Il Senior Advisor svedese è un elemento fondamentale nel Milan di Cardinale, che non ha intenzione di farne a meno. Detto questo, le gerarchie sono chiare per il patron americano

- Milano
Gerry Cardinale, managing partner RedBird e proprietario AC Milan, accoglie il nuovo allenatore Rúben Amorim nel centro sportivo di Milanello

Milan, Amorim a Milanello: al centro sportivo lo accoglie il proprietario Cardinale

Il nome di Zlatan Ibrahimovic è stato uno dei più bersagliati negli ultimi mesi. Il fallimento del Milan, con la mancata qualificazione in Champions League ed un girone di ritorno tremendo, hanno portato i tifosi a puntare il dito su vari colpevoli ed oltre al proprietario, Gerry Cardinale, uno degli indiziati principali come colpevoli del tracollo rossonero era proprio l'ex attaccante svedese.

A lui la colpa di aver interferito troppo nelle decisioni del Milan, interferendo nell'operato di mister Massimiliano Allegri e accusato di aver preso in mano le redini del Club a stagione terminata, progettando a suo piacere il futuro dei rossoneri. Cardinale però, intervenuto in un'intensa giornata di conferenze stampa, ci ha tenuto a mettere le gerarchie in chiaro: è lui che comanda.

Ibrahimovic e Cardinale Come raccontato da Tuttosport nell'edizione odierna, le parole del patron rossonero hanno evidenziato una realtà diversa da quella raccontata nelle scorse settimane: Zlatan Ibrahimovic ha investito in RedBird, ma è lui che lavora per Cardinale, non viceversa. La stima del proprietario americano nei confronti dello svedese è molto alta, ma le gerarchie sono chiare ed il Milan è guidato dall'americano e tutti gli uomini di cui si è circondato ("i migliori", a suo dire) saranno fondamentali, ma non lo sostituiranno. Detto questo, Gerry considera Ibrahimovic un uomo di fiducia, al quale insegnare e trasmettere le proprie conoscenze imprenditoriali: il rapporto tra i due è tutt'altro che incrinato ed Ibrahimovic proseguirà nel suo percorso rossonero ricoprendo il ruolo di Operating Partner, sempre poi rendendo conto a Cardinale.

Non tutto è rose e fiori

Il ruolo di Ibrahimovic nel Milan però non si è limitato a quello di un semplice consulente: la sua presenza è stata spesso ingombrante nel mondo rossonero. Come ricordato sempre da Tuttosport, lo svedese è intervenuto più volte in maniera invasiva su varie questioni, dalla lite con Ignazio Abate all'allontanamento di Antonio D'Ottavio dal Milan Futuro, arrivando alla lite con Allegri e alla gestione di Mattia Liberali: Fonseca infatti avrebbe individuato nel talento del settore giovanile un profilo estremamente interessante, chiedendo la sua presenza in prima squadra. Ibrahimovic però non lo ritenne all'altezza per questioni fisiche e tecniche, portando poi al suo addio al rossonero.

Ibrahimovic lavora per Cardinale, certo, ma forse il patron del Milan dovrà anche essere in grado di gestire meglio la sua presenza in questo Club, per non rischiare che si renda nuovamente ed esageratamente protagonista.

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