Presentato il progetto del nuovo impianto di Milan e Inter da 71.500 posti: l'intervista all'architetto Norman Foster sullo stadio di San Siro dal 2031

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"Generali Stadium", il nuovo stadio di Milan e Inter: le parole di chi ha firmato il progetto | Video e screen da Gazzetta.it

"Generali Stadium", il nuovo stadio di Milan e Inter: le parole di chi ha firmato il progetto | Video

Giovedì 29 ottobre, nella prestigiosa cornice del Castello Sforzesco, è stato ufficialmente presentato il progetto del nuovo stadio di Milano. I due club meneghini - Milan e Inter - realizzeranno la nuova struttura interamente nella zona di San Siro, proprio al fianco dell'attuale stadio Giuseppe Meazza, destinato successivamente a essere quasi del tutto demolito. Si tratterà di un impianto moderno da 71.500 posti sviluppato su due anelli, che prenderà il nome ufficiale di Generali Stadium per le competizioni nazionali, mentre verrà rinominato Milano Stadium in Europa per via dei rigidi regolamenti UEFA sugli sponsor. La firma del progetto porta la firma dei prestigiosi studi di architettura Foster + Partners e Manica.

Una delle immagini del rendering del Generali Stadium (Milano Stadium), il nuovo stadio che Milan e Inter realizzeranno in zona San Siro e che aprirà i battenti nel 2031

La struttura a "X" e l'ispirazione a Pier Luigi Nervi

Proprio l'architetto di fama internazionale Norman Robert Foster, 91 anni e fondatore dello studio omonimo, ha rilasciato un'interessante intervista sulle colonne de La Gazzetta dello Sport in edicola oggi. Foster si è soffermato in primo luogo sulla particolare struttura a "X" che caratterizza l'impianto, partendo dai colonnati per culminare nella copertura: «Questa struttura ha il grandissimo pregio di essere efficiente e visivamente soddisfacente. Il porticato presenta grandi aperture che rientrano appieno nella grande tradizione dei portici italiani. Credo che nel mio subconscio l'idea sia stata fortemente ispirata da alcune storiche opere di Pier Luigi Nervi. Funziona come supporto fondamentale ai corridoi e al tetto, donando carattere e identità uniche. Questo è l'elemento che rende lo stadio diverso da tutti gli altri».

L'architetto britannico ha definito senza esitazioni questo iconico progetto per Milan e Inter come «emblematico della sua intera carriera». Pur rammaricandosi di non essere ancora mai stato a San Siro per assistere a una partita dal vivo («Mi dispiace molto, ma confido di riuscire a farlo in futuro»), ha chiarito come difficilmente ci saranno richiami diretti alla struttura del vecchio Meazza all'interno del nuovo stadio sportivo: «Invece di cercare di incorporare nel nuovo impianto qualche singolo elemento della memoria del vecchio, vorrei che potessimo dimostrare la possibilità di conservarne una parte molto più consistente, nell’ambito del più ampio progetto di riqualificazione dell’intera area urbana. Vorrei esplorare molto più a fondo le possibilità di conservazione dello stadio, ma questo fa parte del lavoro che ci aspetta nei prossimi mesi».

Come sarà il Generali Stadium dal 2031: "Monumentale e milanese"

Foster ha poi tracciato il profilo architettonico di quella che diventerà la nuova e definitiva casa dei tifosi rossoneri e nerazzurri a partire dal 2031: «Credo che gli elementi maggiormente caratterizzanti saranno la raffinatezza e il modello di struttura che sostiene l’intero edificio. L’espressione di questa struttura è l’architettura stessa: è una caratteristica chiave di molti edifici storici ed è anche un tratto distintivo di tanti tipi di costruzioni a cui ho lavorato nel tempo con i miei colleghi. Credo quindi che questa idea, secondo cui la struttura è architettura e l’architettura è struttura, rappresenti il legame ideale tra il presente e il futuro». Un concetto che il designer ha riassunto efficacemente in due sole parole: «monumentale e milanese».
In chiusura del suo intervento, alla curiosa domanda relativa a quale settore sceglierebbe per acquistare un abbonamento nel nuovo Generali Stadium, l'architetto ha risposto svelando il suo lato più appassionato: «Credo che vorrei avere due possibilità distinte: vedere una partita in una curva e una partita nell’altra curva. Inizialmente, a dire il vero, avevo pensato che sarebbe stato bello essere posizionato vicino all’azione a bordo campo, ma in quel modo non avrei potuto seguire lo sviluppo dell'intera partita. Così ho pensato che la soluzione migliore sarebbe stata stare al centro, posizionato dall’alto, per osservare l’intero campo da gioco. Poi, alla fine, mi sono detto: “No, vorrei stare esattamente in mezzo ai tifosi, per sentire la vera intensità di quella straordinaria partecipazione emotiva”».

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