Retroscena Milanello: la proprietà RedBird ammette gli errori del passato e azzera la linea precedente. Finito il tempo delle deleghe in bianco: ora comanda solo Gerry Cardinale.

- Milano
Gerry Cardinale, managing partner RedBird e proprietario AC Milan, accoglie il nuovo allenatore Rúben Amorim nel centro sportivo di Milanello

Milan, Amorim a Milanello: al centro sportivo lo accoglie il proprietario Cardinale

Il clima in casa Milan è ufficialmente cambiato. Ieri, come sempre, eravamo presenti a Milanello con il nostro inviato Stefano Bressi per la prima conferenza stampa di Rúben Amorim da nuovo allenatore rossonero. Ed è stata anche l'occasione per indagare in maniera più approfondita del solito sulle strategie e le idee di Gerry Cardinale. Da quanto abbiamo raccolto, filtra la chiara ammissione della proprietà di aver vissuto l'ultima stagione come una delle tappe più difficili e negative da quando RedBird ha rilevato il Diavolo, un'esperienza definita privatamente come "da non ripetere mai più". E' da qui che nasce l'idea di un reset societario che promette di essere epocale.

Gerry Cardinale, managing partner del fondo RedBird e proprietario del Milan, qui a Milanello con l'ex amministratore delegato del club rossonero, Giorgio Furlani

Il "Mea Culpa" sulla timidezza e le deleghe del passato

Il fulcro di questa svolta poggia su un profondo esame di coscienza ai vertici. Negli ultimi quattro anni, la proprietà si è spesso mossa con eccessiva timidezza, preferendo osservare le dinamiche del calcio italiano da lontano e lasciando le chiavi operative a figure dirigenziali terze. Una scelta che, alla luce dei risultati e delle spaccature interne, viene oggi considerata un errore strategico. Il messaggio che trapela dalle stanze di via Aldo Rossi è chiaro: l'era delle deleghe in bianco è finita. La proprietà ha deciso di ereditare gli errori e i meriti del passato, ma da oggi stringerà il volante del club in prima persona, assumendosi la totale responsabilità di ogni mossa. Tradotto: l'era Furlani ha ricevuto una sonora bocciatura. Per i risultati sportivi maturati, certo, ma anche per la totale incapacità di creare un gruppo coeso e privo di spaccature.

Una catena di comando cortissima per eliminare la politica

Il piano di riorganizzazione interna mira a eliminare i passaggi a vuoto e le "correnti" societarie. Secondo le indiscrezioni raccolte, il punto più debole del recente passato del Milan è stato proprio il cortocircuito comunicativo e decisionale tra la proprietà statunitense e la dirigenza sul campo. Per ovviare a questo problema, si sta ridisegnando una struttura snella, una vera e propria "tela vuota" dove non ci sarà più spazio per le politiche interne o per i giochi di potere individuali. La leadership sarà centralizzata e focalizzata esclusivamente sul supporto della squadra.
E voi, amici rossoneri, cosa ne pensate di questo cambio di passo? La presenza fissa e centralizzata della proprietà è la chiave giusta per tornare a vincere o preferivate una dirigenza con maggiore autonomia? Diteci la vostra nei commenti qui sotto!

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