Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan, ha parlato della possibile sostituzione di Sergio Conceicao sulla panchina rossonera: le dichiarazioni

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Sacchi, aneddoto a luci rosse su Stella Rossa-Milan del 1988 | VIDEO

Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan per quattro stagioni, dal 1987 al 1991 e, successivamente, nel 1997, ha rilasciato un'intervista in esclusiva a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola. Ecco, dunque, le dichiarazioni del 'Profeta di Fusignano' sui rossoneri.

Milan, le parole di Sacchi sul momento del Diavolo

Sul Milan che ha perso a Bologna: "Questo Milan non è una squadra. Lo dico con dispiacere, perché sapete quanto bene voglia a questa società, ma purtroppo non si può sfuggire all’evidenza. A Bologna c’erano undici giocatori sparpagliati per il campo, senza nulla che li tenesse uniti, senza un gioco, senza un’idea".
AC Milan Sacchi intervista Gazzetta

Su cosa deve fare il Milan ora: "A questo punto, non resta che una cosa: un’altra rivoluzione. Nella speranza che, in questo caso, venga fatta con saggezza e seguendo le regole auree che stanno alla base della costruzione di una squadra".

Sulle regole da seguire per la rivoluzione: "Tre, non una di più. La prima: serve un club con le idee chiare. La seconda: il club deve scegliere l’allenatore e sostenerlo dal primo all’ultimo giorno. La terza: i giocatori devono essere scelti dall’allenatore, in base al suo credo tattico".

Su Sergio Conceicao: "Sarebbe ingiusto attribuire tutte le responsabilità della situazione attuale al tecnico portoghese, che è arrivato poco dopo Natale. Così come sarebbe stato ingiusto dare tutte le colpe a Paulo Fonseca per i risultati arrivati nella prima parte di stagione. Gli errori, come sempre, vanno divisi, in parti più o meno uguali, tra i dirigenti, l’allenatore e i giocatori".

"Non penso che il Milan veda un futuro con Conceicao"

Sulla possibile fine dell'esperienza di Conceicao nel Milan: "Non penso che la società veda un futuro con lui, ma questa è la mia impressione. Io, da osservatore esterno e da innamorato del Milan, segnalo alcune cose: in estate i rossoneri volevano un allenatore, Lopetegui, bocciato dai tifosi. Hanno virato su Fonseca. Hanno acquistato cinque giocatori stranieri. Poi hanno mandato via Fonseca, hanno preso Conceiçao e hanno ingaggiato altri cinque calciatori. Il risultato è il medesimo: il Milan non è mai diventato una squadra".

Sul perché il Milan non sia mai diventato una squadra in questa stagione: "Perché per costruire una squadra serve un club che abbia le idee chiare, e queste idee devono essere trasmesse all’allenatore il quale ha il compito di farle recepire ai giocatori. Faccio un esempio: Silvio Berlusconi, quando m’ingaggiò, mi disse che desiderava vincere e convincere attraverso un gioco spettacolare. Io gli spiegai che cosa avevo in mente e lui mi appoggiò in ogni momento. Aveva già acquistato Gullit e van Basten, io gli chiesi tre ragazzi che venivano dal Parma, Mussi, Bianchi e Bortolazzi, uno che aveva fatto molta panchina all’Udinese, Colombo, e volli a tutti i costi Ancelotti, sul quale il Presidente aveva dubbi per i problemi fisici. Gli dissi: 'Lei mi compri Ancelotti e vinceremo lo Scudetto'. Mi accontentò e io fui di parola. E l’anno successivo, prima di comprare Rijkaard, lo mandai a seguire per due settimane da un mio uomo di fiducia. I dirigenti di oggi si comportano in questo modo? Non lo so, ma qualche dubbio mi viene. Per fare una buona squadra servono uomini affidabili. In campo e fuori".

Su chi punterebbe sulla panchina del Milan per la prossima stagione: "Su un maestro: penso a Sarri o a Conte. Mi piace anche Baroni della Lazio, e seguo con attenzione e curiosità la crescita di Fàbregas. L’importante è che venga un allenatore che dia un chiaro stile di gioco". LEGGI ANCHEMilan-Lazio, le parole di Conceicao nella conferenza stampa della vigilia >>>

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