L'ex allenatore rossonero rivendica le proprie scelte e difende il lavoro svolto a Milanello: le sue dichiarazioni sembrano richiamare la gestione di Leao e Theo Hernandez
Ex Milan, lo spogliarello di mister Fonseca per i tifosi del Lione | VIDEO
Paulo Fonseca è tornato a parlare della sua esperienza al Milan. Un'avventura turbolenta e breve, che si è conclusa a metà stagione dopo risultati tutt'altro che soddisfacenti: con l'allenatore portoghese il Diavolo racimolò 12 vittorie, 6 sconfitte e 6 pareggi. Un bilancio che convinse il Club a esonerare il tecnico, che ora sente il bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Intervistato da SportWeek, Fonseca ha dichiarato a più riprese il rimpianto per non aver espresso al meglio il proprio calcio (a causa del breve tempo a disposizione), ma ha anche ribadito ciò che, a detta sua, ha fatto di bene a Milano:
"Sono andato via molto calmo perché ho fatto di tutto per cambiare il Milan. Per difenderlo. Sono uscito con la coscienza a posto perché ho sempre messo il Milan davanti a tutti, e non era facile. Ho sempre difeso il club prima dei giocatori. In Italia, spesso "pesano" più del club: se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava, perché nessun calciatore è più grande del Milan. Sono stato criticato per questo, ma io ho avuto il coraggio di difendere il Milan. Spero che tutti abbiano capito che non puoi permetterti di avere elementi che non danno tutto per il Milan. Il PSG ha vinto due Champions di fila dopo aver mandato via i giocatori che non correvano. A Parigi hanno capito che nessun giocatore è più importante della squadra. Non so se anche a Milano hanno capito".
Riferimento a Theo e Leao?
Fonseca, senza peli sulla lingua, ha esposto quello che secondo lui è un problema ancora attuale a Milanello: troppi giocatori pensano di essere più grandi del Club, ma per difenderlo è necessario emarginare gli elementi che non danno tutto per la maglia.© RIPRODUZIONE RISERVATA