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Milan nel caos e stelle in fuga, ma Ibrahimović lascia l’Italia: scoppia la bufera tra i tifosi

Zlatan Ibrahimovic, Senior Advisor RedBird per AC Milan
Terremoto Milan: mentre Rafael Leão e altri big preparano l'addio ai rossoneri, Zlatan Ibrahimović vola negli USA per commentare i Mondiali per conto di Fox Sports. Tifosi infuriati per la gestione del club. Ecco la situazione
Daniele Triolo Redattore 

Il repulisti generale voluto al Milan dal proprietario Gerry Cardinale lo scorso 25 maggio — giornata in cui sono saltate contemporaneamente le teste di Giorgio Furlani, Geoffrey Moncada, Igli Tare e Massimiliano Allegri — ha risparmiato una sola figura chiave: Zlatan Ibrahimović. Il Senior Advisor di RedBird per il club rossonero, che secondo persistenti rumors di ambiente ricopre anche il ruolo di investitore nel fondo statunitense, si trova però in queste ore al centro di una dura contestazione.

Proprio nel momento di massima incertezza societaria, lo svedese è partito alla volta degli Stati Uniti d'America. Dall'11 giugno al 14 luglio, infatti, Ibrahimović sarà impegnato come "talent" televisivo di punta per Fox Sports in occasione dei Mondiali. Come evidenziato dall'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Zlatan sta portando avanti i propri accordi commerciali pubblicando quotidianamente video e post promozionali sui propri canali social. Un'attività comunicativa che, data la tempistica, sta scatenando la reazione furiosa del popolo milanista.


I retroscena dello spogliatoio e il crollo della stagione

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La tifoseria rossonera attribuisce a Ibrahimović una forte quota di responsabilità nella crisi strutturale in cui versa il club. Sulla spalla del dirigente pesano in modo specifico alcune indiscrezioni relative alla gestione della squadra negli ultimi mesi.

  • Le tensioni con la guida tecnica: le voci di scontri verbali accesi avvenuti nel corso della stagione con l'ormai ex allenatore Massimiliano Allegri.
  • L'ingerenza con la rosa: i presunti contatti telefonici diretti con alcuni calciatori della prima squadra, interpretati dall'ambiente come un tentativo di delegittimare l'autorità dell'allenatore.
  • Questo clima di spaccatura interna ha inevitabilmente contribuito al crollo verticale del Diavolo negli ultimi due mesi calcistici, culminato con il drammatico fallimento dell'obiettivo minimo stagionale: la qualificazione alla prossima Champions League.

    L'esodo dei big e il paradosso del ruolo istituzionale

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    Il vuoto di potere rischia di innescare un pericoloso effetto domino sul mercato. Con un Milan privato contemporaneamente di un direttore tecnico, di un direttore sportivo e di un allenatore, i pilastri della rosa stanno valutando l'addio. Rafael Leão ha già manifestato la chiara intenzione di lasciare Milanello in estate, e profili del calibro di Mike Maignan e Adrien Rabiot potrebbero presto seguirne le tracce. In questo scenario di totale navigazione a vista, Ibrahimović continua la sua fronda interna per ostruire il percorso di Ralf Rangnick verso la direzione tecnica.

    L'intera vicenda fa emergere un profondo paradosso istituzionale. Tecnicamente e ufficialmente, Ibrahimović non possiede una carica formale nei quadri societari del Milan. E, di conseguenza, non dovrebbe esercitare alcuna influenza sulle decisioni dell'area sportiva. Nei fatti, però, il suo raggio d'azione è totale. Una dinamica simile a quella del 2024, quando poi mise la propria firma e la propria faccia sul mercato e sulle successive nomine dei tecnici Paulo Fonseca e Sérgio Conceição.

    I due Scudetti, i 93 gol e i 35 assist messi a referto in 163 partite ufficiali da calciatore costituiscono un patrimonio storico immenso. Tuttavia, quel credito apparentemente infinito accumulato davanti al proprio popolo si sta rapidamente dilapidando a causa di una gestione manageriale giudicata distante e priva di risposte concrete.