Peppe Di Stefano svela il nuovo ruolo di Amorim al Milan: manager all'inglese, ma quali sono i pro e i contro?
Raduno Milan, Cardinale lascia Milanello: la partenza del suo elicottero | PM
Il nuovo Milan targato Amorim sta prendendo forma a Milanello, ma le novità non riguardano soltanto i moduli o i carichi di lavoro differenti. La vera rivoluzione è a livello societario e di gestione del collettivo. Secondo quanto rivelato da Peppe Di Stefano, noto inviato di SkySport, l'allenatore lusitano si ritroverà a coprire un ruolo più ampio rispetto a quello del tecnico classico.
Milan, Di Stefano: "Amorim? Può imparare dagli errori"
Amorim, di fatto, sarà l'unica interfaccia del club nel centro sportivo. Una scelta forte da parte della società americana, che porta con sé grandissime opportunità. Intervenuto ai microfoni di Radio Rossonera, Di Stefano ha analizzato questa nuova struttura, sottolineando come nel mondo del calcio del nostro paese abbia sempre protetto l'allenatore con delle figure molto forti in dirigenza."Amorim oggi è l'interfaccia del Milan e di Milanello. Io credo che il calcio italiano ha sempre previsto una figura a fianco dell'allenatore che potesse tenerlo con i piedi per terra nei momenti esaltarli, dargli un po' di entusiasmo nei momenti più complicati, consigliarlo nel modo migliore o nei momenti di non lucidità, proteggerlo nel mondo del calcio, con tifosi o media. Io credo che il vento negativo arriva in tutte le imprese, famiglie e società del mondo, e anche nel calcio. E questi momenti di difficoltà vanno gestiti. E come dice Galliani, un bravo dirigente gestisce i momenti negativi. Nei momenti positivi non c'è tanto da fare, quelli negativi vanno gestiti”.
Al momento a Milanello, quella figura di raccordo sembra mancare. L'idea della dirigenza è chiara: affidare ad Amorim le chiavi della squadra, trasformandolo in un manager all'inglese.Si tratta di una grande scommessa, considerando anche le pressioni di una piazza esigente come quella del Milan.
Di Stefano non ha nascosto le proprie perplessità legate al passato del tecnico. L'esperienza di Amorim al Manchester United, infatti, non è andata poi così bene. Il tecnico portoghese è stato esonerato a stagione in corso:
"Visto che questa figura manca, credo che l'idea sia quella di far sì che Amorim sia manager a tutto tondo. Non so se ce la farà o no, so che questa è la loro scelta. È una scelta un po' rischiosa considerano l'età che ha Amorim e l'ultima esperienza da cui è reduce molto complicata, proprio perché era in una situazione simile a quella del Milan. Credo che da quegli errori possa avere imparato. Che sia sufficiente per gestire una piazza, una squadra che non vince da un bel po' di tempo e che ha avuto parecchi problemi extra campo io non lo so, me lo auguro per lui. Spero solo solo che la presenza di Cardinale sia costante perché, in un modo o nell'altro, fa bene all'ambiente"
Perchè il modello Amorim è il vero spartiacque
Il passaggio dal classico allenatore italiano alla figura del manager all'inglese rappresenta la vera rivoluzione culturale della gestione della proprietà americana. Non si tratta solo di scegliere chi mandare in campo, ma di ridefinire la catena di comando di una delle società più grandi al mondo.I pro:
- Linea diretta e senza filtri: affidare tutto ad amori elimina i cortocircuiti comunicativi tra campo e scrivania. La squadra ha solo un leader come punto di riferimento.
- Crescita dai propri errori: Come sottolineato da Di Stefano, Amorim ha già vissuto determinate dinamiche nel suo passato. Quel bagaglio è oggi un grande asset per non arsi travolgere da San Siro.
I contro:
- Assenza del parafulmine: Storicamente, nel calcio italiano, i momenti di crisi si superano se alle spalle c'è una figura molto carismatica che va davanti alle telecamere a fare da scudo. Senza questa figura, Amorim rischia di essere l'unico bersaglio duranti i momenti neri.
© RIPRODUZIONE RISERVATA