Un bilancio del mercato del Milan e di Jorge Mendes: si può fare a meno di un Direttore Sportivo?

- Milano
Mercato Milan, all'hotel Melià è arrivato il procuratore Mendes. Summit in arrivo? | PM

Mercato Milan, all'hotel Melià è arrivato il procuratore Mendes. Summit in arrivo? | PM

La sessione estiva di calciomercato non ha riservato colpi di coda per i rossoneri, lasciando dietro di sé un grande interrogativo di fondo: il Milan ha tratto davvero un reale guadagno dalla collaborazione con Jorge Mendes?Accolto all'inizio della sessione estiva come il deus ex machina, il super agente portoghese è effettivamente entrato praticamente in ogni singola trattativa, sia in entrata che in uscita. Eppure, a bocce ferme, la sensazione è che il bilancio penda clamorosamente a sfavore di Via Aldo Rossi. Se il ruolo di Mendes doveva essere quello di agevolare alcune operazioni e magari riequilibrare il conto economico tra entrate e uscite, la missione può dirsi ampiamente fallita.

Gerry Cardinale e Jorge Mendes si stringono la mano con lo sfondo di San Siro e lo stemma del Milan, illustrazione per l'editoriale di PianetaMilan.

Portafoglio pieno in entrata e zero sconti

Il primo cortocircuito emerge quando si analizzano le operazioni in entrata. Il Milan si è presentato ai tavoli delle trattative con il portafoglio gonfio, pagando i calciatori cifre spesso ben superiori al loro reale valore stimato. La sbandierata influenza globale di Mendes non ha quindi portato in dote alcuno sconto di favore.

I numeri, d'altronde, non mentono. Spendere 30 milioni per Mario Gila, spingersi fino a 60 milioni per Diego Moreira (bonus compresi) e toccare la cifra monstre di 80 milioni per Gonçalo Ramos significa aver pagato ogni singolo giocatore a prezzo d'oro, andando ben oltre le normali valutazioni di mercato. Se l'obiettivo di affidarsi a un intermediario di quel calibro era ottenere corsie preferenziali a cifre di favore, il Milan ha semplicemente pagato il prezzo massimo stampato sul cartellino, senza alcun beneficio particolare. In attesa poi di capire il conto delle intermediazioni fatte, che - immaginiamo - non sarà così economico.

Il caso Leão e quell’elemosina fastidiosa

Se in entrata si è speso tanto, in uscita il bilancio è persino più desolante. Sembrava che i buoni uffici e i canali commerciali di Mendes in Europa potessero fare la differenza per piazzare gli esuberi e fare cassa. Invece, il Milan ha ceduto quasi tutti in prestito, accontentandosi di abbassare il Monte Ingaggi e, di fatto, castrando il finale di mercato. È mai possibile che non ci fossero squadre disposte a pagare a titolo definitivo i giocatori del Milan?

L’eccezione porta il nome di Rafael Leao, andato al Galatasary per una cifra non astronomica (ma pur sempre definitiva) grazie all’intermediazione di George Gardi dopo che Mendes si era speso in prima persona per tessere la tela con l’Aston Villa, ricavandone però solamente una proposta d’acquisto (ancora una volta) in prestito, a cifre ribassate. Vedere la Premier League sparare cifre senza senso per qualsiasi comparsa e poi ridursi al braccino corto per la stella rossonera ha lasciato letteralmente sbigottiti.

La trappola portoghese

Ancora peggio è andata nel cosiddetto "giardino di casa" di Mendes, il Portogallo. ‘Qui comando io’, sembrava ci fosse scritto sul tappetino di ingresso, ma anche qui le cose non sono andate benissimo. Lo Sporting Lisbona non ha mollato di un millimetro su Gonçalo Inácio, cambiando idea all’ultimo (giurano dal Milan) e blindando il difensore sul gong del calciomercato.

Clamoroso, poi, il dietrofront del Porto per Santiago Giménez: dopo aver trovato un'intesa di massima con il Milan, i Dragões hanno ritrattato l'offerta al ribasso, costringendo a riaprire una sfiancante trattativa per il solito prestito con chissà quali garanzie di riscatto. Insomma, quando il Milan doveva comprare, portava milioni sonanti; quando dovevano comprare gli altri, arrivavano tutti a chiedere favori.

Gli autogol comunicativi del Milan e la necessità di un DS

Sarebbe ingeneroso, tuttavia, scaricare l'intera colpa su Jorge Mendes. Il procuratore ha fatto il suo mestiere, tutelando gli interessi della propria scuderia e dei propri assistiti. Il vero peccato originale risiede nella strategia del Milan: rinunciare a un Direttore Sportivo (o Head of Football, che dir si voglia) è costato caro. Ed è un errore a cui porre rimedio per il futuro.

Un DS ti permette di programmare e anticipare il mercato, ma anche di attingere alla propria rete relazionale per scambiarsi favori e vantaggi. In uscita servirà lavorare meglio. Così come anche sotto l’aspetto comunicativo. Mettere pubblicamente alla porta metà della rosa, definendoli "esuberi" ed escludendoli dal progetto, è stato un clamoroso autogol che ha svalutato il patrimonio del club. I club acquirenti si sono seduti al tavolo delle trattative sapendo di avere il coltello dalla parte del manico e di avere di fronte un interlocutore (il Milan) ‘debole’, tirando così la corda fino all'ultimo secondo per ottenere i giocatori gratis o in prestito.

Le nostre conclusioni: Krösche è una necessità

Per il futuro servirà una strategia comunicativa radicalmente diversa e, soprattutto, una pianificazione che un semplice procuratore non potrà mai garantire. Questa estate ha dimostrato che un grande agente internazionale non può sostituirsi a un Direttore Sportivo. I favori da fare e da riscuotere sono il pane del calciomercato, ma al centro ci deve stare sempre il Milan, con un uomo di società capace di difendere gli interessi del club. Ecco perché Via Aldo Rossi attende con ansia novità sul fronte Markus Krösche: il manager dell'Eintracht Francoforte serve subito per ridare una struttura tecnica a una società che non può più permettersi di navigare a vista.

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