l'attuale Commissario Tecnico – nella rassegna iridata. Si tratta di una formale e doverosa forma di rispetto nei confronti della ÖFB (la Federazione Calcistica Austriaca), che attende da settimane una risposta del tecnico in merito alla ricca offerta di rinnovo contrattuale per altri due anni.Su questo fronte, le indiscrezioni raccolte dal 'Corriere dello Sport' tracciano una strada ben precisa: Rangnick avrebbe già comunicato alla federazione austriaca, tramite i propri intermediari, l'intenzione di rifiutare il rinnovo per tuffarsi nuovamente nell'avventura quotidiana di un club d'élite. Il matrimonio con il Milan è pronto celebrarsi, ma la palla passa a Cardinale: per sbloccare la firma servirà mettere rapidamente nero su bianco le garanzie richieste e, inevitabilmente, ridisegnare il perimetro d'azione di Ibrahimović nella gestione sportiva del Diavolo.
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