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Milan, l’ex portiere Pagotto: “Il problema con i soldi, la depressione e la squalifica per doping”

Angelo Pagotto, ex portiere Milan
La squalifica per doping, il rapporto problematico con i soldi e l'assenza di comunicazione con i figli: l'intervista all'ex portiere del Milan Angelo Pagotto
Redazione PM

Nato nel 1973 sulle sponde del lago maggiore, Angelo Pagotto ha sempre sognato di fare il portiere. Cresciuto nelle giovanili del Milan, tutti i giorni il pullman lo portava dal Verbano a Linate, per allenarsi con le giovanili rossonere. Quattro ore di viaggio al giorno, per inseguire un sogno destinato ad infrangersi in una delle maniere più tristi possibili.

Durante la stagione 1996/97, Pagotto è stato il secondo portiere del Milan, alle spalle di Sebastiano Rossi. Una stagione poco fortunata, conclusa all'11° posto in Serie A e fuori ai gironi dalla Champions League. Nella lunga intervista concessa ai microfoni di 'Fanpage.it', Anegelo Pagotto è tornato a parlare dei suoi anni in rossonero, svelando alcuni retroscena inediti e mostrando tutte le proprie fragilià.


Milan, l'intervista a Pagotto

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Angelo Pagotto ha iniziato l'intervista parlando del suo periodo al Milan e del suo rapporto problematico con i soldi.

"L'approdo al Milan a metà degli anni Novanta è un momento che guardo con forte rammarico. Quell'occasione sembrava impossibile da rifiutare, ma ha segnato l'inizio di una fase complicata per la mia carriera. Ho vissuto male quel periodo. Avevo un carattere impulsivo e non accettavo certe dinamiche di spogliatoio. Fuori dal campo le cose erano complicate. In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire. Ancora oggi non mi spiego come io abbia fatto. Ricordo una giornata di shopping incredibile. Entrai da Versace e acquistai quasi tutta la nuova collezione. Alla cassa mi venne quasi un infarto, il conto era di 10 milioni di lire. Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto lo stesso numero di Champions League".

 

Le squalifiche e i lavori per reinventarsi

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Successivamente, l'ex portiere si è espresso sulla squalifica per doping ricevuta nel 2007, ai tempi del Crotone. Pagotto ha anche rivelato di aver svolto diversi lavori dopo l'addio al calcio.

"Dopo l'esperienza in rossonero sono arrivati i problemi più gravi. C'è stata prima la vicenda del presunto scambio di provette, poi la seconda squalifica per uso di sostanze proibite. Quell'episodio portò alla mia radiazione, che in seguito fu ridotta a otto anni. È stato un colpo durissimo. Mi ha costretto a reinventarmi totalmente fuori dal mondo del calcio. Ho lavorato come cameriere, come cuoco e come magazziniere, soprattutto in Germania. Sono stati anni molto complicati. Ho sofferto di depressione e ho dovuto intraprendere un percorso psicologico. Mia moglie mi ha salvato, aiutandomi a ricostruire la mia vita da zero".

 

Il dramma del rapporto interrotto con i figli

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Infine, Pagotto si è aperto, parlando del rapporto difficile con i propri figli.

"Oggi non ho più alcun tipo di rapporto con i miei figli, Alex e Gaja. Dopo tutto quello che è successo nel tempo, loro non mi vogliono vedere e non mi vogliono parlare. Questo è il mio dolore più grande. Il mio rimpianto maggiore è non aver mai avuto l’occasione di spiegare a loro cosa sia accaduto esattamente negli anni più difficili della mia vita. Mi piacerebbe moltissimo potergli spiegare come sono andate le cose. Continuo a inviare messaggi per i loro compleanni e per le festività, ma non ricevo mai nessuna risposta. Ricevere una risposta dai miei figli, in questo momento, mi renderebbe l’uomo più felice del mondo".