L'ex portiere del Milan racconta il legame fraterno con il Capitano: dagli aneddoti di Milanello al record delle 58 partite. Il retroscena sul braccio alzato
Gabbia: "Baresi una vera icona, dispiaciuti di non poter essere al funerale"
Il mondo del calcio e del tifo rossonero sono avvolti nel dolore più profondo. La scomparsa di Franco Baresi ha lasciato un vuoto incolmabile, specialmente in chi con lui ha condiviso battaglie epiche, trofei indimenticabili e la quotidianità dello spogliatoio. Tra questi c'è Sebastiano Rossi, leggendario portiere del Milan dal 1990 al 2002 e compagno di squadra dell'eterno Capitano per sette stagioni memorabili, fino al 1997.
Rossi ha vissuto da protagonista prima il Milan di Arrigo Sacchi (gli 'Immortali') e poi quello di Fabio Capello (gli 'Invincibili'). In un'intervista esclusiva rilasciata a 'La Gazzetta dello Sport' oggi in edicola, l'ex estremo difensore ha aperto il suo cuore, raccontando il dramma personale della perdita di un amico fraterno.
Il dolore di Sebastiano Rossi: "L'ho sognato in campo"
L'inizio dell'intervista è un colpo al cuore per ogni tifoso milanista. Rossi non nasconde le lacrime e descrive così l'impatto della tragica notizia:«Sto male, malissimo. Mi ha chiamato una radio e ho dovuto interrompere perché mi sono messo a piangere. Franco non c’è più, mi sembra impossibile, non faccio altro che pensare a lui. Non c’è più. L’ho sognato. Ho sognato che eravamo in campo e ridevamo. Poi mi ha sorriso e mi ha detto: “Ciao Seba, io devo andare”. Mi sono svegliato e mi sono messo a piangere».
Per l'ex portiere, il numero 6 rossonero era molto più di un compagno di reparto: «Un mio caro e fraterno amico. Il mio maestro, una persona di cuore, mi è stato vicino, era un idolo, un esempio. Il Capitano, il grande Capitano Franco. Sembrano parole retoriche ma, credimi, è così. Lui era il cuore del Milan. Umile, dolce, attento, trasmetteva serenità. Aveva sempre il sorriso, non l’ho mai visto senza. Sdrammatizzava tutto. A volte non riuscivi a capire, sembrava freddo e distaccato. Invece semplificava le cose difficili».
La guida della difesa senza mai urlare: "Meglio della Playstation"
Dal punto di vista tecnico e caratteriale, Franco Baresi incarnava il leader silenzioso capace di guidare i compagni con la sola presenza carismatica. Rossi spiega i segreti di quella retroguardia imperforabile:«Bastava uno sguardo, un’occhiata. Non ha mai urlato, se non per chiamare e sistemare qualche posizione. Ma non c’era bisogno, avevamo tutti il pilota automatico. Eravamo blindati. Lui era qualcosa di enorme, di superiore. Era un gigante. Adesso che non c’è più, che il tempo è passato, rivedo quei momenti e mi chiedo: ma come faceva a fare quelle cose? Era incredibile, gli ho visto fare certi recuperi che non si vedono nemmeno alla Playstation. Franco era nato per il calcio e dentro un campo di calcio. Non si arrabbiava mai».
Un rapporto, il loro, nato sulla base di un rispetto totale. Rossi rivela di non aver mai avuto uno scontro con Baresi, dal quale ha anzi appreso preziosi consigli professionali: «Io ero un po’ aggressivo con gli attaccanti. E lui mi diceva: “Seba, piano, rallenta, a volte fermati”. Aveva ragione: grazie ai suoi suggerimenti sono migliorato e ho fatto parate incredibili».
I primi incroci: dal Cesena (da avversario) alla notte di Marsiglia
Sebbene la consacrazione sia arrivata negli anni Novanta a Milanello, il primo incontro sul rettangolo verde risale al settembre del 1987, alla terza giornata di campionato, quando Rossi difendeva i pali del Cesena in un match terminato 0-0 (caratterizzato dalle polemiche tra Sacchi e van Basten). L'anno successivo, dopo una vittoria del Cesena per 1-0 con gol dello svedese Holmqvist, arrivò l'investitura ufficiale: «Entrando negli spogliatoi Baresi mi ha detto: “bravo”».La prima esperienza da compagni di squadra in Europa, tuttavia, coincise con una delle pagine più controverse della storia del club: la famosa notte di Marsiglia del marzo 1991, contrassegnata dal blackout dei riflettori e dal ritiro della squadra ordinato dalla dirigenza. «Era il mio esordio in Coppa dei Campioni. L’ho rimosso: una serataccia, meglio dimenticare», ammette Rossi.
Il record delle 58 partite e il patto di ferro a Milanello
Il riscatto arrivò ben presto in campionato, a partire dal debutto vincente nel derby (1-0, gol di van Basten) sostituendo Andrea Pazzagli. In quel Milan capace di inanellare il record storico di 58 partite consecutive senza sconfitte, la mentalità veniva forgiata negli allenamenti quotidiani:«Si andava avanti. Franco aveva la sua parola d’ordine: mai mollare. Soprattutto quando si vince. Giocavamo sempre per vincere, io per non prendere gol, anche a Milanello. Non c’era seduta in cui uno di noi non uscisse con un’ammaccatura o un taglio: funzionava così ed era bellissimo. In allenamento Franco era il primo ad arrivare e andava giù deciso e duro. Io le prendevo, ma ero contento. Mi sono sempre impegnato e divertito, anche quando andavo in panchina».
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